Stretta Ue su Google & co, il Parlamento: "Servono norme a prova di futuro" - CorCom

DIGITAL SERVICES ACT

Stretta Ue su Google & co, il Parlamento: “Servono norme a prova di futuro”

Strasburgo chiede regole più severe per i servizi digitali. Nel mirino fake news, contenuti illeciti, pubblicità e algoritmi. Al vaglio un’entità europea di monitoraggio che può erogare sanzioni

21 Ott 2020

Patrizia Licata

giornalista

Norme specifiche per le grandi piattaforme che svolgono una funzione di controllo di accesso al mercato digitale (gatekeeper): è la richiesta del  Parlamento europeo che ha approvato due relazioni d’iniziativa legislativa distinte, in cui chiede alla Commissione di risolvere le attuali lacune normative relative all’ambiente online, nel suo pacchetto di legge sui servizi digitali (Dsa, Digital services act) che sarà presentato a dicembre.

I deputati vogliono anche regole più severe per pubblicità mirata – fino alla possibilità di un totale divieto – più controlli su contenuti online, una migliore protezione per i consumatori dai prodotti illegali, contraffatti e non sicuri. L’Europarlamento invita la Commissione ad agire in modo da prevenire i fallimenti del mercato causati dalle grandi piattaforme, al fine di aprire i mercati a nuovi attori, tra cui Pmi e start-up.

Rendere gli utenti meno dipendenti dagli algoritmi

I deputati vogliono anche garantire agli utenti un maggiore controllo sul contenuto cui sono esposti online, consentendo loro di disattivare la selezione automatica dei contenuti, e renderli meno dipendenti dagli algoritmi. La pubblicità mirata deve essere regolamentata in modo più severo a favore di forme di pubblicità meno invasive e contestualizzate che richiedono quantità minori di dati e non dipendono da una precedente interazione degli utenti con i contenuti. Si invita inotre la Commissione a valutare le opzioni per regolamentare la pubblicità mirata, compresa un’eliminazione graduale che sfoci in un divieto.

La legge Dsa dovrebbe prevedere, ove possibile, il diritto di usare i servizi digitali in modo anonimo. Infine, al fine di garantire il rispetto delle nuove regole, la Commissione dovrebbe valutare la possibilità di istituire un’entità europea incaricata del monitoraggio e di irrogare sanzioni.

Regole più severe per far fronte ai contenuti illeciti online

Tutti i fornitori di servizi digitali operanti da paesi terzi saranno tenuti a rispettare le norme sui servizi digitali, allorché i loro servizi si rivolgono anche a consumatori o utenti all’interno dell’Ue.

I deputati chiedono di istituire un meccanismo di “notifica e azione” vincolante, affinché gli utenti possano notificare agli intermediari contenuti o attività potenzialmente illeciti. Ciò aiuterà gli intermediari a reagire rapidamente ed essere più trasparenti in relazione alle azioni adottate nei confronti di contenuti potenzialmente illeciti. Gli utenti devono poter presentare ricorso tramite un organismo nazionale di risoluzione delle controversie.

Distinzione fra contenuto illecito e nocivo

Il Parlamento chiede che venga fatta una precisa distinzione tra contenuto illecito e contenuto nocivo (il regime di responsabilità giuridica dovrebbe riguardare il “contenuto illecito”, solo secondo quanto definito dal diritto comunitario o nazionale).

Le piattaforme dovrebbero evitare di introdurre filtri sui contenuti caricati o alcuna forma di controllo dei contenuti ex ante, per i contenuti nocivi o illeciti. La decisione finale sulla natura lecita o meno dei contenuti dovrebbe essere presa da un organo giuridico indipendente e non da aziende private.

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I contenuti nocivi, l’incitamento all’odio e la disinformazione dovrebbero essere contrastati attraverso un obbligo di maggiore trasparenza e grazie all’alfabetizzazione mediatica e digitale.

Internet più sicuro per i consumatori

Il Parlamento afferma che il principio che “ciò che è illegale offline lo è anche online”, così come la protezione dei consumatori e la sicurezza degli utenti, dovrebbero diventare i principi guida della normativa sui servizi digitali.

I servizi e le piattaforme di intermediazione online devono migliorare la loro capacità di individuare e rimuovere le dichiarazioni false e contrastare gli operatori commerciali disonesti, ad esempio chi vende falsi dispositivi medici o prodotti pericolosi, come accaduto durante la pandemia di Covid-19.

I deputati chiedono anche l’introduzione di un nuovo principio “conosci il tuo cliente” (Know Your Business Customer), che prevede che le piattaforme controllino e blocchino le società fraudolente che utilizzano i loro servizi per vendere prodotti e contenuti illegali e non sicuri.

Inoltre, devono essere presentate delle norme specifiche per prevenire i fallimenti del mercato (anziché limitarsi a porvi rimedio) causati dalle grandi piattaforme, al fine di aprire i mercati a nuovi attori, tra cui Pmi e start-up.

Diritti fondamentali online

In una terza risoluzione non legislativa, presentata dalla commissione per le libertà civili, e incentrata sulle questioni relative ai diritti fondamentali, si invitano i fornitori di servizi digitali a ritirare i contenuti dalla rete in modo “diligente, proporzionato e non discriminatorio” al fine di salvaguardare la libertà di espressione e di informazione, nonché la privacy e la protezione dei dati personali.

I deputati sottolineano inoltre la natura problematica del “micro-targeting” basato su caratteristiche che espongono vulnerabilità fisiche o psicologiche, in quanto diffonde incitamento all’odio e disinformazione, e chiedono trasparenza in merito alle politiche di monetizzazione delle piattaforme online.

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