Neanche Biden molla le big tech: Google e Facebook rischiano (ancora) lo spezzatino - CorCom

CONCORRENZA

Neanche Biden molla le big tech: Google e Facebook rischiano (ancora) lo spezzatino

Il presidente eletto non sarebbe propenso a cambiare strategia e, anzi, vorrebbe dare un colpo di acceleratore all’azione antitrust messa in campo da Trump. Nel mirino anche Amazon

12 Gen 2021

Patrizia Licata

giornalista

Il presidente eletto Joe Biden, che si insedierà alla Casa Bianca il 20 gennaio, potrebbe premere un ulteriore colpo di acceleratore sull’indagine antitrust che coinvolge Google e Facebook e che già l’amministrazione Trump ha messo sulla corsia veloce.

L’American economic liberties project, un gruppo anti-monopoli con sede a Washington e forte influenza sui decisori politici, ha infatti pubblicato uno studio in cui raccomanda una serie di azioni da parte delle autorità Usa che vigilano sulla concorrenza di mercato. E a capo del gruppo c’è Sarah Miller, parte del team di transizione di Biden e ferma sostenitrice di misure antitrust contro le Big tech.

Impegno a “spezzare Google”

Lo studio dell’American economic liberties project chiede all’amministrazione Biden di adottare il pugno duro contro le Big tech nominando a capo del dipartimento di Giustizia e della Ftc persone con una forte propensione alla vigilanza antitrust e all’imposizione del rispetto delle regole. Soprattutto, il gruppo chiede al procuratore generale scelto da Biden, Merrick Garland, di “impegnarsi pubblicamente a spezzare Google in più società”. 

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“Il movimento anti-monopolio è veramente giovane….Noi abbiamo voluto esporre la nostra visione alle persone della nuova amministrazione e proporre una roadmap chiara di quello che non solo è possibile ma necessario”, ha dichiarato la Miller all’agenzia Reuters.

Estendere le indagini antitrust

Il report sostiene che i dossier antitrust contro Google e Facebook vanno ampliati e che le indagini dovrebbero indurre allo scorporo di parte delle attività di questi colossi tecnologici. In particolare, l’American economic liberties project chiede con insistenza al dipartimento di Giustizia di confermare che proseguirà la sua causa antitrust contro Google estendendo le aree oggetto di contestazione oltre quella attuale della ricerca e alla pubblicità Internet. Per il gruppo anti-monopoli la causa dovrebbe riguardare anche le mappe, il travel e il Play Store.

Il dipartimento di Giustizia americano ha depositato la causa antitrust contro Google lo scorso 20 ottobre. L’accusa rivolta al gigante di Mountain View è di dominare i mercati dell’online search & advertising. A dicembre, la Federal trade commission (Ftc), altro ente federale con poteri antitrust, ha fatto causa a Facebook contestando la sua strategia nelle acquisizioni: secondo la Ftc il social media ha proceduto con una strategia “buy or bury” (comprali o sotterrali) per fare tabula rasa dei concorrenti.

Avviare una causa anche contro Amazon

Il “movimento” anti-monopolio spinge per andare oltre gli standard finora adottati dalle autorità antitrust, che guardano ai possibili danni per i consumatori in termini di prezzi finali. Il report stimola invece gli enti che vigilano sulla concorrenza di mettere in discussione i merger conclusi da un “compratore potente” e di non accettare più patteggiamenti con le aziende che non ammettono di aver violato la legge.

Un’altra raccomandazione è di eliminare le clausole non-compete negli accordi di lavoro e di porre fine ai conflitti di interesse impedendo alle aziende di gestire piattaforme in cui sono anche un concorrente, come nel caso di Amazon.com che gestisce un marketplace dove è anche un venditore come i merchant che ospita.

L’American economic liberties project chiede infatti alla Ftc di avviare urgentemente una causa antitrust contro Amazon perché, sostiene il gruppo, danneggerebbe i concorrenti.

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