Più social e chat, la comunicazione istituzionale secondo gli italiani - CorCom

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Più social e chat, la comunicazione istituzionale secondo gli italiani

L’80% considera molto efficace l’utilizzo delle piattaforme per ricevere informazioni di servizio mentre per il 70% Facebook & co sono i canali ideali per dare notizie. La fotografia scattata dalla ricerca dell’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale di PA Social e Istituto Piepoli

15 Apr 2020

F. Me.

L’emergenza Coronavirus ha cambiato radicalmente la nostra vita quotidiana mettendo al centro anche l’utilizzo degli strumenti digitali e le modalità di lavoro smart. La fotografia è scattata dalla ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale di PA Social e Istituto Piepoli, secondo cui l’80% degli italiani considera molto utile l’utilizzo di social network e chat per comunicare con le istituzioni e ricevere informazioni e servizi. Quindi le piattaforme social sono arrivate ad una fase di maturità in cui convergono sulla stessa opinione il 75% degli over 54, l’80% tra i 35 e i 54 anni e l’88% tra i 18 e i 34 anni. Il 68%, praticamente 7 su 10, è favorevole all’utilizzo dei social per dare comunicazioni pubbliche ai cittadini. Da sottolineare che i più convinti sono le persone dai 54 anni in su, nello specifico il 72% (64% per la fascia 35-54 anni e 66% per i più giovani tra 18 e i 34 anni).

L’emergenza ha messo al centro del dibattito e delle scelte politiche anche lo smart working. Il 60% degli italiani dichiara di lavorare in modalità smart, di questi il 6% lo fa per più di 8 ore al giorno. Con quali strumenti? Il più utilizzato resta il pc, con il 90%, seguono lo smartphone (32%), le video call con varie piattaforme (24%), il tablet (12%).

Chiaro è anche l’orientamento degli italiani sul ruolo del digitale nelle fasi successive all’emergenza e soprattutto per la ripresa. Praticamente 9 italiani su 10 (l’88%) pensa che il Covid-19 abbia accelerato il lavoro del nostro Paese sui temi del digitale e che gli strumenti digitali saranno sempre più centrali, sia nel settore pubblico che nel privato.

“L’emergenza ha acceso un faro enorme sul digitale, sugli strumenti di comunicazione e informazione come social e chat, sulle modalità di lavoro smart – spiega Francesco Di Costanzo, presidente dell’Associazione PA Social – La necessità ha creato attenzione su tante tematiche che, purtroppo, non sempre sono state messe al centro dell’agenda e delle politiche del Paese. Lo dimostrano, ancora una volta, i dati della ricerca del nostro Osservatorio”.

Per Di Costanzo adesso è arrivato il momento di mettere il digitale tra le priorità. “Il nostro è un Paese pieno di buone pratiche e di innovatori, ora siamo tutti impegnati a superare l’emergenza, ma la ripresa dovrà sicuramente passare anche da un forte investimento sul digitale – evidenzia -Prima di tutto culturale e sociale, poi organizzativo, professionale, economico. Se qualcuno aveva ancora dubbi sull’utilità della comunicazione e informazione digitale, penso che ora abbia chiaro quanto conta avere professionalità dedicate, una nuova organizzazione, un coordinamento, la conoscenza degli strumenti, fonti ufficiali autorevoli e accreditate anche sulle piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn, YouTube, TikTok o in chat come WhatsApp, Telegram, Messenger, la capacità di dialogo e interazione con i cittadini. Spero – conclude Di Costanzo – che l’insegnamento dell’emergenza ci aiuterà a fare veloce e recuperare il tempo perduto”.

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“La natura non fa salti – commenta Livio Gigliuto, direttore Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale e vice presidente Istituto Piepoli – sono rarissimi i casi in cui un evento determina una rottura di trend tanto forte da modificare in tempi molto stretti i comportamenti quotidiani. Stiamo assistendo a uno di quei casi. Il digitale è il protagonista di questa rivoluzione: sono proprio i meno giovani, I più “fragili” digitalmente, a volere adesso i certificati su WhatsApp, i sindaci in diretta Facebook. 9 italiani su 10 vogliono sopperire al futuro di distanziamento sociale con la rivoluzione digitale, che probabilmente sarà il primo vero cambiamento nelle nostre vite alla fine, speriamo presto, di questa fase di emergenza”.

Il PA Social Day si trasferisce sul web

Anche quest’anno torna il PA Social Day: il 20 maggio si terrà la terza edizione dell’evento nazionale dedicato alla comunicazione e informazione digitale via web, social, chat, intelligenza artificiale. Data l’emergenza Coronavirus l’evento, solitamente organizzato in tutto il Paese con eventi in presenza, si svolgerà con un format interamente online sul sito dell’associazione.

La manifestazione coinvolgerà in contemporanea 18 città: Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Cava dè Tirreni, Cosenza, Fermo, Firenze, Genova, Lanciano, Milano, Monfalcone, Padova, Palermo, Perugia, Roma, Rovereto, Torino. Tanti gli argomenti che saranno approfonditi legati alla tematica generale dell’evento: dalla sanità alla gestione di emergenze ed eventi, dalla lotta alle fake news al turismo, dalla nuova legge e riforma della comunicazione pubblica alla sostenibilità, dal turismo musicale alla comunicazione di genere, dal rapporto tra giornalismo e social alla gestione delle community social, dalla partecipazione sociale al cultural heritage marketing, dalla cultura accessibile all’innovazione nei servizi digitali, dalla media education alla reputazione digitale degli enti pubblici, dall’antropologia digitale alla comunicazione della Bellezza fino al linguaggio inclusivo e molto altro.

Il PA Social Day è ideato e organizzato dall’Associazione PA Social e realizzato grazie alle partnership con L’Eco della Stampa, Hootsuite, InfoCamere e ai media partner Agenzia Dire, iPress Live, Igers Italia, cittadiniditwitter.it, ilgiornaledellaprotezionecivile.it, Velocità Media, Innovazione 2020, Digital Media.

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