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INTERNET

Net neutrality, 22 Stati Usa fanno causa alla Fcc: “Decisione arbitraria e capricciosa”

L’appello presentato da una coalizione guidata dal procuratore generale di New York Eric Schneiderman: “Gli Isp si trasformeranno in gatekeepers e decideranno che cosa vediamo e facciamo online; il ribaltamento delle norme di Obama è illecito”

18 Gen 2018

Patrizia Licata

giornalista

La causa che cercherà di ribaltare le decisione della Fcc sulla net neutrality è pronta: i procuratori generali di 22 Stati Usa hanno presentato appello contro la disposizione varata a dicembre dal regolatore delle comunicazioni, la Federal Communications Commission, che ha annullato il regolamento sulla net neutrality approvato nel 2015 quando alla guida dell’ente federale c’era Tom Wheeler e alla Casa Bianca sedeva Barack Obama. La coalizione di procuratori generali, guidata dal New York Attorney General Eric Schneiderman, ha presentato una petizione in cui chiede alla Corte d’Appello degli Stati Uniti del circuito del District of Columbia di passare in esame la decisione con cui la Fcc ha stralciato le norme sulla sulla net neutrality perché, dal punto di vista dei procuratori generali, è “illegale” ed è stata assunta in modo “arbitrario e capriccioso”.

Le regole del 2015 hanno stabilito che i fornitori di accesso a Internet (Isp) sono servizi di telecomunicazione assimilabili alle utility e ricadono nel Title II della legge sulle comunicazioni; ciò li ha resi passibili di maggiore intervento regolatorio. Da sempre osteggiata dalle grandi telco, questa disposizione pro-net neutrality è stata invalidata dalla Fcc, oggi guidata dal chairman Ajit Pai che, come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è nemico della regulation. I fornitori di banda larga tornano così nel Title I del Communications Act in quanto servizi di informazione, meno passibili di regolazione.

Secondo il procuratore generale di New York, lo stralcio delle regole del 2015 sulla net neutrality trasforma gli Internet service providers in gatekeepers, ovvero in guardiani che decidono chi passa e chi non passa sulle loro reti e li autorizza a “mettere i profitti davanti agli interessi dei consumatori controllando al tempo stesso che cosa vediamo, che cosa facciamo e che cosa diciamo online”.

Gli altri procuratori generali che partecipano alla causa sono quelli degli Stati di California, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Iowa, Kentucky, Maine, Maryland, Massachusetts, Minnesota, Mississippi, New Mexico, North Carolina, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, Vermont, Virginia, Washington e District of Columbia.

Richiamandosi alla legge Administrative Procedure Act, il gruppo di procuratori genereali sostiene che la decisione della Fcc non è stata presa in base a solide motivazioni; le nuove disposizioni rappresentano un allontanamento dalla tradizionale posizione della Commission in difesa della neutralità della rete che non tiene conto dei dati obiettivi sul danno che viene arrecato all’innovazione dell’industria e alla libera scelta del consumatore. Per i procuratori il ritorno alla classificazione degli Isp nel Title I è “un’errata e irragionevole interpretazione della legge sulle telecomunicazioni”; inoltre la decisione della Fcc illecitamente accentra nel regolatore federale poteri che in parte pertengono alle leggi statali.

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