IL DOSSIER

Facebook fra odio e polarizzazione politica: la whistleblower Haugen scatena la bufera

La ex manager accusa il social network di mancato controllo sui contenuti in nome del profitto. E persino di aver indirettamente reso possibile l’assalto a Capitol Hill. Ma l’azienda non ci sta

04 Ott 2021

Patrizia Licata

giornalista

facebook-161104165259

Facebook rischia una nuova bufera regolatoria dopo le accuse rivolte dalla whistleblower Frances Haugen, che ha affermato addirittura che il social media avrebbe indirettamente reso possibile organizzare l’assalto a Capitol Hill dello scorso gennaio. La Haugen, ex product manager di Facebook nel team anti-disinformazione, è apparsa sul programma televisivo di Cbs “60 Minutes” rivelando la sua identità dopo avere in forma anonima reso pubblici alcuni documenti dell’azienda di Menlo Park (email e presentazioni ad uso interno). I documenti hanno portato a un’indagine giornalistica del Wall Street Journal e quindi a un’audizione del Senato in merito ai presunti danni causati da Instagram sulle ragazze adolescenti.

La whistleblower accusa Facebook di mancato controllo sull’hate speech e le fake news polarizzazione delle grandi tematiche politiche. La documentazione interna è già in mano ad alcuni procuratori generali degli Stati Uniti, tra cui quello della California. Il rappresentante legale della Haugen, John Tye (fondatore della no-profit di avvocati Whistleblower Aid), ha anche trasmesso una denuncia all’organo americano di vigilanza sulla Borsa, Sec. Ha inoltre sentito le autorità dell’Unione europea e alla fine di ottobre comparirà davanti al Parlamento britannico con l’intenzione di spingere a un intervento regolatorio.

La whistleblower: Per Facebook “il profitto viene prima del bene pubblico”

Il Wall Street Journal ha pubblicato una serie di articoli sulla base delle email e presentazioni interne di Facebook che dimostrerebbero che l’azienda ha contribuito all’aumentata polarizzazione online quando ha modificato il suo algoritmo per i contenuti. Avrebbe anche trascurato di contrastare la diffidenza verso i vaccini. Infine il social media sarebbe stato consapevole del fatto che la sua app delle foto Instagram può avere un’influenza negativa sulla salute mentale delle giovanissime.

La Haugen testimonierà di fronte al Senato in un’udienza sulla protezione dei minori online in cui dovrà parlare di come Facebook abbia affrontato gli eventuali effetti di Instagram sugli utenti più giovani. 

“C’erano conflitti di interesse tra quello che era un bene per il pubblico e quello che era un bene per Facebook“, ha detto la Haugen in Tv. “Ripetutamente Facebook ha scelto di ottimizzare i propri interessi, ovvero fare più soldi”.

Haugen, che ha lavorato in precedenza per Google e Pinterest, ha anche dichiarato che Facebook ha mentito al pubblico riguardo ai progressi fatti per ridurre l’hate speech e le fake news sulla piattaforma. In più, secondo Haugen, il social network è stato usato per facilitare l’organizzazione dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio grazie al fatto che dopo le elezioni presidenziali americane Facebook ha tolto alcuni sistemi di sicurezza attivati in periodo pre-elettorale.

Facebook non intende fare del male, ha chiarito Haugen, ma le sue azioni non sono quelle che vengono pubblicizzate.

La replica di Facebook: “Impegnati contro i contenuti dannosi”

L’avvocato Tye ha mandato una denuncia alla Sec sulla base del fatto che Facebook è una società quotata e non deve mentire ai suoi investitori né nascondere informazioni essenziali. Invece, a detta del legale della whistleblower, la ricerca condotta internamente da Facebook su alcuni temi contrasterebbe con quanto affermato pubblicamente sui temi oggetto di tale ricerca.

Le accuse della whistleblower sul presunto ruolo indiretto di Facebook nell’assalto al Campidoglio Usa sono state definite “ridicole” dal vice president of global affairs dell’azienda, Nick Clegg. Una portavoce ha inoltre commentato l’intervista di Cbs ricordando che Facebook sta “continuando a migliorare significativamente” la piattaforma per affrontare la diffusione di “disinformazione e contenuti dannosi” e “suggerire che incoraggiamo i contenuti negativi e non facciamo niente è pura falsità”.

Sospeso il progetto Instagram Kids

Il top management di Instagram è già intervenuto per difendere l’azienda dalle accuse del Wall Street Journal secondo cui Instagram era al corrente di danni che l’uso della piattaforma provocava sui giovani, soprattutto le ragazze. Ma intanto Facebook ha sospeso il progetto Instagram Kids, l’iniziativa destinata agli utenti con meno 13 anni. Adam Mosseri, numero uno della photo app, ha detto che “Pur sostenendo la necessità di sviluppare questa esperienza abbiamo deciso di mettere in pausa questo progetto. Questo ci darà il tempo di lavorare con genitori, esperti, responsabili politici e autorità di regolamentazione, per ascoltare le loro preoccupazioni e dimostrare il valore e l’importanza di questo progetto online per i giovani adolescenti di oggi”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti trattati

Aziende

F
facebook
I
instagram

Approfondimenti

F
fake news
H
hate speech
R
regole

Articolo 1 di 5