Rai-Mibac, alleanza in nome del turismo - CorCom

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Rai-Mibac, alleanza in nome del turismo

In cantiere il progetto “Italia: viaggio nella bellezza”, una serie di programmi Tv e iniziative online sui beni culturali. Si punta a vendere il progetto anche all’estero. Il dg Luigi Gubitosi: “Obiettivo servizio pubblico”

15 Gen 2015

Natalia Lombardo

“Perché abbiamo perso tutto questo tempo?” Non aver investito sul nostro patrimonio artistico è stata “una colpa terribile, al di là dei governi”. Lo ha detto il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a viale Mazzini durante la presentazione del progetto Italia: viaggio nella bellezza: programmi televisivi di Rai Cultura sulle bellezze d’Italia anche più nascoste e trasmissioni di Radio3 che “espongono” in un Museo Nazionale virtuale le opere d’arte. Una collaborazione tra MiBac e Rai che porta a una comune “strategia per il Paese”, il rilancio del turismo e la sua diffusione su tutto il territorio e non solo al centro congestionato delle città d’arte, grazie a quella che Franceschini definisce la nostra “materia prima” per attrarre il turismo internazionale (in netto aumento l’interesse dei turisti cinesi): la bellezza, la storia, il paesaggio e l’industria creativa. Un dovere “costituzionale”, ricorda, perché l’Italia è “l’unico Paese che ha scritto nella Carta – nell’articolo 9 – il principio della tutela del patrimonio e quello per la promozione della cultura”. Un’occasione di rilancio sarà l’Expo: il 24 gennaio il ministro illustrerà il calendario di eventi che già annuncia essere “una lista impressionante”.

E un’occasione la offre anche la Rai, se pure su un canale tematico, con questo “viaggio nella bellezza” che si percorre sui canali televisivi, radiofonici e web, secondo la “missione” del servizio pubblico, ha spiegato il direttore generale Luigi Gubitosi. Le prime tappe sono dedicate alle Signorie: una serie di otto puntate, coprodotta da Rai Cultura e da Ballandi Multimedia, che dal 19 gennaio alle 21,30 su Rai Storia si addentrerà nella storia nelle opere delle sedi signorili, da Padova a Ferrara, da Urbino a Mantova, da Verona a Firenze.

Ma il Viaggio nella bellezza va dalla tv al web: venti appuntamenti settimanali di un’ora su RaiStoria, dal 16 marzo alle 22.00, venti documentari in hd che “scovano” siti più nascosti in tutte le regioni perché, come dice Renzo Piano, tutta l’Italia è “la casa della bellezza”, spiega Silvia Calandrelli, direttore di Rai Cultura. Sono “visite” senza conduttore perché l’ambizione è che i programmi siano acquistati all’estero, ma con delle rubriche. Si potranno segnalare bellezze o scempi nel sito (www.cultura.rai.it) e scaricare una app per volare sul luogo preferito. Due puntate speciali (il 19 gennaio alle 22,30) sono dedicate a due città agli antipodi italiani, ma al centro entrambe di grandi eventi: Milano e Matera, la metropoli dell’Expo e il “destino capovolto” della città dei Sassi, capitale europea della cultura 2019.

Un viaggio non solo visivo ma anche radiofonico: dal 17 gennaio Radio3 inaugura un nuovo spazio dedicato all’arte, ogni sabato e domenica dalle 13 alle 13,45. Visite “guidate” alla radio, dieci studiosi raccontano dieci opere, cento “bellezze” che saranno raccolte nel Museo Nazionale di Radio3 perché, come spiega il direttore Marino Sinibaldi, “in Italia non esiste un unico Museo Nazionale”, quindi nascerà radiofonico, ma anche visibile nel sito www.museoradio3.rai.it. Su Instagram (oltre che su Facebook e Twitter) si potrà pubblicare la propria opera d’arte preferita con l’hashtag #museonazionale o spedirla a: sitoradio3@rai.it.

Insomma, un progetto da servizio pubblico (“lo facciamo perché si deve pagare il canone”, scherza Sinibaldi) anche se al dg Luigi Gubitosi viene chiesto come mai non abbia il “coraggio” di mandare in onda la cultura sulle reti generaliste (che nomina anche Franceschini, almeno per promuovere questa iniziativa) e non solo nei canali tematici poco visti dai telespettatori. Il dg, in scadenza, respinge la critica (“in questi due anni e mezzo il coraggio non mi è mai mancato”) e afferma, un po’ criptico, di voler “portare i messaggi dove c’è il pubblico”. Come dire: metteremo inserti di programmi culturali anche su RaiUno, Due o Tre, ma con cautela. L’annoso braccio di ferro, tra cultura e ascolti in tv, non finisce mai.

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