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IL CASO

La Russia blocca Telegram. Il fondatore Durov: “Attacco alla libertà”

Il Roskomnadzor ha iniziato le procedure per vietare la app “colpevole” di non aver fornito ai servizi di sicurezza le chiavi per decrittare i messaggi, nell’ambito delle indagini sull’attentato alla metro di San Pietroburgo di aprile 2017. Il manager: “Atto incostituzionale. Privacy degli utenti cruciale per le nostre attività”

16 Apr 2018

F. Me

La Russia blocca Telegram. Il Roskomnadzor, l’autorità per le telecomunicazioni, ha iniziato le procedure per stoppare la app di messaggistica, in conformità con la sentenza di venerdì scorso, chiedendo ai provider di telefonia di attuare il blocco. Il direttore dell’Autorità ha annunciato che presto farà richiesta ad Apple e Google di rimuovere l’app dai loro negozi online. Gli utenti segnalano già i primi disservizi.

Venerdì scorso una corte di Mosca aveva accolto la richiesta dell’autorità delle telecomunicazioni della Russia di bloccare l’accesso in Russia a Telegram per non aver fornito ai servizi di sicurezza (Fsb) le chiavi per decrittare i messaggi degli utenti. Telegram potrà ricorrere in appello ma il blocco, stando alla legislazione russa, è già esecutivo e sarà in vigore “fino a quando non saranno soddisfatte le richieste dell’Fsb”, ha detto il giudice Yulia Smolina.

È l’ultimo passaggio di una lunga contesa fra la popolare app di messaggistica e le autorità russe, iniziata nel giugno del 2017 quando, per la prima volta, il Roskomnadzor ha imposto a Telegram di consegnare ai servizi segreti russi le chiavi per decrittare i messaggi fra gli utenti, pena il blocco del servizio. L’Fsb ha più volte detto che l’attentato alla metro di San Pietroburgo di aprile 2017 è stato organizzato attraverso Telegram, circostanza che la compagnia ha sempre descritto come “strumentalizzazione”. Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, però si è opposto all’ordine, così, nell’ottobre 2017, Telegram è stato multato per 800mila rubli.

Per Durov la decisione di bloccare Telegram è incostituzionale. In un post sul social network VKontakte ha promesso di continuare a difendere il diritto degli utenti russi alla segretezza della corrispondenza.

Allo stesso tempo, secondo Durov, la minaccia terroristica in Russia rimarrà allo stesso livello: “Dal momento che gli estremisti continueranno a utilizzare canali di comunicazione crittografati in altri sistemi di messaggistica o tramite Vpn”. Il manager ha inoltre avvertito che la transizione ad altri sistemi  di chat ridurrà il livello di sicurezza nazionale in Russia. “La sicurezza nazionale della Russia diminuirà, dal momento che alcuni dati personali dei russi passeranno dall’applicazione russa neutrale a quelle di WhatsApp e Facebook controllate dagli Stati Uniti”, ha spiegato.

“La privacy non è in vendita, e i diritti umani non devono essere compromessi dalla paura o dall’avidità – ha concluso Durov – Il potere dei governi locali sulle compagnie IT è basato sui soldi. In qualsiasi momento, un governo può far crollare i titoli di quelle compagnie, minacciando di bloccare i flussi di entrate dai propri mercati e quindi costringere queste società a fare cose strane (ricordate? Come l’anno scorso Apple ha spostato i server iCloud in Cina). A Telegram, possiamo permetterci il lusso di non preoccuparci dei flussi di entrate o delle vendite di annunci”.

Telegram è usato in Russia da 15 milioni di persone. E anche il Cremlino ha un canale tutto suo. Ma per il Roskomnadzor è solo una risorsa sovversiva, che non vuole obbedire alla legge e consegnare le chiavi d’accesso. Per questo, in poche ore oggi è stato bloccato.

La storia di Durov inizia nel 2006 quando, dopo la laurea all’Università di San Pietroburgo, fonda assieme al fratello Nikolai, il social network VKontakte. VK diventa rapidamente il più utilizzato nel blocco sovietico, arrivando a 350 milioni di utenti, e in Russia batte Facebook. La piattaforma, che ha la sede centrale a San Pietroburgo, è spesso utilizzata dai manifestanti anti-Putin per l’organizzazione di eventi a sostegno degli attivisti contrari alle politiche del Cremlino. Nel 2014 Durov, che non ha mai nascosto critiche verso il presidente russo, vende VK e lascia la Russia, dopo essersi rifiutato di fornire i dati personali dei militanti ucraini filo-europei.

Ancora insieme al fratello Nikolai, Durov lancia quindi Telegram a New York nel 2013. Grazie a un complesso sistema che permette di criptare i messaggi, l’app si presenta ai suoi utenti come una garanzia di libertà e segretezza. Un sistema, quello della segretezza, che si è rivelato un’arma a doppio taglio e che ha spesso portato a frizioni con le autorità russe, dalle quali è stato a volte bloccato.

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