LA RECENSIONE

La data governance sotto la lente del diritto

L’ultimo libro di Fernanda Faini esamina gli strumenti di conoscenza relativi alle diverse configurazioni dei dati e le problematiche annesse. Focus su right to know, identità, oblio e diritto d’autore

19 Lug 2019

F. Me.

I dati formano il nostro “io” digitale e costituiscono il fondamento di ogni attività umana. Il governo della data society passa dal governo dei dati e il diritto, ontologicamente deputato a regolare la vita, è chiamato a disciplinare i volti assunti dai dati, dalle informazioni e dalla conoscenza nella contemporaneità e a tutelare i diritti che ne sono coinvolti. E’ questo l’assunto da cui parte il volume “Data society. Governo dei dati e tutela dei diritti nell’era digitale” di Fernanda Faini, edito da Giuffrè Francis Lefebvre.

In una realtà caratterizzata da amministrazioni aperte e cittadinanza digitale, il volume mira ad esaminare sotto la lente giuridica gli strumenti di conoscenza relativi alle diverse configurazioni dei dati, identificate nei closed data e nei relativi volti della trasparenza (proattiva e reattiva), negli open data e nei big data.

L’analisi degli strumenti di conoscenza permette di comprendere le questioni che si pongono al diritto: le connessioni intricate di dati rivelano connessioni intricate di diritti, da bilanciare con accuratezza al fine di tutelare la persona e, insieme a lei, la società democratica presente e futura. Il lavoro esamina la disciplina e le problematiche peculiari dei diritti maggiormente coinvolti nella data governance, in specifico right to know, identità, oblio, diritto d’autore e protezione dei dati personali, alla ricerca del bilanciamento tra gli stessi nelle diverse configurazioni assunte dai dati.

In conclusione il volume arriva a suggerire un bilanciamento tra diritti nel governo dei dati basato sulla centralità della persona, in particolare sulla dignità e sullo sviluppo della stessa, fondamenti sui quali convergono i diversi diritti oggetto di analisi. La tutela dei diritti può basarsi su un approccio preventivo e tecnologico by default e by design e sull’accountability dei soggetti, immaginando soluzioni capaci di innovare i paradigmi tradizionali e minimizzare i rischi di asimmetria, controllo e sorveglianza, come gli open big data e forme di tutela collettiva.

Un governo dei dati fondato su questa logica necessita del rinnovamento del diritto che passa da una costruzione di matrice globale e multistakeholder ed è guidato da un approccio etico, orientato verso la tutela dei diritti e lo sviluppo democratico.

Il ruolo del diritto e la forza dei diritti sono necessari al governo della data society e alla tutela della persona nell’era digitale: ubi data society, ibi ius.

Fernanda Faini è dottoressa di ricerca in Scienze giuridiche (PhD in Legal Studies) con specializzazione in Diritto e nuove tecnologie presso l’Università di Bologna, dove è cultore della materia. Ha conseguito il Master di secondo livello in “Management Pubblico ed E-Government” presso l’Università del Salento e il Corso di Perfezionamento post lauream in “Professioni legali e scrittura del diritto” presso l’Università degli Studi di Firenze.

Svolge il ruolo di responsabile dell’assistenza giuridica in materia di amministrazione digitale, innovazione tecnologica e informatica giuridica presso la Regione Toscana. Collabora nell’insegnamento di “Informatica giuridica” presso l’Università degli Studi di Firenze, dove è cultore della materia e si è laureata con lode in Giurisprudenza. È docente del corso “Diritto e nuove tecnologie” presso l’Università Telematica Internazionale Uninettuno.

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