Lotti: "Pronti 7,5 milioni per l'editoria digitale" - CorCom

FONDO STRAORDINARIO

Lotti: “Pronti 7,5 milioni per l’editoria digitale”

Lo stanziamento previsto nel Fondo straordinario. Il sottosegretario: “Le risorse saranno destinate a investimenti in nuove tecnologie e alle startup”

25 Giu 2014

F.Me.

Aumentano di 1,5 milioni le risorse destinate dal governo all’editoria digitale. Nel Fondo straordinario per l’editoria ci sono poi 7,5 milioni per investimenti in nuove tecnologie e incentivi per le startup, come annunciato oggi in un’intervista a Repubblica da Luca Lotti sottosegretario all’Editoria. Le linee guida del provvedimento rese note nei giorni scorsi ne prevedevamo invece cinque.

L’innovazione editoriale resta tra le priorità di Lotti, che nei giorni scorsi al Corriere delle Comunicazioni ha dichiarato: “Sarà una sfida agli editori, li sfideremo sul piano dell’innovazione”.

Istituito dal governo Letta con l’ultima legge di stabilità, il “Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria” ha tre finalità: “incentivare gli investimenti delle imprese editoriali, anche di nuova costituzione, orientati all’innovazione tecnologica e digitale”; promuovere l’“ingresso di giovani professionisti qualificati nel campo dei nuovi media” e “sostenere le ristrutturazioni aziendali e gli ammortizzatori sociali”.

“Dobbiamo dare un’occasione ai giovani, rompere il soffitto di cristallo che ha impedito loro di entrare nel mondo del lavoro”, prosgue Lotti nel suo colloquio con Repubblica. “Aiutiamo le aziende con i pre-prensionamenti – spiega il fedelissimo di Matteo Renzi – in un momento di crisi profonda del settore ma le sfidiamo a fare di più sul fronte dell’occupazione”. Per la prima volta il decreto prevede il vincolo delle assunzioni per le imprese editoriali che accedono ai soldi pubblici: ogni 3 pre-pensionati ci dovrà essere un neoassunto. “È una sfida che lanciamo agli editori. Finora il fondo forse era troppo sbilanciato a loro favore”. E se la regola non viene rispettata, si chiude il rubinetto dei soldi pubblici.

“Abbiamo fatto – osserva Lotti – dei calcoli sulla base dei dati dell’Inpgi, l`istituto di previdenza dei giornalisti. Alla fine del 2014 stimiamo 300 assunzioni. Circa 1000 entro il triennio di validità del decreto. Abbiamo bisogno di un piccolo Jobs Act anche nel mondo dell’editoria. Il nostro è un esempio che spero possa essere utile al tema complessivo e più ampio del mondo del lavoro. Ovviamente, prepensionamenti e nuovi contratti devono avere tempi contestuali. Nel decreto si dice anche che se un’azienda editoriale pre-pensiona con fondi pubblici un giornalista, questo non può essere poi riassunto con un contratto di collaborazione. Anche così si cambia verso con il passato”.

“Abbiamo aggiunto – sottolinea Lotti – gli sgravi fiscali. Al 100 per cento, per tre anni, in caso di contratto a tempo indeterminato. Al 50 per cento nei contratti a tempo determinato. E sgravi del 100 per cento retroattivi per il passaggio dal contratto precario a quello fisso. Sono 11 milioni di euro solo per il 2014. Ci sono poi 7,5 milioni per investimenti in nuove tecnologie e incentivi per le start up. Una misura quest`ultima allargata anche all’editoria libraria”.

Quanto all’equo compenso secondo cui i free lance avrebbero diritto a soli 250 euro al mese, Lotti osserva: “Equo compenso è una definizione sbagliata. Quella giusta, a mio parere, è compenso minimo garantito. Fino a oggi non c`era e su questo la commissione ha lavorato: il governo ha avuto un ruolo di mediazione. Prima gli articoli erano pagati da alcune aziende 5 euro e anche meno. Adesso il minimo è 20. E non sono mensili come ho letto sui social: 250 euro è il compenso per 12 pezzi di 1600 battute, ossia 26 righe. I giornalisti free lance ne scrivono molti di più. Sono soddisfatto? No, è poco, questo è vero, ma 15 euro più di prima possono essere considerati una vittoria soprattutto per chi ha ingaggiato la battaglia come il presidente dell’Ordine Iacopino. Si può fare meglio e ci impegneremo a farlo, ma rispetto alla situazione attuale sono stati fatti passi in avanti”.

Quanto ai fondi ai giornali di partito e delle cooperative, il sottosgretario spiega: “Stiamo preparando una rivoluzione per settembre. Se mi chiede se è ora di finirla coi soldi a giornali che non esistono la risposta è sì. Se mi chiede se è ora di finirla con stanziamenti senza criteri la risposta è ancora sì. Per il resto, è una partita aperta: così come abbiamo fatto per questo decreto stiamo valutando tutte le opzioni. Entro l’autunno saremo pronti a illustrare le nostre idee, che sottoporremo all’attenzione di tutti, anche del M5S”.

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