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LA RECENSIONE

Media e digitale, un matrimonio difficile ma che “s’ha da fare”

L’ultimo libro di Ruben Razzante “L’informazione che vorrei. La Rete, le sfide attuali” è un manifesto programmatico per l’Europa multimediale e digitalizzata. Con i contributi, tra gli altri, di Angelo Marcello Cardani, Giovanni Pitruzzella, Elio Catania e Carlo D’Asaro Biondo

16 Mar 2018

Federica Meta

Giornalista

Occorrono scelte coraggiose e politiche illuminate che possano coinvolgere attivamente tutti gli attori in campo e assicurare la crescita sociale ed economica del mondo dei media e un corretto funzionamento della web democrazia, nell’interesse degli utenti. Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma, scrive così ne “L’informazione che vorrei. La Rete, le sfide attuali, le priorità future”, edito da Franco Angeli, di cui ha curato la pubblicazione e che include scritti di: Marcello Cardani, Elio Catania, Maurizio Costa, Carlo D’Asaro Biondo, Pasquale D’Innella Capano, Luciano Fontana, Giovanni Pitruzzella, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Franco Siddi, Antonello Soro e Carlo Verna.

“L’informazione che vorrei” intende essere una sorta di manifesto programmatico per la prossima legislatura, che spieghi a un pubblico generalista, dal punto di vista degli addetti ai lavori (authority, motori di ricerca, editori, giornalisti, professionisti della comunicazione, manager del settore, esperti), quali saranno gli impegni che Parlamento e Governo dovranno prendere in questi ambiti e quali saranno le sfide più impegnative e avvincenti che attendono l’Europa multimediale e digitalizzata.

Nel suo saggio introduttivo e in quello conclusivo, Razzante analizza le prospettive e gli sviluppi possibili dei media tradizionali e affronta i temi della diffusione in Rete di disinformazione e fake news, della protezione dei diritti in Rete, della valorizzazione della professione giornalistica e della riforma della governance Rai.

Ma qual è l’analisi che gli esperti fanno del mondo dell’informazione che si sta rivoluzionando sotto la spinta della tecnologia? Il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, guardando al futuro dei media evidenzia come prima ancora che problemi di ordine tecnologico, economico e culturale, la rivoluzione digitale ponga un grande problema politico. In ballo c’è la capacità delle istituzioni di rimodellare le moderne democrazie rappresentative in modo da assicurarne l’efficace funzionamento nel nuovo contesto tecnologico. Senza disperderne le qualità e le caratteristiche che ne hanno fatto l’organizzazione statuale più avanzata mai inventata dall’essere umano.

In questo contesto che ruolo possono svolgere gli editori tradizionali? Secondo Giovanni Pitruzzella, presidente Antitrust, le loro funzioni restano cruciali. Il futuro sicuramente si giocherà sulla capacità di interagire con le tecnologie digitali sfruttandole per ampliare la loro diffusione e mantenere un buon appeal per gli inserzionisti pubblicitari. Ma questi sforzi dovrebbero pur sempre inserirsi in un quadro legale che eviti la cannibalizzazione dei contenuti da essi prodotti da parte degli Over the top, e ciò potrebbe avvenire, in particolare, attraverso la salvaguardia del loro controllo sui dati dei lettori e la ridefinizione del regime del diritto d’autore.

E anche gli Ott hanno consapevolezza che la sfida per una informazione di qualità all’interno di un contesto competitivo “neutrale” dipende anche dalle loro strategie. Carlo D’Asaro Biondo, presidente Emea Partnerships di Google, evidenzia come la compagnia  voglia avere un ruolo positivo nell’ecosistema dell’informazione attraverso il dialogo, lo sviluppo e la collaborazione con i suoi protagonisti, in primis gli editori. E anche la politica debba mantenere lo stesso spirito: la collaborazione, piuttosto che lo scontro tra i soggetti che fanno parte di questo ecosistema, è la strada giusta da percorrere per promuovere l’innovazione, il giornalismo e il pluralismo.

La digital disruption richiede anche un ripensamento degli strumenti fiscali per risolvere l’annosa questione di come tassare i big del web. Per Elio Catania, numero uno di Confindustria Digitale, la leva fiscale deve essere pensata come strumento regolatorio con un effetto propulsivo per il contesto economico, stabilendo condizioni bilanciate tra diversi settori di attività. La soluzione che appare più promettente per superare i limiti dell’attuale regolazione, è una modifica dei criteri di definizione del concetto di stabile organizzazione, da condividere almeno fra gli Stati membri dell’Ue e coerente con i principi fiscali internazionali. E la nascita del Digital single market europeo è un tassello importante.

Il volume sarà disponibile nelle librerie dal 20 marzo 2018.

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