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STREAMING

Su Apple Music gli occhi dell’industria: sarà il grande trampolino?

L’integrazione del servizio con iOs e gli 800 milioni di carte di credito registrate con Apple possono far fare allo streaming il salto di qualità tanto atteso dal mercato discografico. E un altro passo avanti nella lotta alla pirateria

01 Lug 2015

Enzo Mazza presidente Fimi

L’annuncio di Apple Music e la magnitudine potenziale di base clienti che il servizio potrebbe raggiungere è sicuramente uno degli elementi che sta generando forti aspettative nel popolato segmento dello streaming musicale. L’integrazione di iOs 8.4 con il servizio musicale che tutti i clienti troveranno pre-installato sull’Iphone e gli 800 milioni di carte di credito registrate con Apple possono far fare allo streaming musicale quel definitivo salto di qualità per trasformare il mercato discografico in un vero mercato di massa.

Qualche mese fa una ricerca di Midia Research aveva rivelato che il 28% degli utenti di iOs erano disposti a pagare per il servizio di streaming. Tra gli utenti del servizio di download iTunes erano il 39%.

I tre mesi di servizio gratuito offerto ai clienti ci diranno se la nuova app di Apple cannibalizzerà altri servizi come Spotify, soprattutto tra gli utenti di Iphone, oppure se porterà realmente nuova linfa al mercato.

I numeri del lancio di iTunes Radio negli USA hanno mostrato che in tre mesi gli utenti arrivarono a 21 milioni. Un dato che sicuramente Apple Music sarà in grado di raggiungere e superare.

Per quanto riguarda l’altro impatto sul mercato, quello nei confronti della pirateria, Apple Music non potrà che raggiungere gli effetti, già rilevanti, ottenuti con piattaforme come Spotify, Deezer, TimMusic e Google Play.

Negli anni, anche in Italia, la percezione dei servizi legali nei consumatori è cresciuta. In Italia il 72% degli utenti online utilizza un servizio legale di musica, contro il 69% a livello globale (Ipsos 2015), il 65% utilizza servizi streaming e il 66% usa uno smartphone per ascoltare musica.

Dati che confermano come l’offerta legale abbia avuto un impatto sono anche quelli che dimostrano il calo di accessi alle piattaforme illegali, scese al 21% contro il 27% del 2012 (fonte IFPI).

Siamo sicuramente di fronte ad un’inversione di tendenza nel nostro Paese che è dovuta a due importanti fattori: la citata offerta legale, con oltre 43 milioni di brani disponibili 7 giorni su 7 e h24 su decine di piattaforme e un efficace contrasto all’illegalità con le azioni della Guardia di Finanza da un lato e il regolamento Agcom dall’altra.

Al blocco dei siti (con milioni di link inibiti) si è aggiunto anche l’impegno dell’industria nel notice & take down verso Google per eliminare i link dei contenuti musicali pirata dal motore di ricerca. Anche qui FPM, la federazione contro la pirateria multimediale, organo dell’industria discografica, ha ottenuto la rimozione di milioni di link a brani musicali di artisti italiani. La riduzione dell’offerta illegale è sempre più evidente. La piattaforma Torrent è scesa nell’utilizzo in Italia di oltre il 25%.

Questo non significa che i problemi siano risolti. Oggi è anche importante costruire un mercato sostenibile per imprese e artisti, un mercato dove tutta la filiera sia partner nello sviluppo e nell’innovazione e dove non esistano discriminazioni in termini di valore ricavato tra i vari soggetti coinvolti.

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