IL CASO

Telegram, oltre 200 canali oscurati. Primi indagati in Veneto e Sicilia

Continuano le perquisizioni della Guardia di Finanza: due le persone individuate come responsabili, ma si cercano altri soggetti. Il presidente della Fieg Riffeser Monti: “Auspichiamo che operazioni come questa possano aumentare il grado di consapevolezza e di sensibilità degli utenti sul tema del diritto d’autore”

08 Giu 2020

Mi Fio

Il caso Telegram continua a tenere banco. Sono oltre 200 i canali individuati e bloccati dalla Guardia di Finanza di Bari, attraverso cui venivano diffusi illecitamente giornali, riviste e brani musicali, in formato digitale, in violazione della legge che tutela il diritto d’autore e i diritti connessi. Questa mattina la Guardia di Finanza ha effettuato nuove perquisizioni e risultano due al momento le persone individuate come responsabili della gestione dei canali e della diffusione, al loro interno, dell’illecito materiale editoriale e musicale, identificate e denunciate all’Autorità Giudiziaria.

L’operazione #Cheguaio è coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo pugliese: l’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, ed è condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari, al comando del colonnello Pierluca Cassano. Si procede all’identificazione di ulteriori persone che potrebbero essere coinvolte. “L’attività investigativa sviluppatasi con la preziosa collaborazione interistituzionale nonché con il proficuo supporto di Agcom, Fieg, Fpm – evidenzia la Procura -rientra tra i prioritari obiettivi strategici della Guardia di Finanza a tutela della proprietà intellettuale e, nel caso di specie, del diritto d’autore”.

“È fondamentale far comprendere a tutti che i contenuti di qualità prodotti grazie all’investimento di ingenti risorse, economiche e professionali, da parte delle imprese editoriali non possono essere sfruttati liberamente né fruiti al di fuori di ogni contesto di legalità, se non a rischio di possibili sanzioni – sottolinea il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti – Commette un reato chi carica e condivide materiale protetto, commette un reato chi lo riceve e ne usufruisce, commette un reato chi lo inoltra a sua volta, aggravando l’effetto dannoso della illecita circolazione di materiale protetto”. “Auspichiamo che azioni come quella odierna possano aumentare il grado di consapevolezza e di sensibilità in quella vastissima platea di utenti/clienti che alimentano il mercato della pirateria editoriale, spesso ignorando i rischi giudiziari che corrono direttamente e gli ingenti danni economici che provocano all’industria dell’informazione, alla libertà di stampa”.

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