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SATELLITE

Rai, accordo con Sky: stop ai programmi criptati

Il dg Luigi Gubitosi e l’ad Andrea Zappia firmano il memorandum. La tv di Stato rinuncia anche a chiedere le generalità degli abbonati alla pay tv per scovare eventuali evasori del canone

13 Mar 2014

A.S.

Raggiunta l’intesa tra la Tv di Stato e la Sky Italia per porre fine al criptaggio dei programmi Rai sulla piattaforma satellitare a pagamento. A firmare il memorandum che ha sancito la pace sono stati il dg di viale Mazzini, Luigi Gubitosi (a destra nella foto), e l’amministratore delegato di Sky Italia, Andrea Zappia (a sinistra nella foto). A darne notizia è il quotidiano La Repubblica, sottolineando che la Tv pubblica non oscurerà più su Sky programmi come le partite di Coppa Italia di calcio o i film di cartello, rinunciando a una decisione che risaliva al 2009, con la presidenza di Mauro Masi. Con l’intesa appena siglata, che ora dovrà superare l’esame del Cda, la Rai si impegna a non oscurare i propri programmi per un anno, una finestra che servirà alla Tv di Stato per valutare i benefici della decisione rispetto agli ascolti e alla raccolta pubblicitaria.

Come conseguenza di questo accordo le due società ritirano tutte le cause in atto sull’argomento, con Sky che a gennaio aveva formulato una richiesta di risarcimento alla Rai da 138 milioni dopo aver ottenuto due sentenze in proprio favore dal Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato. Dal canto proprio, secondo quanto scrive la Repubblica, la Rai si impegna a rinunciare alla contro-causa civile intentata nei confronti della pay tv.

Il memorandum firmato dai vertici delle due aziende si estenderebbe tra l’altro anche ad accordi commerciali sugli eventi sportivi di grido per realizzare economie di scala.

Nell’ambito di questo accordo, tra l’altro, la Rai rinuncia anche a chiedere a Sky le generalità degli abbonati, mossa che aveva escogitato per scovare eventuali evasori del canone. Un progetto che però non sarebbe stato del tutto abbandonato, se è vero, come ricostruisce Repubblica citando un ex ministro del Governo Letta, che potrebbe tornare all’esame dell’esecutivo Renzi l’idea di affidare alla Guardia di Finanza, tramite l’Agenzia delle entrate, la titolarità dei controlli sulle banche dati delle pay tv per identificare gli evasori del canone.

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