IL CASO

Twitter fa causa al governo indiano per “eccesso di potere”

New Delhi obbliga il social a chiudere gli account della giornalista Rana Ayyoub e di Mohammad Zubair, titolare di un sito web, per aver diffuso notizie relative al “clima anti-musulmano nel Paese”. La società passa alle vie legali: “No alla censura”

06 Lug 2022

Lorenzo Forlani

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Twitter annuncia di aver avviato un’azione legale contro il governo indiano, dopo che quest’ultimo, nei giorni scorsi, ha obbligato la società a bloccare gli account e i tweet di una giornalista e del proprietario di un sito web – rispettivamente Rana Ayyoub e Mohammad Zubair, 2 milioni di follower in due – per aver diffuso informazioni considerate “lesive”, in particolare relative al “clima anti musulmano nel Paese”.

La causa per censura

Secondo Twitter le disposizioni del ministero indiano della Tecnologia e dell’Informazione e dell’Elettronica, che obbligano il social media a bloccare alcuni tweet, dimostrano un “uso eccessivo e sproporzionato dei poteri”. Il governo indiano aveva già annunciato l’eventualità di azioni legali nei confronti della compagnia, se non avesse eseguito quanto richiesto: in base all’ordine esecutivo chi non rispetta le regole rischia fino a sette anni di carcere, più una sanzione. “Tutti hanno la responsabilità di rispettare le leggi approvate dal Parlamento”, ha detto il ministro dell’Elettronica e della tecnologia informatica, Ashwini Vaishnaw, in una conferenza stampa.

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Non solo Twitter: proteste anche da Whatsapp

Twitter è la seconda grande piattaforma a chiedere provvedimenti nei confronti del governo indiano: in precedenza, anche WhatsApp aveva manifestato contrarietà nei confronti delle nuove regole approvate dalle autorità di Nuova Delhi sul controllo dei contenuti online, che la piattaforma ha definito “oppressive”.

Il regolamento indiano

Lo scorso anno il governo indiano ha emanato il nuovo regolamento per i media digitali Information Technology (Intermediary Guidelines and Digital Media Ethics Code) Rules 2021. Gli elementi salienti sono l’obbligo per qualsiasi azienda di istituire un meccanismo di riparazione e risoluzione in risposta ai reclami degli utenti o delle vittime, con clausole più stringenti per gli intermediari di social media significativi per numero di utenti. In particolare, questi ultimi sono obbligati a identificare il primo autore di informazioni di interesse giudiziario e a rimuovere le informazioni considerate illegali su ordine delle autorità locali. Inoltre, gli editori di notizie sui media digitali devono rispettare le stesse norme che valgono per il resto della stampa. Frutto di consultazioni tra il ministero dell’Elettronica e della tecnologia informatica e il ministero dell’Informazione e del broadcasting, il regolamento riguarda social network, media digitali e piattaforme Ott, sostituisce quello del 2011 e si inquadra nella legge Information Technology Act del 2000 (Sezione 87-2).

Due diligence e riparazione del danno

Le nuove regole prescrivono ai cosiddetti intermediari innanzitutto di eseguire una “due diligence”, ovvero un’attività di investigazione, dotandosi di un meccanismo di riparazione e risoluzione in risposta ai reclami degli utenti o delle vittime: a questo scopo deve essere nominata una figura ad hoc, che deve prendere in carico un reclamo entro 24 ore dalla sua presentazione e offrire una soluzione entro 15 giorni. In particolare, entro 24 ore dal ricevimento di un reclamo da parte della persona interessata o per suo conto, va “rimosso o disabilitato l’accesso” a contenuti, comprese immagini alterate, che espongono aree private, nudità o atti sessuali.

Il regolamento distingue tra “intermediari di social media” e “intermediari di social media significativi” sulla base del numero di utenti (le categorie sono quindi modificabili); ai secondi viene richiesta una “due diligence” aggiuntiva. Ciò significa che devono nominare un funzionario, che dovrebbe risiedere in India, responsabile di garantire la conformità alle norme; un referente per il coordinamento 24 ore su 24 e sette giorni su sette con le forze dell’ordine, residente in India; un funzionario, anche in questo caso residente, per i reclami e il meccanismo di riparazione.

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