Tassare gli Ott per fare la rete italiana a banda ultralarga fissa e mobile - CorCom

LA PROPOSTA

Tassare gli Ott per fare la rete italiana a banda ultralarga fissa e mobile

Lo studio a firma dell’economista esperto di Tlc Maurizio Matteo Dècina. “Ci vorranno 10-15 miliardi per realizzare le infrastrutture Ftth e 5G. Secondo una simulazione una tassazione equa delle web company potrebbe generare introiti fiscali per lo Stato fino a 50 miliardi in 10 anni”

22 Giu 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Rete fissa con modello di sviluppo unico e sinergico sotto il controllo pubblico; Tassazione degli Over the Top per ragioni di equità ed efficienza; Reinvestimento dei fondi per la costruzione di motori di ricerca e piattaforme italiane strategiche sia in termini economici che politico-militari; Emissione di una criptovaluta italiana correlata con indicatori etici; Ripianificazione di tutte le politiche economiche nazionali con oggetto l’Ict al fine di identificare i veri obiettivi finali, non solo profitti, fondi pubblici o incarichi ma anche il fine ultimo per il sistema paese (occupazione, reddito pro capite, uguaglianza, benessere) con un piano di lungo periodo. Queste le cinque proposte messe nero su bianco nello studio “Evitare una débâcle dell’Ict italiano tornando a crescere” (qui lo studio completo) a firma dell’esperto di Tlc Maurizio Matteo Dècina che annuncia a CorCom la pubblicazione, subito dopo l’estate, del suo nuovo libro intitolato “Storia e controstoria delle Tlc italiane” in cui molte delle tesi dello studio saranno ampiamente analizzate.

Iniziato come uno studio statistico sulle relazioni tra lo sviluppo digitale, la corruzione, l’efficienza della giustizia, la velocità dell’apparato burocratico e il grado di equità e giustizia sociale, il documento di sintesi evidenzia le principali criticità del settore. “Tutti i dati a disposizione, oltre a mostrare una posizione delicata del nostro Paese, mostrano una quasi perfetta correlazione tra loro – spiega Dècina a CorCom -. A maggiori livelli di trasparenza e giustizia, sia in termini di efficienza legale che di equità sociale, corrispondono maggiori livelli di sviluppo digitale. Anche il grado di efficienza della burocrazia ed il grado di uguaglianza dei redditi hanno una correlazione molto lineare con lo sviluppo digitale. Da specificare che questo tipo di relazioni potrebbe essere di interdipendenza reciproca, un po’ come un cane che si morde la coda, poiché fenomeni come corruzione, ingiustizia, diseguaglianza e burocratizzazione influiscono negativamente sullo sviluppo digitale, e allo stesso tempo la mancanza di un adeguato sviluppo digitale alimenta le inefficienze sopra citate”.

Analisi sulle relazioni fra digitale e corruzione

Secondo Dècina esiste una relazione estremamente lineare tra il Desi Index e il Corruption Index. “La relazione potrebbe essere di interdipendenza poiché la digitalizzazione influisce sulla trasparenza e legalità, ma allo stesso tempo la poca trasparenza e legalità frena o limita i benefici della digitalizzazione”, spiega a CorCom.

Lo sviluppo digitale è inoltre anche correlato con il peso della burocrazia e il grado di efficienza della Giustizia. E anche il livello di equità sociale potrebbe influire su di un equilibrato sviluppo digitale, e viceversa, con una relazione di interdipendenza.  “Se l’economia digitale non ha portato in Italia i benefici sperati è dipeso in gran parte anche da fenomeni quali corruzione, peso della burocrazia, inefficienza della giustizia e mancanza di equità sociale”.

Impatto sul Pil della rete unica di Tlc

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Nei prossimi anni – si legge nello studio – ci vorranno 10-15 miliardi per realizzare le due reti previste (Ftth e 5G). Considerando anche i costi per le licenze, si ha un delta di circa 20-25 miliardi di euro rispetto agli investimenti “as usual”. La redditività degli investimenti è però molto inferiore al costo del capitale. Come verranno finanziati questi investimenti? Secondo Dècina “nonostante con Open Fiber ci sia stato un effetto positivo dovuto alla concorrenza, per evitare inefficienze la soluzione è una rete unica sotto il controllo dello Stato”. Dècina parte dalla considerazione che nel caso di tariffe di accesso basse (a vantaggio dei consumatori) i flussi di cassa dello scenario attuale sono economicamente insostenibili (non diventano mai positivi nell’arco di 20 anni). “Ne consegue che nel caso di duopolio attuale si ha il rischio di aumenti o persistenza di tariffe alte, oltre al rischio di fallimento delle attività stesse di cablaggio”.

Sia dal punto di vista dell’Offerta Aggregata (savings degli operatori di rete ) sia della Domanda Aggregata (incremento delle potenzialità di spesa del consumatore derivanti dalla riduzione delle tariffe), emerge che gli scenari alternativi potrebbero avere un impatto sul Pil molto positivo.

Effetti degli Over the top e loro tassazione

All’interno dello studio si propone un modello di simulazione della tassazione degli Over the Top in linea con la pressione fiscale media delle aziende italiane (in modo tale che il gettito relativo percentuale sia comparabile). “Il risultato della simulazione è il seguente: una tassazione equa degli Over the Top potrebbe generare introiti fiscali per lo Stato fino a 50 miliardi di euro in 10 anni, cifra sufficiente per realizzare non una ma cinque reti in larga banda con tanto di portali e servizi a valore aggiunto – sottolinea Dècina -. Una banda larga fissa o mobile senza servizi o piattaforme italiane a valore aggiunto (tali da avere effetti sul Pil) è del tutto inutile, serve solo per alimentare speculazioni multinazionali. Da notare infatti che qualsiasi investimento pubblico generico nel digitale in un Paese iniquo, inefficiente, ingiusto, burocratizzato non avrà alcun effetto se non quello di diminuire i livelli occupazionali con conseguente ovvia discesa del Pil”.

LO STUDIO “EVITARE UNA DEBACLE DELL’ICT ITALIANO TORNANDO A CRESCERE”

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