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Pucci (E-media Institute): “La pay tv grande sfida del digitale”

Secondo il direttore dell’istituto di ricerca “sarà cruciale per gli operatori individuare tipologia di servizi e tariffe delle nuove offerte”

23 Nov 2009

Il mercato televisivo verso il 2012: in soli tre anni si
prospettano cambiamenti  rivoluzionari. Che avranno come
protagonista il digitale, ovviamente, ma che riguarderanno tutto il
mondo dei media. Parola di esperto. A spiegarci quali saranno le
tendenze prossime venture nell’universo di tv e contenuti
digitali è Emilio Pucci, direttore di E-Media
Institute,
l’osservatorio europeo del mercato della
comunicazione.
Come cambieranno i consumi e le scelte degli italiani,
secondo le vostre previsioni?

Oggi la spesa degli italiani per prodotti e servizi media è di
circa 19 miliardi di euro, più o meno il doppio rispetto a 15 anni
fa. Entro il 2012 si dovrebbe attestare sui 21 miliardi. Quindi una
buona crescita. Ma bisogna chiedersi cosa sceglieranno le famiglie,
in cosa spenderanno questi soldi in più: in base alle nostre
stime, la pay tv genererà il 22% della spesa. In termini
proporzionali i consumi ora allocati in libri, giornali, cinema e
home video peseranno sempre di meno sul totale a favore della tv a
pagamento. Nel 2012, probabilmente, circa 3 milioni di famiglie si
aggiungeranno a quelle che già acquistano un qualche servizio di
pay tv.
Una partita importante per gli operatori oggi sul
mercato…

Certo: dovranno essere in grado di capire (e in fretta) che tipo di
servizio vorranno acquistare queste famiglie e a che prezzo. In
base ai nostri studi è in atto anche in Italia una tendenza che ha
già riguardato altri paesi europei: il sorpasso dei ricavi da
pagamento diretto nei confronti dei ricavi derivanti da inserzioni
commerciali come pubblicità e sponsorizzazioni. Dunque la pay tv
ha ampi margini di crescita.
Nella vostra recente ricerca, lei ha parlato di alcune
“tendenze chiave” per il mondo dei media.

Sì, per prima cosa noi riteniamo che nei prossimi anni l’offerta
gratuita si arricchirà ulteriormente diversificandosi soprattutto
sul versante dei cosidetti canali mini-generalisti, ossia quelli
dedicati all’intrattenimento. È
questo un terreno di opportunità, ma anche di sfida per gli
attuali broadcasters, che dovranno difendere la forza dei canali
principali, ma nello stesso tempo trovare le risorse e le idee per
vincere sul mercato di questi canali “aggiuntivi” ospitati
dalla nuova piattaforma gratuita. Una dimostrazione di questo trend
è il lancio in questi giorni del nuovo canale di Sky in chiaro sul
digitale terrestre, “Cielo”. Un’altra tendenza importante:
sembra destinata ad aumentare la domanda di servizi aggiuntivi e di
tecnologie avanzate che possono arricchire il consumo televisivo e
renderlo più flessibile. Le offerte satellitari ora guidano questo
mercato di servizi aggiuntivi, ma anche le altre piattaforme tv si
preparano a un livello più ricco di prestazioni, ad esempio con
l’alta definizione.
Digitale terrestre, alta definizione, pay tv. Nelle nuove
forme di consumo televisivo che ci aspettano, che ruolo assegnate,
secondo il vostro punto di osservazione, alla tv da
Internet?

Per quel che riguarda i consumi audiovisivi da Internet, questi
restano a un livello basso specie se confrontati con gli altri
paesi europei, anche se in base alle nostre stime dovrebbero
crescere e arrivare ai 60 milioni di euro nel 2012 (in termini di
ricavi da pagamento diretto degli utenti). Tuttavia i servizi nuovi
che puntano al consumo di contenuti broadband via televisore
possono cambiare questo scenario. Penso però che se non
interverranno nuove forme di protezione in grado di tutelare il
contenuto audiovisivo premium e nuovi sistemi di pagamento sicuri,
le offerte audiovisive in ambiente broadband non potranno decollare
e la tendenza sarà sempre quella del consumo gratuito
“extra-editoriale” o “meta-editoriale”, cioè di forme che
di fatto sfuggono a un controllo degli editori.