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Internet si allea alla carta. Ecco la bomba Wikileaks

La pubblicazione dei 92mila documenti sulla guerra in Afghanistan avvenuta di concerto fra il sito di intelligence e i tre maggiori quotidiani di Usa, Gran Bretagna e Germania

26 Lug 2010

La “bomba Wikileaks” getta nuova luce col conflitto in
Afghanistan grazie alla pubblicazione del dossier di 92mila fra
documenti e rapporti segreti militari che fotografano il doppio
gioco dei servizi segreti pachistani e svela la parte più nera
della guerra. Ma apre anche strade inedite per i media. Insieme a
Wikileaks, hanno lavorato tre pilastri dell'informazione dei
tre paesi piu' coinvolti, l'americano New York Times, il
britannico Guardian e il tedesco Der Spiegel. I giornalisti hanno
lavorato assieme in uno scantinato di Londra in un inedito
esperimento di collaborazione grazie a un colosso dei new
media.

I reporter dei tre giornali hanno ''condiviso ricerche e
tecniche informatiche come partner eguali'', ha detto in
una conferenza stampa a Londra il fondatore di Wikileaks Julian
Assange. La decisione del sito di intelligence di trasferire alle
tre testate i 92 mila documenti 'grezzi' dello scoop
riflette la crescente forza e sofisticazione del piccolo sito web
no profit fondato alla fine del 2006 dall'ex hacker
Assange.

Per la prima volta nei suoi quasi quattro anni di storia Wikileaks
ha deciso di auto-censurarsi rinviando la diffusione di circa 15
mila documenti che avrebbero creato problemi di sicurezza. Il New
York Times ha presentato il risultato della suo lavoro alla Casa
Bianca prima di andare in stampa, ''per dare
all'amministrazione il tempo di commentare e di
reagire'', ha detto il capo dell'ufficio di Washington
Dean Baquet.

Il modello di collaborazione tra new e old media ha precedenti
negli Stati Uniti dove il sito ProPublica e' nato tre anni fa
per offrire alle testate tradizionali 'prodotti' di
giornalismo investigativo. Stavolta pero' Wikileaks, rete di
volontari che operano in una decina di paesi, ha scelto di passare
ai tre giornali i documenti ''allo stato
grezzo''. New York Times, Guardian e Spiegel hanno
accettato di uscire contemporaneamente il 25 luglio, quando
Wikileaks avrebbe messo i dossier sul web, pur lasciando che i loro
giornalisti puntassero su angoli diversi sulla base del materiale
comune.

La decisione di lasciare a media tradizionali il compito di fare
ricerche addizionali e analisi ''riflette probabilmente una
evoluzione da parte di Wikileaks'', ha detto Steven
Aftergood, direttore della Federazione degli Scienziati Americani
sulla Segretezza del governo. Riflette anche, a una settimana dal
maxi-scoop del Washington Post sugli sprechi dell'intelligence,
la consapevolezza che, a dispetto della crisi dell'editoria, i
grandi giornali continuano a giocare un ruolo di primo piano nella
produzione di notizie che fanno tremare i palazzi.