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Usa, maxi-causa contro Facebook. Dismissione in vista per WhatsApp e Instagram?

La Federal trade commission e 48 Stati in una mossa legale senza precedenti accusano il social network di aver adottato una precisa strategia di eliminazione della concorrenza e esigono “rimedi”. Nel mirino le due maxi acquisizioni. La replica: “Revisionismo storico”

Pubblicato il 10 Dic 2020

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Una causa antitrust di dimensioni inedite si abbatte sul colosso dei social media Facebook: negli Stati Uniti la Federal Trade Commission e una coalizione di procuratori generali di 48 Stati e territori americani hanno depositato due cause separate contro l’azienda guidata da Mark Zuckerberg. Nel mirino due delle maggiori acquisizioni realizzate da Facebook: Instagram and WhatsApp.

In entrambe le azioni legali si sostiene che Facebook abbia adottato una precisa strategia volta a comprare i potenziali rivali per farli uscire dal mercato del social networking e mantenerne così il controllo. L’accusa cerca di ottenere dal giudice l’imposizione di rimedi per il presunto comportamento anti-concorrenziale. Facebook rischia di dover cedere le sue due app più popolari.

“Revisionismo storico” su due acquisizioni che il governo ha approvato diversi anni fa, è la replica che arriva da Menlo Park.

L’accusa: danno alla concorrenza e agli inserzionisti

“Il fatto più importante in questo caso, che la Federal trade commission non cita nelle 53 pagine del suo esposto, è che la stessa Commission ha dato il via libera a queste acquisizioni anni fa”, ha dichiarato il capo legale di Facebook, Jennifer Newstead. “Il governo adesso vuole smontare tutto, mandando un messaggio raggelante alle aziende americane: una vendita non è mai definitiva”.

Le due cause si concentrano principalmente sulla serie di acquisizioni messe a segno dal social media e la strategia seguita. L’accusa sostiene che Facebook abbia usato il suo potere di mercato per comprarsi aziende più piccole che potevano diventare pericolose concorrenti. Avrebbe così intenzionalmente eliminato di volta in volta i potenziali rivali. Sarebbe il caso delle acquisizioni di WhatsApp e Instagram, ma la causa della Ftc cita anche i precedenti tentativi di Zuckerberg di comprare Twitter e Snap.

La tesi dell’accusa è che la strategia M&A di Facebook abbia danneggiato la concorrenza e anche gli inserzionisti, che dipendono dalla piattaforma di Zuckerberg per raggiungere un pubblico vasto e non possono contare su valide alternative.

La causa della Ftc: “Facebook è un monopolio”

La Ftc sostiene che Facebook abbia adottato una sistematica strategia di eliminazione delle minacce al suo potere di mercato, come si legge nei documenti depositati presso la U.S. District Court for the District of Columbia. Instagram (comprata nel 2012 per 1 miliardo di dollari) e WhatsApp (acquisita nel 2014 per 19 miliardi) sarebbero gli esempi lampanti. Secondo l’accusa Facebook detiene il monopolio sul mercato Usa del personal social networking da quando ha mandato fuori scena la rivale della prima ora Myspace.

La Ftc cerca dal giudice un’ingiunzione permanente (ovvero l’ordine di cessare per sempre il comportamento ritenuto anti-competitivo) che potrebbe avere come conseguenza la cessione di Instagram e WhatsApp. La Ftc cercherà anche di vietare a Facebook di imporre condizioni lesive della concorrenza contro sviluppatori terzi di software.

La Ftc cita un’email del 2008 del ceo di Facebook, Zuckerberg, in cui si  legge: “Meglio comprare che competere”.

La Commission ha incluso nei documenti depositati in tribunale i tentativi di Facebook di comprare Twitter (nel 2008), ritenuto allora “un preoccupante rivale in crescita” (sempre in base alle email di Zuckerberg riportate dai legali della Ftc).

La causa sostiene ancora che l’intento di Facebook nel comprare WhatsApp sia stato quello di tenere l’app confinata al servizio di messaggistica mobile. Avrebbe così impedito che si trasformasse in un fornitore di un servizio di personal social networking, in diretta concorrenza con Facebook.

La causa degli Stati: focus sui dati

La causa depositata dalla coaliazione di 48 Stati Usa guidata dal procuratore generale di New York Letitia James è separata, pur se l’accusa ha collaborato con la Ftc nell’indagine che ha preceduto la deposizione degli atti in tribunale.

La coalizione di Stati è la più vasta mai formatasi per una causa legale, ben più ampia di quella che si è unita al dipartimento di Giustizia nella causa contro Google. Per ora sono 11 i procuratori generali che partecipano alla causa contro Big G, e sono tutti Repubblicani, mentre la causa contro Facebook ha messo insieme procuratori Repubblicani e Democratici e include lo Stato in cui ha sede il social media, la California.

Come per la Ftc, anche in questa causa si sostiene che Facebook detiene potere di monopolio negli Stati Uniti sul mercato del personal social networking e che tale potere viene illegalmente mantenuto “usando una strategia buy-or-bury (compra o seppellisci, ndr) che ostacola la concorrenza e danneggia sia gli utenti finali che gli inserzionisti”.

Nel caso di Instagram e WhatsApp, Facebook avrebbe scelto di gestirli come marchi indipendenti “per evitare che fossero sostituiti da un’altra app che potenzialmente erodesse il suo predominio”.

Secondo gli Stati Usa Facebook utilizza, al di là delle acquisizioni, tattiche per individuare e mettere nell’angolo i concorrenti e ha così “ostacolato l’innovazione, scoraggiato gli investimenti e impedito la libera concorrenza sui mercati in cui opera, e continua ad adottare questo comportamento”.

La causa cita anche l’acquisizione di FriedFeed nel 2009 con l’obiettivo di impedire che fosse comprata da Twitter, e l’acquisizione di Octazen nel 2008 per evitare che i rivali del social networking avessero accesso a questo servizio di importazione dei contatti.

Viene inoltre sottolineato il ruolo che ha la raccolta di dati personali nel preservare il “monopolio” di Facebook: l’accusa sostiene che il presunto potere di mercato dell’azienda di Zuckerberg le dia la libertà di fissare i termini con cui usare le informazioni degli utenti. Facebook sarebbe in grado di fare ciò che vuole con i dati per servire i suoi interessi commerciali perché gli utenti non hanno alternative nel social networking.

Da parte loro gli inserzionisti sono danneggiati, secondo l’accusa, perché Facebook offre limitata trasparenza sul valore che ricevono dalle loro ads.

Gli Stati chiedono al tribunale una serie di rimedi, tra cui imporre a Facebook di informare gli Stati nel caso volessere condurre nuove acquisizioni con un valore superiore ai 10 milioni di dollari. I procuratori generali sostengono anche che le acquisizioni di Instagram e WhatsApp abbiano violato il Clayton Act e chiedono di imporre una serie di condizioni che evitino future violazioni. E tra tali condizioni potrebbe essere inclusa la vendita di Instagram e WhatsApp.

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