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La Cina dichiara guerra al gioco d’azzardo online

Giro di vite di Pechino su siti e fornitori di servizi bancari

09 Feb 2010

Giro di vite di Pechino all’industria del gioco d’azzardo
online. Il ministero della Pubblica sicurezza cinese ha diffuso una
nota in cui si annuncia la nuova strategia.  “La campagna si
concentrerà su indagini sui casi principali di gioco d'azzardo
online, colpirà i gruppi nazionali e stranieri che lo organizzano
e punirà severamente gli elementi criminali", si legge nel
comunicato. Verranno colpiti anche i gestori di banche clandestine
e piattaforme di terze parti che forniscono servizi bancari
necessari al gioco .Come per il giro di vite sulla pornografia,
saranno presi di mira anche gli operatori dei siti web.

L’indagine, che sarà condotta tra febbraio ed agosto, è stata
approvata dalla Corte Suprema, dall'Ufficio della Propaganda,
dalla Banca centrale e dal Ministero dell'Industria e
dell'Informatica.
Il gioco d'azzardo – fatta eccezion per le due lotterie
statali – è stato bandito in Cina nel 1949 dopo la vittoria della
rivoluzione che ha portato all’avvento del comunismo. Nel 1997 il
governo ha inserito una nuova norma nel codice penale che prevede
la pena di morte per chi pratica il gioco d’azzardo.

La Cina sta spendendo energie e risorse nel controllo del Web e di
tutte le sue propaggini. E' di ieri la notizia – riportata sul
China daily – che nella provincia di Hubei, la polizia ha chiuso
Black Hawk Safety Net, considerato la più grande centrale di
hacker della nazione: tre le persone sono state arrestate e nove i
servere sequestrati.
Scopo dichiarato di Black Hawk Safety Net era dare lezioni, sia
gratis sia a pagamento, su come copiare illegalmente programmi,
disseminare virus e soprattutto usare i classici trojan horse per
controllare i computer altrui, rubare informazioni e quindi
potenzialmente commettere delle frodi informatiche.
Il sito vendeva anche, o in alcuni casi regalava, i codici dei
virus stessi: gli utenti erano incoraggiati a imparare a
programmarne di nuovi.

Fin dal novembre scorso altri siti di hacker sono stati chiusi, a
dimostrazione che il governo ha preso sul serio il problema hacker.

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