Fake news, è guerra aperta. Facebook e Google affilano le armi - CorCom

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Fake news, è guerra aperta. Facebook e Google affilano le armi

Il social network pubblica il decalogo anti-bufale. BigG battezza il “bollino” che identifica gli articoli che fanno attività di verifica dei fatti

07 Apr 2017

F.Me

Facebook e Google affilano le armi contro le fake news. Il social network oggi ha annuciato un nuovo strumento informativo per aiutare gli utenti a distinguere le notizie attendibili da quelle false, o satiriche. Facebook introdurrà un tool in alto al NewsFeed: quando si cliccherà, si potrà accedere a più informazioni e risorse all’interno del Centro Assistenza Facebook, dove sono presenti consigli e un decalogo su come individuare meglio notizie false, “come ad esempio controllare l’Url del sito, investigare sulle fonti e cercare altre segnalazione sul tema.

I siti fake, ad esempio, spesso hanno una formattazione strana o con errori di battitura, oppure una url che scimmiotta quella di un sito autorevole. “Sappiamo che le persone vogliono vedere su Facebook informazioni corrette e lo vogliamo anche noi” sottolinea Adam Mosseri, Vice presidente e responsabile del News Feed. “Le notizie false e le bufale sono pericolose per la nostra comunità e rendono il mondo un luogo meno informato” continua. “Tutti noi abbiamo la responsabilità di frenarne la diffusione. Abbiamo lavorato consultandoci preventivamente con First Draft, un’associazione non profit dedicata a migliorare la capacità e la metodologia utilizzata per segnalare e condividere informazioni online”.

In Facebook, aggiunge Mosseri, “ci siamo concentrati su tre aree chiave: l’interruzione delle possibilità di guadagno, perché gran parte delle notizie false derivano dalla volontà di trarne profitto; sulla costruzione di nuovi prodotti per frenare la diffusione di notizie false e migliorare la diversità di informazione; e aiutare le persone a prendere decisioni più informate quando si trovano davanti a delle notizie false”.

“Il News Feed è il luogo per una comunicazione autentica” conclude. “Rafforzare l’alfabetizzazione mediatica è una priorità globale, e noi dobbiamo fare la nostra parte per aiutare le persone a capire come prendere decisioni e su quali fonti poter fare affidamento. Le notizie false sono contrarie alla nostra missione di connettere le persone attraverso storie significative. Continueremo a lavorare su questo progetto e siamo consapevoli di avere molto altro lavoro da fare”.

E anche Google corre ai ripari contro le bufale. Il motore di ricerca ha lanciato “Fact Check” in tutti i paesi sia sul suo motore principale sia Google News. Il sistema è stata creato con l’obiettivo di aiutare gli utenti a trovare informazioni utili, offrendo visibilità anche ai contenuti che gli editori creano. La società ha puntualizzato che unicamente gli editori “che sono algoritmicamente riconosciuti come fonte autorevole” potranno contribuire a queste verifiche.

“Con migliaia di nuovi articoli pubblicati online ogni minuto di ogni giorno, la quantità di contenuti con cui si confrontano gli utenti può risultare eccessiva – puntualizza BigG in una nota – E purtroppo, non tutti questi contenuti sono aderenti ai fatti o veri, rendendo così difficile per i lettori distinguere i fatti da ciò che è falso. Ecco perché ad ottobre, insieme ai nostri partner di Jigsaw, abbiamo annunciato che in alcuni Paesi avremmo iniziato a consentire agli editori di mostrare l’etichetta ‘Fact Check’ in Google News. Questa etichetta consente di identificare in modo più immediato gli articoli di verifica dei fatti”.

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“Dopo aver valutato i riscontri ricevuti da parte degli utenti e degli editori, abbiamo deciso di rendere disponibile l’etichetta Fact Check in Google News ovunque e di estenderla al motore di ricerca, a livello globale e in tutte le lingue. Per la prima volta – spiega l’azienda – quando viene effettuata una ricerca su Google che restituisce un risultato che contiene la verifica dei fatti di uno o più affermazioni pubbliche, questa informazione verrà chiaramente visualizzata nella pagina dei risultati di ricerca. Lo snippet mostrerà informazioni sulla dichiarazione verificata, da chi è stata fatta e se una fonte ha verificato quella particolare dichiarazione”.

Google precisa che queste informazioni non saranno disponibili per qualsiasi risultato e potrebbero esserci pagine di risultati di ricerca in cui diverse fonti hanno verificato la stessa affermazione, raggiungendo però conclusioni diverse. “Queste verifiche dei fatti naturalmente non sono effettuate da Google e potremmo anche non essere d’accordo con i risultati, proprio come diversi articoli di fact checking potrebbero essere in disaccordo tra loro, tuttavia riteniamo che sia utile per le persone capire il grado di consenso attorno a un argomento e avere informazioni chiare su quali fonti concordano – puntualizza la nota – Rendendo queste attività di fact checking più visibili nei risultati di ricerca, riteniamo che gli utenti possano esaminarle e valutarle con maggiore facilità per formarsi così opinioni e pareri informati”.

Per poter usufruire di questa etichetta, gli editori devono utilizzare il markup ClaimReview di Schema.org sulle pagine nelle quali effettuano il fact checking di dichiarazioni pubbliche o usare il widget Share the Facts sviluppato dal Duke University Reporters Lab e Jigsaw.

“Solo gli editori che sono algoritmicamente determinati come fonte autorevole di informazioni si qualificheranno per essere inclusi”, afferma il gruppo. Infine, i contenuti dovranno rispettare le norme generali che si applicano a tutti i tag di dati strutturati e ai criteri di Google News Publisher per il fact checking. “Se un editore o un articolo di fact checking non raggiunge questi standard o non rispetta tali norme, potremo, a nostra discrezione, ignorare il markup”. L’inziativa, ci tiene a puntualizzare BigG, “non sarebbe stata possibile senza l’aiuto di altre organizzazioni e senza il sostegno della comunità di fact checking, che è cresciuta fino a includere più di 115 organizzazioni”.

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