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LA RICERCA

Pirateria, Fapav: “rubare” film e partite mette a rischio la privacy degli utenti

I dati Ipsos: soltanto il 55% di chi utilizza piattaforme illegali per lo streaming o il download è consapevole dei pericoli. Tra questi il furto di dati sensibili, malware e phishing. Federico Bagnoli Rossi: “Non solo si viola la legge, ma si mette a repentaglio la propria sicurezza”

03 Apr 2019

A. S.

Utilizzare servizi di streaming o di download per la visione illegale di contenuti protetti dal copyright non è soltanto un comportamento che viola la legge, ma mette anche a repentaglio i dati personali degli utenti, che potrebbero esporsi inconsapevolmente alla criminalità informatica. Il pericolo è di imbattersi in malware di ogni genere, o di rimanere vittime di phishing o di altri sistemi che mettono a rischio i dati personali.

E’ quanto emerge da una ricerca realizzata da Ipsos per Fapav, la federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali, presentata in occasione di un convegno organizzato insieme a Luiss Business School, che si focalizza sulla percezione in merito a rischi informatici, violazione della privacy e sicurezza di dati personali da parte degli utenti che fruiscono di contenuti audiovisivi attraverso piattaforme “pirata“.

Soltanto il 55% dei pirati (il 49% se si prendono in considerazione gli under 15), secondo lo studio, è consapevole di ciò che potrebbe accadere compiendo atti di pirateria tramite il linking, lo streaming, live e on demand, e il download di contenuti audiovisivi. Quando si accede, attraverso qualunque device, a siti web o piattaforme che mettono a disposizione contenuti audiovisivi in modo illecito, non solo si violano precise regole normative – spiega Fapav – ma si mette anche a repentaglio la sicurezza e la privacy dei singoli utenti e dei loro familiari.

Tra i fenomeni emergenti della pirateria on-line emerge l’Iptv illegale che consente di fruire di contenuti televisivi in digitale con una certa facilità. I servizi illegali che vengono messi in vendita online consentono agli utilizzatori, a fronte dell’acquisto di un unico abbonamento, di accedere a tutti i canali delle televisioni pubbliche e private, inclusi i contenuti on demand. Infatti, tramite un canone mensile, che nella maggior parte dei casi varia tra i 10 e i 15 euro, è possibile accedere a tutto il palinsesto delle principali piattaforme multimediali e audiovisive, che è costituito da film, serie TV, documentari, ed eventi sportivi nazionali ed internazionali.

“Gli indicatori – spiega Federico Bagnoli Rossi, segretario generale Fapav – rivelano come compiendo atti di pirateria per accedere ai contenuti audiovisivi non si provocano danni solo nei confronti dell’industria e del sistema economico e professionale che ruota intorno alla cultura, alla creatività e al talento del nostro Paese, ma si mettono in serio rischio anche la sicurezza e la privacy degli utenti stessi. Come si evince dal basso livello di consapevolezza di chi fruisce di contenuti audiovisivi attraverso piattaforme illecite, il vero problema risiede proprio nel fatto che compiendo queste azioni, non solo si viola la legge, ma abbassa il livello di sicurezza e tutela della propria identità personale, offrendo, il più delle volte senza accorgersene, al mondo dell’illegalità web, ciò che di più intimo ed inviolabile possediamo, ovvero i nostri dati, le nostre informazioni, i nostri comportamenti. Ecco il perché di questa giornata organizzata da Fapav e Luiss Business School: riteniamo fondamentale promuovere campagne educative ed informative che consentano di innalzare il livello di consapevolezza sui rischi legati ad un utilizzo leggero e poco attento di piattaforme illegali. Un danno latente che colpisce in modo subdolo prima di tutto gli utenti, quindi l’industria audiovisiva sino all’intera economia italiana, attraverso l’evasione fiscale e la contrazione dei posti di lavoro”.

“La pirateria è un business e i proventi non vanno a chi crea e distribuisce i contenuti ma a vere e proprie organizzazioni criminali – aggiunge Lucia Borgonzoni, sottosegretario di Stato per i Beni e le Attività Culturali – una visione romantica della pirateria ha cercato di convincerci che si trattasse di un fenomeno di libertà, realizzato da ‘benefattori’ ma tutti sappiamo che non è così e che, se vogliamo continuare ad avere artisti, musicisti, autori che vivono del proprio lavoro e della propria creatività, dobbiamo favorire la fruizione legale di contenuti e combattere le organizzazioni criminali che invece lucrano sul mercato illegale”.

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