Hatespeech, grillini in pole position: in un libro profili e insulti - CorCom

IL LIBRO

Hatespeech, grillini in pole position: in un libro profili e insulti

“200 insulti a un giornalaio amico della ka$ta” a firma del giornalista Fabio Salamida, da due anni preso di mira sui social, accende i riflettori su un fenomeno ancora sottovalutato. In campo anche l’ex grillina Mara Mucci

16 Nov 2017

Una raccolta di insulti. Divisa per capitoli e categorie. Una rassegna solo in apparenza divertente. Perché in realtà dietro l’insulto si cela la minaccia e il cosiddetto hatespeech non è affatto un divertissement – come sostiene chi sottovaluta il fenomeno – ma rappresenta la miccia dei crescenti atti di violenza di cui i giornalisti diventano obiettivo numero uno quando di mezzo c’è il dibattito politico. E così il giornalista Fabio Salamida da tempo nel mirino degli haters ha deciso di mettere nero su bianco – nel libro “200 insulti a un giornalaio servo della ka$ta” – 200 dei migliaia di insulti che da due anni a questa parte ogni giorno popolano i suoi account social – Facebook e Twitter in primis. Insulti che vedono in pole position il Movimento 5 Stelle. E non a caso è a Beppe Grillo e Roberto Casaleggio che dedica il pamphlet: “Senza di loro tutto questo non sarebbe mai accaduto”.

Appassionato di politica, uomo della sinistra romana, quella del Pds prima e poi del PD – partito con cui ha però concordato “una separazione consensuale”, confessa lui stesso – Salamida è diventato un bersaglio in Rete proprio per la sua “appartenenza” a un partito avversario a quello dei grillini. “Inutile girarci intorno. La gran parte degli haters che troverete in questo libro sono dichiarati (e orgogliosi) elettori del Movimento 5 Stelle – scrive il giornalista nella premessa -. Soprattutto perché l’argomento di cui mi occupo frequentemente nei miei articoli è il partito del comico leader genovese e la cosa mi espone principalmente ai loro attacchi. Ciò non vuol dire ovviamente che tutti i grillini siano degli haters o che in Italia esistano milioni di volgari analfabeti funzionali, ma è un dato di fatto che i partiti politici che maggiormente semplificano il loro messaggio, utilizzando slogan di rottura e parole d’ordine violente in modo da fomentare la parte più “arrabbiata” e meno scolarizzata della popolazione, attraggono inesorabilmente a sé questi soggetti, che ne diventano dei veri e propri tifosi. E i partiti politici che più si adoperano per attrarre queste fasce deboli sono il Movimento 5 Stelle e la Lega di Matteo Salvini”.

“200 Insulti in Rete” è stato presentato oggi alla Camera in un evento che ha visto protagonisti Paolo Pagliaro, direttore dell’Agenzia 9 Colonne, i deputati del PD Roberto Morassut e Paolo Beni, Mara Mucci, deputata Gruppo Misto, ex movimento Cinque Stelle e il giornalista Aldo Torchiaro i quali hanno deciso di contribuire al dibattito proprio attraverso il libro di Salamida. “L’antologia curata da Salamida conferma che per l’apparato giuridico convenzionale il web è zona franca”, scrive Paolo Pagliaro. “Sembrano non valere sulla rete – nel senso che non vengono in genere fatti rispettare – l’art. 494 del codice penale che vieta la sostituzione di persona o l’attribuirsi un falso nome, l’art. 656 che vieta la diffusione di notizie false o tendenziose che turbino l’ordine pubblico, l’art. 612 che vieta la minaccia e il 612 bis che vieta lo stalking, l’art. 595 che vieta la diffamazione, l’art. 660 che vieta le molestie, per non dire delle norme che fino a pochi mesi fa, sanzionavano l’ingiuria, solo di recente uscita dal perimetro del processo penale. E di quelle a tutela della privacy”.

Da parte sua Roberto Morassut evidenzia come “oggi Salamida è una personalità di livello nazionale e si è conquistato questo ruolo non in tv ma nei social, nell’underground della rete, facendoci capire una volta di più che le condotte della comunicazione web possono essere uno straordinario mezzo di comunicazione e di civilizzazione o un luogo di sporcizia assoluta, dove domina l’urlo momentaneo; un luogo del fine a se stesso. Come le fogne che hanno reso più civili le città ma all’interno delle quali scorre di tutto. Un consiglio, in conclusione, all’autore: inviare questo libro al neo candidato premier grillino-giggino”.

“Il grillismo – scrive il giornalista Aldo Torchiaro – è un codice comunicativo che si presenta come anti-codice, perché fa dello stravolgimento delle regole dell’italiano, ma anche, più banalmente, dell’editing – la “grammatica” della Rete – una necessaria costante. È la negazione della democrazia digitale, perché convoglia il libero fluire delle attività in Rete dentro a vincolatissimi sistemi chiusi, tra algoritmi proprietari, database riservati e conversazioni criptate”.

Paolo Beni ricorda di aver depositato alla Camera a ottobre del 2016 una proposta di legge contenente disposizioni per sanzionare, contrastare e prevenire il fenomeno dell’hate speech in tutte le sue manifestazioni. “Internet e i social network, grazie alla possibilità infinita di replicare e far permanere nel tempo i contenuti nel web, ampliano in modo esponenziale il bacino di pubblico raggiunto e gli effetti negativi provocati da un linguaggio violento e discriminatorio. Per questo serviva un intervento normativo, allo scopo di definire giuridicamente il fenomeno e aggiornare le norme esistenti in materia. La proposta di legge contiene infatti anche alcune modifiche alla legge n. 654/75 e alla legge n. 205/93, meglio nota come “legge Mancino”, che ne ampliano le fattispecie sanzionabili: oltre a fare esplicito riferimento ai casi in cui i contenuti discriminatori vengono veicolati attraverso la rete internet, si estende la competenza della legge anche a nuove categorie di crimini d’odio, come quelli motivati dall’orientamento sessuale, dal genere o dalla disabilità delle vittime”.

Last but not least l’intervento dell’ex grillina Mara Mucci diventata lei stessa vittima di insulti da parte del suo ex partito. “Uscendo dal M5S ho dovuto fare i conti con orde di soggetti senza freni, che senza conoscermi, mi offendevano in modo spaventoso sui social. Con quella furia cieca del tipico branco. I commenti non li riporterò; basta andare un giorno a caso sulla bacheca della Boldrini per leggerli – scrive- . L’operazione 5 stelle è banalmente frutto di una comunicazione scientifica, indirizzata a manipolare e aggregare sul “contro”. Non importa quale sia l’obiettivo finale (che spesso, come detto, risulta essere contraddittorio, diverso in base alla platea che ci si trova di fronte). L’importante è vincere. Smantellare l’esistente. “Siamo in guerra con l’elmetto”, dicevamo. E questo presuppone che non importi quali ordini stai ricevendo. Tu sei un esecutore. L’importante è obbedire. Non importa chi hai davanti. Perché è pur sempre il nemico. Tutti uguali questi nemici. Senza sfumature. Tutti ladri, tutti affaristi, tutti corrotti. “Noi invece. Beh, noi siamo i buoni. Siamo l’ultima speranza”. E con il concetto di ultima speranza, di ultimo barlume di resistenza alle lobby e al malaffare, si costruisce il sogno. E chiunque osi frapporsi al sogno è un traditore del popolo. Che deve dimettersi e tornare a casa. Perché il popolo ha finalmente i suoi eroi. I suoi “guerrieri”.

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