LA MISURA

Video on demand, Agcom “cancella” l’aliquota aggiuntiva del 3%

Il Consiglio ha deciso di disapplicare il criterio previsto per i fornitori con sede all’estero ma che erogano servizi in Italia: “Profili di contrasto con il diritto Ue”. E propone la costituzione di un fondo per la produzione da alimentare con il 3% delle entrate derivanti dai servizi di media audiovisivi a richiesta

17 Feb 2020

Mi Fio

No all’aumento dell’aliquota fino ad un ulteriore 3% per i fornitori di video on demand con sede all’estero ma che erogano servizi in Italia: questa la misura approvata dall’Agcom nell’ambito del regolamento in materia di obblighi di programmazione e investimento a favore di opere audiovisive europee e di produttori indipendenti.

Il provvedimento, licenziato dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, fa seguito alle novità legislative introdotte dal decreto legge 28 giugno 2019 n. 59, (convertito con modifiche nella legge 8 agosto 2019, n. 81). L’Autorità presieduta da Angelo Marcello Cardani il cui rinnovo è in calendario al Parlamento domani 18 febbraio – ha deciso dunque di disapplicare il criterio (art. 44-quater, comma 1-bis, lett. a) del Testo Unico) in base al quale l’assenza di una sede operativa in Italia comporta l’aumento dell’aliquota fino ad un ulteriore 3%. L’Autorità – si legge nella nota emessa al termine del Consiglio – ha infatti ritenuto che la norma nazionale presenti possibili profili di contrasto con il diritto dell’Unione europea.

Su proposta del relatore Antonio Martusciello, il Consiglio “raccomanda che al fine di garantire livelli adeguati di investimento a favore delle opere audiovisive europee, sia prevista la costituzione di un fondo per la produzione, alimentato nella misura del 3% delle entrate generate dai servizi di media audiovisivi a richiesta”. La misura – da adottare in fase di recepimento della Direttiva – “rispecchia le indicazioni del legislatore comunitario ed è coerente con l’obiettivo di una crescita equilibrata del sistema produttivo audiovisivo nazionale previsto dalle modifiche legislative al Testo Unico”. A tal proposito l’Autorità ha deliberato di trasmettere una segnalazione al Governo.

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