L'AUDIT

Troppe fake news sul Coronavirus: la Corte dei conti Ue apre un’indagine

Sotto la lente la “resilienza” all’ondata di bufale: si valuta l’efficacia dell’Eu “Action plan against disinformation” siglato con Facebook, Google e Twitter e già criticato da alcuni commissari europei per l’implementazione “opaca”

17 Mar 2020

Patrizia Licata

giornalista

La Corte dei conti europea (European court of auditors, Eca) ha aperto un’inchiesta sulla resilienza delle misure intraprese dall’Ue con lo “Eu Action plan against disinformation” per arginare la diffusione di fake news che possono causare “danno pubblico”, ha fatto sapere l’istituzione dell’Unione europea. Il faro è sulle informazioni false o tendenziose sul coronavirus “create con l’obiettivo di ottenere un guadagno economico o di ingannare intenzionalmente il pubblico”.

L’Action plan contro la disinformazione, che è stato definito nel 2018 ed è diventato attivo l’anno scorso prima delle elezioni europee, è un quadro regolatorio volontario e autonomo firmato dalle piattaforme digitali come Facebook, Google e Twitter, che si sono assunte l’obbligo di prendere misure per controllare la piaga della disinformazione online. L’Action plan è stato criticato però da diversi membri della Commissione Ue che hanno riferito una compliance a macchia di leopardo, opaca e a piena discrezione delle singole piattaforme.

Gli elementi dell’audit europea

L’audit dell’Eca valuterà la solidità dello “Eu Action plan against disinformation” in termini di rilevanza a combattere la disinformazione e i risultati ottenuti fino ad oggi. In particolare, si legge sul sito della Corte dei conti europea, verrà analizzato se il piano di azione è sufficientemente robusto; se lo European external action service ha accresciuto adeguatamente la sua capacità di affrontare le sfide della disinformazione; se il Code of practice ha apportato miglioramenti tangibili; se i finanziamenti Ue per le campagne di sensibilizzazione del pubblico abbiano prodotto i risultati attesi; e se chi ha il compito di decidere azioni concrete ha anche ottemperato alla responsabilità di monitorare l’andamento del piano.

Faro sulle piattaforme online

L’indagine dell’Eca arriva in un momento cruciale per il settore dei media, in cui, specialmente nei canali online, si sono diffuse false notizie in merito all’epidemia di coronavirus. “La diffusione di Internet, dei social media e delle nuove tecnologie digitali ha rivoluzionato il modo in cui le persone vengono informate e comunicano tra di loro”, si legge nella nota dell’Eca. “Allo stesso tempo questo ha fatto nascere nuove problematiche, come l’accesso ai dati e il loro utilizzo senza consenso e la rapida diffusione di contenuti ingannevoli. Temi delicati come immigrazione, cambiamento climatico e salute sono spesso sfruttati per polarizzare l’opinione pubblica”.

“Qualunque tentativo di destabilizzare e manipolare intenzionalmente e a fini illeciti l’opinione pubblica può rappresentare una grave minaccia alla stessa Unione europea”, ha dichiarato Baudilio Tomé Muguruza, membro dell’Eca che sta dirigendo l’audit. “I cittadini dell’Ue devono sapere se il Piano d’azione europeo contro la disinformazione è efficace”.

L’indagine dell’Eca esaminerà anche l’andamento del Rapid alert system dell’Ue, che facilita la condivisione di dati fra paesi europei e permette di venire rapidamente a conoscenza delle minacce alla corretta informazione che di volta in volta insorgono.

L’incontro di Facebook & co. con la commissaria Jourova

All’inizio del mese le grandi aziende del digitale si sono incontrate con la vice-presidente della Commissione europea Věra Jourová per discutere delle modalità per arginare la diffusione delle fake news relative all’epidemia di coronavirus. All’incontro hanno partecipato rappresentanti di Google, Facebook, Twitter, Microsoft e l’associazione di settore delle piattaforme online EDiMA. Tutte le aziende hanno confermato la circolazione di notizie false su Covid-19, dalla sua trasmissione alle possibili cure o vaccini.

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