Il web per i mercati esteri? Il segreto è essere strategici - CorCom

IL LIBRO

Il web per i mercati esteri? Il segreto è essere strategici

Il libro di Gabriele Carboni, edito da Hoepli, accende i riflettori sugli strumenti che servono alle aziende per conquistare i mercati esteri: attenta pianificazione delle attività e di impiego delle risorse umane le chiavi di volta

27 Giu 2016

Enzo Rimedio

Venerdì scorso al Circolo della Stampa di Milano è stato presentato un libro che tutti coloro che vogliono internazionalizzarsi dovrebbero leggere “Strategie web per i mercati esteri” scritto da Gabriele Carboni ed edito da Hoepli.

All’evento, oltre all’autore, hanno presenziato Fabrizio Sala – Assessore all’Internazionalizzazione e Vicepresidente della Regione Lombardia, Alberto Maja – Amministratore Hardy Coffee Company e Giovanni Hoepli – Editore. Il tutto è stato moderato da Dario Vascellaro – direttore de “Il Giornale delle PMI”.

Ad aprire l’evento ci ha pensato Giovanni Hoepli raccontando tutta la sua soddisfazione nell’essere l’editore di un libro che aiuta tutte quelle PMI italiane che vogliano immettersi nei mercati esteri in un periodo dove la globalizzazione fa da padrona, anche in giornate come quella odierna (leggi Brexit, ndr).

Ha poi preso la parola Gabriele Carboni autore del libro e co-fondatore di Weevo Srl, agenzia di comunicazione specializzata nell’approccio ai mercati internazionali attraverso i social media, “Avviare un progetto di internazionalizzazione di un’azienda implica l’attuazione di metodologie complesse che necessitano di un’attenta pianificazione delle attività e dell’impiego delle risorse umane, nonché di investimenti di rilievo, ad esempio dotarsi di un export manager, di un ufficio estero, di una contabilità internazionale, ecc.” Carboni ne è cosciente e nel suo libro lo specifica bene ma aggiunge anche “senza un dovuto piano di comunicazione adeguato il tutto diventa inutile, perché non è sufficiente tradurre in un’altra lingua il piano utilizzato in Italia visto che per ogni nazione-target, per via della differenza di cultura, sistema di fruizione, di acquisto, ecc. va tutto sempre ben calibrato, localizzato”.

Il libro di Carboni non tiene conto solo di aspetti teorici da cui apprendere nozioni per la propria attività, ma anche di tanta pratica, quella da lui vissuta nell’assistere i propri clienti che hanno già sperimentato, la maggior parte con successo, un’avventura di internazionalizzazione.

Dario Vascellaro, direttore de “Il Giornale delle PMI” magazine digitale dedicato esclusivamente al mondo della piccola e media imprenditoria, ha così introdotto Alberto Maja, amministratore della Hardy Coffee Company, che ha sottolineato come l’agenzia diretta da Carboni li abbia supportati nell’espansione del loro brand nell’est Europa con delle strategie di localizzazione internazionale posizionando la sua azienda, nei mercati scelti, come top brand per il caffè espresso. Ha evidenziato come abbiano dovuto ricalibrare il precedente piano di comunicazione, dove in Italia il target sono i bar, in uno diverso visto che all’estero il target sono invece i distributori, fra l’altro differenti come abitudini imprenditoriali e distributive da nazione a nazione.

E’ poi giunto il momento di Fabrizio Sala, Assessore all’Internazionalizzazione e Vicepresidente della Regione Lombardia, che si è soffermato sull’importanza che per mantenere la competitività delle imprese italiane è necessario portare i nostri prodotti e servizi anche all’estero perché “il Made in Italy è un valore aggiunto e grazie al web è possibile arrivare in tutto il mondo” sottolineando anche che c’è molto da fare nell’alfabetizzazione digitale delle imprese e che un manuale come questo libro è senza dubbio un supporto molto utile in tal senso.

Ha così chiuso l’incontro Gabriele Carboni riprendendo l’ultimo argomento di Sala, ponendo pertanto uno dei limiti delle PMI proprio al livello di alfabetizzazione digitale ancora troppo basso e che uno studio di Doxa e Google mostra la diretta dipendenza fra la maturità digitale posseduta dalle imprese ed il numero delle stesse che fanno export, specificando comunque che il web non è certo la panacea di tutti i mali visto che l’internazionalizzazione ha molte sfaccettature, ma certamente è uno degli elementi trainanti del prossimo futuro.

Alla fine dell’incontro possiamo dire di aver imparato che le dimensioni di fatturato, l’organico aziendale o la scarsa liquidità a disposizione sono fattori che spesso costituiscono un ostacolo alla possibilità di sviluppare prospettive di espansione verso i mercati esteri, ma che i social media e gli altri canali digitali possano essere la risposta per superare tali gap se gli imprenditori decidessero di perseguire un piano strategico, che a volte, forse è lì tutto il problema, non adottano neanche il Italia, utilizzando solo lo spirito imprenditoriale, poco quello manageriale.

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