Netflix chiude le "finestre": l'Italia starà solo a guardare? - CorCom

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Netflix chiude le “finestre”: l’Italia starà solo a guardare?

Il seguito del film “La tigre e il dragone” sarà disponibile in contemporanea nelle sale e online. Una “spallata” ai vincoli imposti dalle windows, in grado di rilanciare il mercato e frenare la pirateria. Un tema da affrontare per Agcom e l’industria dei contenuti

03 Ott 2014

Guido Scorza

Il seguito de “La Tigre ed il Dragone” – il cui titolo definitivo non è ancora noto – sarà disponibile lo stesso giorno online, su Netflix e nelle sale cinematografiche, come riporta il New York Times.

E’ questo l’annuncio che ha messo letteralmente in fibrillazione il mondo del cinema, spingendo i gestori di alcuni dei più grandi circuiti di sale cinematografiche americani e canadesi a minacciare la serrata ovvero di non proiettare il film nelle loro sale.

Ma l’idea di “chiudere” le finestre temporali – che attualmente governano il mondo del cinema – per effetto delle quali esiste una rigida ed invalicabile successione tra i canali di distribuzione attraverso i quali uno spettatore può godersi un film sembra cara a Netflix che non sembra intenzionato a rinunciarvi.

Ted Sarandos, responsabile dei contenuti di Netflix, non ha dubbi nel sostenere che la disponibilità simultanea di un film sulla propria piattaforma e nelle sale cinematografiche non è destinata a cannibalizzare quest’ultimo canale distributivo perché si tratta di due esperienze diverse come andare allo stadio a vedere una partita e guardarla in TV.

E, in effetti, i primi studi commissionati dalla Commissione Europea sul fenomeno delle finestre – benché basati su esperimenti e campioni statistici non rilevanti – hanno confermato che non esisterebbe un reale rischio di cannibalizzazione tra canali distributivi (http://bit.ly/1xK6UMc).

Quale che sia la verità – ammesso che ne esista una soltanto – la certezza è che non sembra possibile continuare a trattare a lungo il pubblico del cinema come una specie di mandria di buoi da cercare di convogliare in un recinto innalzando steccati a destra ed a sinistra lungo il suo passaggio.

Nell’era dei contenuti liquidi, di Netflix e delle altre piattaforme di fruizione di contenuti audiovisivi lecite ed illecite, se un utente decide di fruire di un contenuto online, prima o poi, ne fruirà.

I nativi digitali e non solo ormai sono – anzi siamo – abituati a fruire dei contenuti digitali ovunque, in qualsiasi momento ed attraverso qualunque dispositivo e piattaforma.

Senza contare che la pubblicità che precede il lancio dei film, finisce, inesorabilmente con il far aumentare l’appetito proprio nella fase del lancio. Con l’ovvia conseguenza che se il film in questione è disponibile, per effetto delle finestre temporali, solo nelle sale, la tentazione di molti di soddisfare la propria esigenza di consumo – solleticata dalla pubblicità – per altra via, guardando al “mercato nero online”, sarà prepotente e, probabilmente, in qualche caso irresistibile.

Abbattere le finestre come “suggerisce” – ma forse si dovrebbe dire impone o imporrà – Netflix e, più in generale, il mercato dei contenuti audiovisivi liquidi e digitali, in questa prospettiva può rappresentare anche uno straordinario mezzo di antipirateria.

Ed è per questo che è auspicabile che, anche in Italia, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nell’ambito dei lavori del Comitato per la promozione dell’offerta legale dei contenuti audiovisivi istituito con l’ormai famoso Regolamento per la tutela del diritto d’autore online, affronti in modo energico il problema, provando, per quanto possibile, a far comprendere all’industria dei contenuti che se si chiede tutela, bisogna, ad un tempo, dichiararsi disponibili a fare qualche sforzo, ponendosi nella condizione di farsi davvero proteggere, in modo efficace, dallo Stato e dalle leggi.

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