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“Saltano” le traduzioni dal cinese su WeChat: bug o censura?

Spedendo un messaggio, con una emoticon che rappresenta una bandiera di un Paese straniero, e usando la funzionalità di traduzione si generano automaticamente parole a caso che non consentono la comprensione. La piattaforma si scusa con gli utenti e promette di intervenire

Pubblicato il 18 Dic 2019

wechat

Un bug o forse no. Quando nel sistema di traduzione di WeChat, l’app-piattaforma del colosso social cinese Tencent, viene inserita una bandiera di un paese non cinese, l’app inserisce una serie di parole a caso che rendono incomprensibile il messaggio. Un “errore” del software di traduzione che l’azienda cinese ha detto che correggerà quanto prima, ma c’è chi invece pensa che sia un esperimento per rallentare o addirittura sabotare la comunicazione.

Se ne sono accorti vari utenti sui social, che nei giorni scorsi hanno cominciato a condividere le prime informazioni, raccolte dalla stampa internazionale. Spedendo un messaggio con una emoticon che rappresenta una bandiere (non cinese) e usando subito dopo la funzionalità di traduzione dal cinese in un’altra lingua, ad esempio l’inglese, porta come conseguenza alla generazione automatica di messaggi in inglese con parole a caso che a quanto pare secondo la stampa prendono in giro il paese la cui bandiera è stata inserita.

«Ci siamo attivati subito – ha detto un portavoce di Tencent – per risolvere il problema. Siamo grati agli utenti che hanno notato e segnalato il problema e ci scusiamo per qualsiasi inconveniente possa aver causato».
Anche se le parole che seguono le traduzioni automatiche sembrano scelte a caso, in alcuni momenti paiono molto meno a caso. Ad esempio, una traduzione partendo da una bandiera canadese introduce le parole “lei è in prigione”, che secondo alcuni potrebbero far riferimento a Meng Wanzhou, CFO di Huawei, figlia del fondatore e messa agli arresti da Ottawa su richiesta di Washington per una presunta frode bancaria.
A sua volta la Cina trattiene in prigione due cittadini canadesi, l’ex diplomatico Michael Kovrig e l’uomo d’affari Michael Spavor, arrestati subito Meng Wanzhou e accusati in pratica di spionaggio industriale ai danni di aziende di stato.

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