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L'INIZIATIVA

Social media nel mirino del governo Uk: in vista una stretta regolatoria

Dopo il suicidio di una studentessa di 14 anni stampa e opinione pubblica chiedono a Theresa May norme più efficaci: multe, blocco dell’accesso ai siti e anche responsabilità penali i pilastri del pacchetto

09 Apr 2019

Antonio Dini

Bisogna mettere il guinzaglio ai social media, quando diventano pericolosi. Vale a dire quando i minori si trovano esposti a un flusso incontrollato di contenuti che possono avere conseguenze anche letali. Come nel caso della piccola Molly Russell, caduta in depressione e suicida, secondo i genitori, per via della continua esposizione ai materiali online presenti sui suoi social. Il caso Russell ha scosso la Gran Bretagna e ieri è arrivata la risposta della politica: la proposta di creare una serie di normative che permettano di controllare i contenuti condivisi dagli utenti dei social media. Se questi controlli non vengono esercitati dai social media stessi, che devono proteggere i minori e le persone più esposte ai contenuti maggiormente offensivi, allora devono scattare le multe: sanzioni salate che lascino un segno anche nei fatturati stellari dei big.

Il problema è soprattutto quello dei minori, che causa preoccupazione in tutto il mondo ma che è particolarmente sentito in questo momento in Gran Bretagna. Ma tutti i governi occidentali stanno cercando di trovare un modo per controllare i contenuti delle piattaforme dei social media, accusate anche di incoraggiare gli abusi, diffondere la pornografia online e influenzare o manipolare gli elettori. L’ultimo caso, la trasmissione live del massacro nella moschea neozelandese da parte di Facebook, ha tra le altre cose spinto il governo australiano a dichiarare che multerà la piattaforma di Mark Zuckerberg e delle società hi-tech che ospitano copie del video tratto dalla diretta come YouTube, a meno che tutte le copie non vengano rimosse “molto rapidamente”.

Adesso è la volta del Regno Unito: in una prima bozza che è filtrata sui media britannici, la posizione del governo appare chiara: multe, blocco dell’accesso ai siti e anche responsabilità penali personali per il senior management delle aziende per non aver impedito la distribuzione di contenuti violenti e pericolosi. Inoltre, per la prima volta il governo britannico starebbe pensando all’idea di creare un organo incaricato di regolare proprio questi aspetti.
Secondo TechUK, associazione di categoria per il commercio elettronico, la bozza è un passo in avanti significativo, ma che dovrebbe essere anche articolato nel modo giusto per risultare davvero efficace.

Secondo il Primo ministro Theresa May, mentre Internet può essere brillante nel connettere le persone, non ha sempre fatto abbastanza per proteggere gli utenti, in particolare i bambini e i giovani. «Questo non va bene, ed è tempo di fare le cose in modo diverso», ha detto May. Che ha aggiunto: «Abbiamo ascoltato gli attivisti e i genitori e stiamo dando un onere legale per le società di Internet di mantenere le persone che vanno in rete al sicuro».

L’obbligo di diligenza dovrebbe fare in modo che le aziende si assumano maggiori responsabilità per la sicurezza degli utenti e affrontino i danni causati da contenuti o attività sui loro servizi. Il regolatore, che nel medio termine verrebbe finanziato dal settore industriale, dovrà stabilire standard di sicurezza chiari.

Un comitato parlamentare ha anche chiesto che si faccia di più per rendere maggiormente trasparente la pubblicità politica e le campagne sui social media. «È vitale – ha detto Damian Collins, conservatore, che presiede il comitato per il digitale, la cultura, i media e lo sport – che la nostra legge elettorale sia aggiornata al più presto possibile, in modo che gli utenti dei social media sappiano chi li sta contattando con messaggi politici e perché. In caso di elezioni anticipate, sarà necessario introdurre una legislazione di emergenza per raggiungere questo obiettivo».

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