Pay Tv, con gli Ott una marcia in più? - CorCom

LA TV DEL FUTURO

Pay Tv, con gli Ott una marcia in più?

Gli abbonati alla Tv a pagamento più propensi a usare servizi di video online. Virgin rompe gli steccati imbarcando i servizi di Netflix

14 Nov 2013

Augusto Preta, Consulente strategico CEO di ITMedia Consulting

A seguito di uno degli accordi sui contenuti più significativi dell’ultimo decennio, per la prima volta Netflix sarà disponibile su una piattaforma pay Tv, con l’operatore Uk Virgin Media. I clienti Virgin già in possesso di un dispositivo Tivo – circa 1.7 milioni di abitazioni – avranno accesso al servizio di video on demand online via una app Netflix. Un progetto pilota del servizio è stato avviato a settembre. Di fatto TiVo diventerà uno dei dispositivi in grado di connettere l’utente al proprio account Netflix e, almeno per il momento, utilizzando le credenziali e il sistema di fatturazione della stessa Netflix.

Fino ad oggi non sembrava plausibile che operatori pay Tv stringessero questo tipo di accordi, sebbene Virgin Media sia sempre apparsa come uno dei candidati più probabili, in considerazione del suo atteggiamento proattivo nell’ospitare servizi Ott. In passato, Virgin Media si era detta aperta ad esplorare questo tipo di partnership, se il fornitore Ott fosse stato in grado di garantire contenuti esclusivi di qualità: se inizialmente gli operatori Ott erano semplicemente degli archivi di contenuti, avendo iniziato a commissionarne di originali e a creare propri canali, sono diventati più simili ai proprietari di contenuti.
Virgin Media è sempre stata meno preoccupata del cord cutting rispetto ad altri operatori pay Tv anche perché, in quanto fornitore di banda ultralarga, può trarre vantaggio dagli Ott, e può addirittura garantire loro QoS: offre un’ampiezza di banda di 10Mps dedicata a servizi di streaming su TiVo, trasformando gli Ott in servizi “managed”.

L’accordo con Netflix è una mossa coraggiosa da parte di Virgin Media: fino ad oggi la maggior parte degli operatori pay Tv ha considerato i fornitori di video Ott, come Netflix, con sospetto, giudicandoli una minaccia, piuttosto che un’opportunità. Eppure, le indagini presso i consumatori indicano che il video Ott completa, piuttosto che sostituire, la pay Tv. Pertanto è ragionevole che le pay Tv aggreghino insieme contenuti video online e contenuti broadcast, per fornire un’unica vetrina ai consumatori, e conservare il proprio ruolo centrale quali fornitori di servizi video nelle abitazioni, in un mondo in cui gli utenti possono accedere a tali contenuti sul televisore da una crescente gamma di fonti. Dal canto loro, gli Ott beneficiano della base abbonati dell’operatore pay Tv, guadagnandone in maggior esposizione dei loro prodotti.

Infine, recenti analisi di mercato hanno rivelato che gli abbonati alla pay Tv sono due volte più propensi a utilizzare servizi di video online, come Netflix e Lovefilm, rispetto ai non abbonati: il 19% degli abbonati pay Tv usa questi servizi, contro il 9% dei non abbonati. Quindi, se i clienti pay Tv sono attratti comunque da servizi come Netflix – e anche di più rispetto al resto della popolazione – perché non farli salire a bordo?

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