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Privacy, il Garante a Street View: bloccate quei dati

L’Authority impone a Google lo stop al trattamento delle informazioni captate dal servizio. Inviati gli atti alla magistratura per rilevare eventuali profili penali. Intanto in Spagna la procura di San Sebastian archivia l’inchiesta: “Nessuna violazione della privacy da parte di Mountain View”

21 Set 2010

Il Garante privacy contro Google Street View. L’authority ha
imposto a Google di bloccare qualsiasi trattamento sui cosiddetti
“payload data” captati dalle vetture del servizio e ha inviato
gli atti all’autorità giudiziaria perché valuti gli eventuali
profili penali derivanti dalla raccolta di questo tipo di dati.

L’Autorità aveva avviato un’istruttoria nei confronti della
società di Mountain View nel maggio di quest’anno quando era
venuta a conoscenza della circostanza che le cosidette “Google
car”, girando sul territorio italiano, oltre a raccogliere
immagini avevano anche “catturato” a partire dall’aprile
2008, tramite appositi software, frammenti di comunicazioni
elettroniche – i “payload data” appunto – trasmesse da utenti
che utilizzavano reti Wi-Fi non protette.

Nel corso del procedimento Google, fornendo i riscontri richiesti
dal Garante, aveva confermato la raccolta dei dati durante il
passaggio delle vetture di Street View, specificando tuttavia che
essa era avvenuta erroneamente e che i dati raccolti erano comunque
talmente frammentati da non per poter essere considerate
informazioni personali. Secondo le dichiarazioni delle società, i
dati sono attualmente conservati su server negli Stati Uniti e non
sono mai stati utilizzati, né comunicati a terzi.

“Ad avviso dell’Autorità italiana, invece, una tale raccolta
di informazioni, essendo stata effettuata in modo sistematico e per
un considerevole periodo di tempo (fino al maggio 2010), comporta
la concreta possibilità che alcune delle informazioni
“catturate” abbiano natura di dati personali: consentano cioè
di risalire a persone identificate o identificabili – precisa il
Garante in una nota -. Google, pertanto, potrebbe aver compiuto un
grave illecito, violando non solo il Codice privacy, ma anche
alcune norme del codice penale, come quelle che puniscono le
intercettazioni fraudolente di comunicazioni effettuate su un
sistema informatico o telematico (art.617-quater) e
l’installazione, fuori dai casi consentiti dalla legge, di
“apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere”
comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico”
(art.617-quinquies)”.

L’authority ha inoltre ritenuto opportuno “trasmettere gli atti
all’autorità giudiziaria perché accerti gli eventuali illeciti
penali che possono configurarsi”. Considerato inoltre che i
“payload data” possono costituire elementi di prova delle
eventuali violazioni che spetterà alla magistratura valutare, il
Garante ha ritenuto di conseguenza “che essi non debbano essere
cancellati dai server nei quali sono conservati e ne ha disposto il
blocco, imponendo a Google di sospendere qualunque
trattamento”.

Intanto in Spagna la procura di San Sebastian ha deciso di
archiviare una delle due inchieste avviate  sulla raccolta di dati
da parte di Google per Street View, per presunta violazione della
legge sulla tutela dei dati privati. Lo riferisce El Pais
online.
Un'altra inchiesta, avviata a Madrid, rimane invece aperta.

Secondo la procura di San Sebastian, Google non ha violato le
disposizioni dell'articolo 197 del codice penale spagnolo,
che
prevede pene fra 1 e 4 anni di carcere per chi si appropria non
autorizzato di ''carte, messaggi elettronici e altri
documenti o
effetti personali''. Stando alla magistratura infatti il
carattere ''aleatorio, indiscriminato e frammentario della
tecnica usata dalle auto di Google'' per la raccolta delle
informazioni e il fatto che i dati raccolti non siano stati
ordinati esclude che siano stati scoperti segreti o che sia stata
violata la privacy degli utenti.