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MEDIA

Più Europa nei cataloghi di Netflix & Co: via libera alle nuove regole per i video online

Semaforo verde dei ministri Ue dell’economia alla direttiva che ridisegna il campo da gioco per i player dello streaming. Ok anche all’Iva ridotta per gli e-book: ma l’Italia si era già portata avanti

06 Nov 2018

E’ fatta. Netflix & Co. (da Amazon Prime Video a Youtube, da Google Play a iTunes) dovranno prevedere una quota minima del 30% di produzioni europee nei propri cataloghi. Lo stabilisce la nuova direttiva europea sull’audiovisivo che oggi ha ricevuto disco verde dall’Ecofin dopo il voto del Parlamento Ue del 2 ottobre. Le nuove regole, che hanno così completato tutto l’iter legislativo, potranno entrare in vigore dopo 20 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale Ue, mentre gli stati membri avranno 21 mesi di tempo per trasporle nella legislazione nazionale.

“Queste nuove norme spianano la strada a un contesto normativo più equo per l’intero settore audiovisivo – era stato il commento di Mariya Gabriel Commissario europeo per l’economia e la società digitali -. I cittadini e il settore creativo in Europa saranno i primi beneficiari”.

L’Italia si era già portata avanti con la direttiva Franceschini. Non solo dovranno cambiare i cataloghi di Netflix, Amazon Prime ecc. Le piattaforme dovranno anche contribuire allo sviluppo delle produzioni audiovisive europee, investendo direttamente nei contenuti o contribuendo ai fondi nazionali. Il livello di contributo in ciascun paese dovrà essere proporzionale alle entrate nel paese in questione (lo Stato membro in cui sono stabilite le piattaforme o in quello a cui i contenuti sono destinati, interamente o principalmente).

Per Netflix in realtà le cose potrebbero cambiare poco. Secondo Roberto Viola Direttore Generale DG Connect, in realtà la piattaforma guidata da Reed Hastings è già vicina al raggiungimento della quota. Eppure, secondo i dati di Ampere Analysis, dovrebbe aggiungere oltre 4mila ore di contenuti europei o quasi 800 titoli europei al catalogo per soddisfare le quote di contenuto, mentre Amazon Prime dovrebbe aggiungere circa 2mila ore made in Europe. Un’alternativa, per le aziende di streaming,  potrebbe essere rappresentata dalla riduzione di titoli non europei dalla libreria. Ma la mossa rischierebbe di svalutare l’offerta di contenuti del gigante dello streaming.

L’Ecofin dà il via libera anche all’Iva ridotta sugli ebook, che fissa il principio per cui un libro o un giornale digitali sono equivalenti alle pubblicazioni cartacee. I 28 hanno ulteriormente formalizzato l’intesa politica che era stata raggiunta lo scorso 2 ottobre. D’ora in poi gli stati membri saranno liberi di applicare se lo vorranno aliquote Iva ridotte (minimo 5%), super ridotte (inferiori a 5%) o pari a zero anche alle pubblicazioni elettroniche, consentendo queste due ultime tipologie a quei Paesi che attualmente già le applicano alle pubblicazioni cartacee.

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