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IL CASO

Privacy, Google e Yahoo nel mirino del Garante per il caso Cantone

Istanza dell’authority sui due motori di ricerca, dove sono ancora indicizzati contenuti hot associati alla donna morta suicida a settembre. Verifiche partite dal reclamo della madre. Il legale: “Vogliamo l’eliminazione totale”

23 Feb 2017

Andrea Frollà

Google e Yahoo finiscono nel mirino del Garante per la Privacy a causa del caso Tiziana Cantone. La vicenda della ragazza 31enne di Mugnano di Napoli, che si è tolta la vita il 13 settembre scorso dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard, aveva riacceso un acceso dibattito attorno al controllo dei contenuti in Rete. Ora, sulla base del reclamo presentato il 16 dicembre scorso da Teresa Giglio, l’authority ha aperto un’istanza per capire perché i principali motori di ricerca, ossia quelli di Google e Yahoo, indicizzino ancora oggi numerose pagine web sulle quali sono pubblicate immagini e video pornografici associati al nome della ragazza.

Il presidente dell’autorità, Antonello Soro, ha chiesto informazioni ai due colossi non solo per verificare le richieste formulate dalla Giglio, ma anche per indicare quali sistemi abbiano usato e quali intendano in futuro utilizzare per evitare la deindicizzazione delle pagine che illegittimamente pubblicano video e immagini pornografiche associandole a Tiziana Cantone.

“Il nostro obiettivo è ottenere la eliminazione dal web di tutte le immagini oscene e di tutti i video pornografici che ritraggono la povera Tiziana – spiega l’avvocato Andrea Orefice, che assiste la mamma della vittima -. Sappiamo che questo obiettivo sarà molto difficile da raggiungere, anche perché i siti che tuttora pubblicano i video e le immagini incriminati hanno spesso sede in Paesi estranei alla Unione europea, fuori dalla competenza del Garante per la protezione dei dati personali e in ogni caso in Paesi nei quali la normativa sulla privacy non assicura ai singoli le medesime garanzie di quella europea”. Parlare di risultato straordinario, secondo il legale, sarà possibile “solo se riuscissimo ad ottenere la deindicizzazione dai principali motori di ricerca delle pagine sulle quali si trovano pubblicate le immagini e i video illeciti di Tiziana, giacché ciò li renderebbe di fatto inaccessibili alla utenza comune, che utilizza quotidianamente i principali motori di ricerca per i motivi più disparati, dallo studio alla pura curiosità”.

Nei giorni scorsi c’erano stati sviluppi anche sulle indagini penali aperte dalle Procura di Napoli e Napoli Nord dopo la morte della ragazza, con i carabinieri della sezione cybercrime del Comando Provinciale di Napoli che erano riusciti a sbloccare l’iPhone di Tiziana estrapolando alcuni file audio risalenti alle ore precedenti alla morte della ragazza. La Procura di Napoli ha poi indagato, per calunnia, l’ex fidanzato di Tiziana, Sergio Di Paolo, accusato di aver indotto la 31enne a querelare per diffamazione i quattro ragazzi cui erano stati inviati i video hot.