IL CASO

Pirateria e pay tv, blitz della Guardia di Finanza: 20 indagati, bloccati oltre 500mila utenti

Le perquisizioni hanno permesso di smantellare una complessa rete in Toscana, Emilia-Romagna, Campania e Calabria che organizzava la creazione e distribuzione dei flussi Iptv illegali. Contestata la violazione dei diritti d’autore

26 Gen 2022

F. Me.

La guardia di Finanza di Milano, su delega della Procura, ha eseguito diverse perquisizioni in tutta Italia nel corso dell’operazione denominata “The Net” per il contrasto alla pirateria televisiva tramite protocolli Iptv. Le indagini, che avevano già portato a una prima operazione nel settembre 2020, hanno consentito di individuare e inibire nuovi accessi a piattaforme digitali tramite cui si poteva accedere a contenuti televisivi tramite il sistema detto di Internet Protocol TeleVision, per oltre 500mila utenti. Le perquisizioni hanno permesso di smantellare una complessa infrastruttura: a essere perquisite le abitazioni di 20 persone indagati per violazione dei diritti d’autore, residenti in Toscana, Emilia Romagna, Campania e Calabria che, a vario titolo, provvedevano alla generazione e distribuzione dei flussi Iptv illegali.

In particolare, in Campania è stato individuato l’amministratore di una struttura denominata Cybergroup, molto nota nel mondo della pirateria: si tratta di un vero e proprio internet service provider.Nella stessa regione operava anche un’altra persona che procacciava e gestiva i pagamenti ai servizi pirati di Sky. In Toscana un altro indagato, attraverso 50 dispositivi mobili, distribuiva illegalmente contenuti dei pacchetti di abbonamento Sky senza il dovuto pagamento.

E’ stata smantellata, si legge in un comunicato del procuratore facente funzione di Milano Riccardo Targetti, “una complessa infrastruttura tecnologica, operante a livello nazionale, responsabile della diffusione illegale via internet dei segnali criptati delle pay tv”.

Il commento di Sky e Fapav

Il plauso di Sky. “La Guardia di Finanza ha il pieno sostegno di Sky nella sua attività di contrasto alla pirateria audiovisiva e accogliamo con favore l’operazione di oggi, l’ultima di una serie di azioni sempre più efficaci volte a porre fine a questo fenomeno illegale – si legge in una nota Sky – La pirateria audiovisiva non solo finanzia la criminalità organizzata e colpisce negativamente le industrie creative, ma comporta anche rischi reali per gli utenti finali”.

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Soddisfazione è stata espressa anche da Fapav.  “L’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano e condotta dalla Guardia di Finanza, a cui vanno il nostro plauso e ringraziamento per il costante lavoro svolto a tutela dei contenuti audiovisivi, ha portato allo smantellamento di una complessa rete criminale operante a livello nazionale e dedita alla diffusione illegale e vendita di abbonamenti pirata per la fruizione di contenuti televisivi”, evidenzia il segretario generale, Federico Bagnoli Rossi.

Il report Akamai

 

Akamai Technologies pubblica la nuova ricerca “Pirateria allo scoperto” che analizza nel dettaglio la persistenza della pirateria online ed esamina il panorama della pirateria in costante evoluzione: secondo il Gipc (Global Innovation Policy Center) della Camera di Commercio degli Stati Uniti, costa alla sola economia statunitense 29,2 miliardi di dollari in perdita di ricavi ogni anno. Il nuovo studio nasce dalla collaborazione tra Akamai e Muso, che ha fornito i dati sull’attività di pirateria lato streaming e download in diversi settori.

Secondo il report la pirateria online continui a essere prevalente e finanziariamente dannosa per una varietà di settori. Tra gennaio e settembre 2021, la domanda globale di prodotti piratati, misurata dalle visite ai siti web che offrono l’accesso a film e programmi televisivi, direttamente tramite un browser o un’applicazione mobile, nonché dai download di torrent, ha raggiunto 3,7 miliardi di visualizzazioni e download illegali. Secondo il report, il 61,5% degli utenti ha visitato i siti di pirateria tramite accesso diretto e il 28,6% li ha cercati attivamente.

“La battaglia alla pirateria è una lotta continua e non esiste una soluzione magica per mettere fine a ogni tipo di pirateria online. Nonostante gli sviluppatori di contenuti stiano potenziando sempre più le difese, i criminali a loro volta adattano i propri metodi di accesso ai contenuti protetti – spiega  Steve Ragan, Security Researcher di Akamai e autore del report – L’impatto della pirateria va ben oltre il furto di film e altri contenuti. Il vero costo è nascosto dietro le quinte e sta causando la perdita dei mezzi di sussistenza di chi si occupa della creazione di serie tv e pellicole cinematografiche, libri e software che tutti consumiamo”.

La portata della pirateria online delineata nello studio presenta una delle questioni più difficili e complesse da affrontare per le aziende. In un momento in cui le società di media, editoria e altri servizi digitali si stanno concentrando sulla protezione dei ricavi a causa del cambiamento del comportamento dei consumatori, è fondamentale comprendere il panorama delle minacce per mitigare con successo i rischi. La pirateria pone un problema di sicurezza sia all’interno delle organizzazioni sia costituendo un altro potenziale vettore di attacco da cui è necessario proteggersi per evitare violazioni contro la proprietà intellettuale .

Analisi dei trend della pirateria

Oltre alla domanda incessante di prodotti piratati, il report ha rivelato diversi altri punti salienti:

  • Tra gennaio 2021 e settembre 2021 si sono verificate in totale 132 miliardi di visite a siti web di pirateria.
  • I principali settori piratati sono stati la televisione (64 miliardi di visite totali), l’editoria (30 miliardi di visite totali), i film (14,5 miliardi di visite totali), la musica (10,8 miliardi di visite totali) e il software, che include videogiochi e moderni software per PC (8,9 miliardi di visite totali).
  • A livello globale, gli Stati Uniti (13,5 miliardi), seguiti da Russia (7,2 miliardi), India (6,5 miliardi), Cina (5,9 miliardi) e Brasile (4,5 miliardi) sono stati i primi cinque paesi di origine delle visite ai siti web pirata.

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