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Libri digitali, la Ue verso un tetto per Mountain View

Un gruppo di esperti chiede alla Commissione europea più concorrenza nel business della digitalizzazione del patrimonio culturale europeo: “No a un unico player”

11 Gen 2011

Sette anni e poi le opere d’arte digitalizzate da Google dovranno
essere messe a disposizione di altre aziende che vogliono
commercializzarle. E’ il parere di tre esperti interpellati dalla
Commissione europea e la norma si applicherebbe, naturalmente, a
tutte le altre società che come Google stanno mettendo insieme
enciclopedie digitali del sapere europeo.

Il gruppo di esperti, di cui fa parte Maurice C. Lévy, presidente
e chief executive della società di comunicazione e advertising
Publicis, consiglia alla Commissione Ue di incoraggiare la nascita
di altre aziende innovative che si impegnino nel compito di
digitalizzare il patrimonio culturale europeo. “Pensiamo che ci
siano grandi opportunità per nuovi attori che facciano concorrenza
a Google”, ha dichiarato Lévy. Google è stata “fondamentale
nel processo” di digitalizzazione delle opere europee, come
libri, film, quadri e fotografie, ma non è “positivo avere un
solo attore in gioco”, ha aggiunto.

Androulla Vassiliou, il commissario Ue all’istruzione e cultura,
concorda con i suggerimenti del gruppo di esperti (che comprende
anche Elisabeth Niggemann, direttore generale della Biblioteca
nazionale tedesca, e Jacques De Decker, segretario permanente
dell’Accademia reale belga per la lingua e letteratura francese),
che prefigurano un sistema in cui aziende come Google potrebbero
recuperare i costi della digitalizzazione, ma in cui il loro
utilizzo preferenziale dei materiali raccolti sia limitato a sette
anni.

Di conseguenza, nel primo periodo di utilizzo “preferenziale”,
un libro di una biblioteca digitalizzato per esempio da Google
sarebbe disponibile solo sul sito di Google, della biblioteca in
questione o di altri siti che lo mettono a disposizione, però,
gratuitamente. Dopo i sette anni, invece, diventerebbe utilizzabile
a scopi commerciali da altre aziende. Attualmente Google osserva un
periodo preferenziale di quindici anni, ma sembra che all’Ue
piaccia la proposta di dimezzare questo tempo: Neelie Kroes ha
commentato di essere d’accordo sul limite dei sette anni.