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REGOLE & INTERNET

“Made in Europe” al 30% i cataloghi delle piattaforme streaming, nuove norme per l’audiovisivo

Via libera definitivo del Parlamento Ue all’annunciata revisione della Audiovisual Media Services Directive. Per Netflix & Co. scatta l’obbligo di quote di film e serie Tv riservate alle produzioni europee. Più protezione di bambini e minori da contenuti pericolosi, tetti alla pubblicità. Ora la palla al Consiglio

02 Ott 2018

Il catalogo di Netflix & Co. diventa “made in Europe” al 30%. E’ il risultato delle nuove misure per il mercato dell’audiovisivo approvate oggi dal Parlamento Ue in aula a Strasburgo con 452 voti a favore, 132 contrari, 65 astensioni. La modifica alla Audiovisual Media Services Directive che dovrà ora essere adottata dal Consiglio dell’Ue, prevede anche che i siti di video on demand dovranno contribuire allo sviluppo delle produzioni audiovisive europee investendo nei contenuti o contribuendo ai fondi nazionali. Ancora, viene prevista una maggiore protezione dei minori dai contenuti che incitano alla violenza, all’odio e al terrorismo, mentre violenza gratuita e pornografia saranno soggette a limiti più severi. Infine con le nuove regole la pubblicità potrà occupare al massimo il 20% del tempo di trasmissione giornaliera tra le 6.00 e le 18.00.

“Queste nuove norme spianano la strada a un contesto normativo più equo per l’intero settore audiovisivo – commenta Mariya Gabriel Commissario europeo per l’economia e la società digitali -. I cittadini e il settore creativo in Europa saranno i primi beneficiari”.

Gli Stati membri ora hanno a disposizione 21 mesi dall’entrata in vigore per recepire le nuove norme nella legislazione nazionale: l’Italia si era già portata avanti con la direttiva Franceschini. Dopo la votazione finale su questo accordo, la legislazione rivista si applicherà alle emittenti radio e TV, alle piattaforme di video on demand (ad esempio Netflix, Amazon Video, Google Play, iTunes, a quelle di condivisione di video, come YouTube o Facebook, allo streaming in diretta.

Non solo dovranno cambiare i cataloghi di Netflix, Amazon Prime ecc. Le piattaforme dovranno anche contribuire allo sviluppo delle produzioni audiovisive europee, investendo direttamente nei contenuti o contribuendo ai fondi nazionali. Il livello di contributo in ciascun paese dovrà essere proporzionale alle entrate nel paese in questione (lo Stato membro in cui sono stabilite le piattaforme o in quello a cui i contenuti sono destinati, interamente o principalmente).

Per Netflix potrebbe cambiare poco. Secondo Roberto Viola Direttore Generale DG Connect, in realtà la piattaforma guidata da Reed Hastings è già vicina al raggiungimento della quota. Eppure, secondo i dati di Ampere Analysis, dovrebbe aggiungere oltre 4mila ore di contenuti europei o quasi 800 titoli europei al catalogo per soddisfare le quote di contenuto, mentre Amazon Prime dovrebbe aggiungere circa 2mila ore made in Europe. Un’alternativa, per le aziende di streaming,  potrebbe essere rappresentata dalla riduzione di titoli non europei dalla libreria. Ma la mossa rischierebbe di svalutare l’offerta di contenuti del gigante dello streaming.

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