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Pubblicità online, Microsoft all’attacco di Google

Tariffe gonfiate di 50 volte: questa l’accusa al motore. La Federal Trust Commission apre un nuovo fascicolo d’indagine

23 Set 2011

Nuovi guai per Google con le autorità federali americane, e ancora
una volta è la rivale Microsoft, che già appare tra i suoi
principali accusatori per presunto abuso di posizione dominante sul
mercato della ricerca Internet, a puntare il dito. BigG ora si
sarebbe resa colpevole di aver illegalmente gonfiato di 50 volte le
tariffe pubblicitarie praticate a Microsoft: la US Federal Trade
Commission ha subito aperto una nuova inchiesta per valutare la
fondatezza dei sospetti della società di Bill Gates, secondo
quanto riportato da Bloomberg News.


La nuova inchiesta partita dalle accuse di Redmond sugli ad rates
sarà inserita all’interno della più vasta indagine antitrust su
Google avviata all’inizio dell’anno, secondo le fonti di
Bloomberg.

Microsoft aveva presentato un primo esposto ai regolatori nel 2007
sostenendo che Google aveva alzato il costo per sistemare una
pubblicità di Windows Live vicino ai risultati della ricerca per
la parola "hotmail" da 10 centesimi per click a 5 dollari
a click.

Google per ora ha fatto sapere di non poter rilasciare commenti
perché non conosce nel dettaglio le accuse di Microsoft, mentre
quest’ultima ha confermato di essersi già lamentata in passato
per le tariffe dell’advertising con Google, senza fornire
ulteriori precisazioni.

Ma secondo l’esperto antitrust Andre Barlow, avvocato nello
studio Doyle, Barlow & Mazard a Washington, la nuova inchiesta
peggiora la posizione di Google: se le accuse di Microsoft si
proveranno vere, potrebbero fornire materiale utile alla Ftc per
dimostrare che Mountain View effettivamente abusa del suo
predominio nella ricerca Internet, violando lo Sherman Act e altre
leggi americane sulla libera concorrenza.