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Pochi film sui cellulari. Non decolla il cinema mobile

11 Giu 2009

“Il noleggio delle videoteche specializzate e sulla rete
commerciale delle edicole caratterizza il 20% della produzione
cinematografica in Italia, coperta quasi interamente dal mercato
della vendita. In totale il rental ha fatturato nel 2008 per il
settore 780,5 milioni di euro dei quali 624,6 di competenza delle
case distributrici e 156,1 dei rivenditori”. Questo è solo uno
dei dati della fotografia dei sei canali secondari del mercato
della distribuzione cinematografica che emerge dal Rapporto 2008,
“Il mercato e l’industria del cinema in Italia” stilato dalla
Fondazione ente per lo spettacolo” .

Il Report – presentato oggi a Roma e anticipato ieri dal Corriere
delle Comunicazioni – (Scarica il testo
integrale del Rapporto) è il primo che analizza l’economia
del mercato cinematografico non solo dal lato della domanda, ma
anche da quello dell’offerta, cioè dal punto di vista di chi i
film li progetta, produce, realizza e diffonde.

“Il mercato della visione domestica in modalità pay-per-view,
attraverso i canali via satellite, digitali terrestri o via cavo a
pagamento per singola visione nella formula vod, video on demand,
il cui valore stimato è di 38,4 milioni di euro”.
Segue quello televisivo propriamente detto, comprendente
“televisioni gratuite o commerciali free, tv a canone e pay-tv,
ossia network del digitale terrestre, satellitari o via cavo a
pagamento in abbonamento”, che nel 2008 “fa registrare ricavi
generati dalla cessione dei diritti di sfruttamento intorno ai 585
milioni di euro”.
Solo una decina di milioni, secondo i dati contenuti nel Rapporto,
invece, gli introiti cinematografici per “la rete Internet
attraverso gli Iptv nelle modalità vod-video on demand, in
connessione diretta o download, internet streaming o peer to
peer”.

Quanto alle reti di telefonia mobile “per servizi video a
pagamento o in visione gratuita, in cambio però di pubblicità – i
più diffusi a contenuto cinematografico sono loghi, suonerie,
wallpaper e giochi – al contrario del vas, value added services,
che ha ormai raggiunto per le compagnie telefoniche un valore di 29
miliardi di euro, “la quota di pertinenza del cinema resta ferma
a 169 milioni” – conclude il Report.