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LA CONTROMOSSA

Web tax francese, gli Usa convocano un’audizione il 19 agosto

Il presidente Donald Trump si è già detto contrario all’applicazione della tassa che “danneggia le aziende americane”. E l’Agenzia federale Ustr considera la proposta “irragionevole”. La misura rischia di innescare la miccia di una nuova trade war: gli Usa potrebbero imporre dazi su prodotti francesi per controbilanciare le misure a carico degli Ott

15 Lug 2019

Antonio Dini

La Francia colpisce con una web tax che tocca direttamente il portafoglio dei colossi del tech americani, salvando solo le piccole aziende soprattutto quando fanno affari con Parigi. E la risposta Usa non si fa aspettare. L’Ufficio del Rappresentante commerciale degli Stati Uniti (USTR), cioè l’agenzia federale che negli Usa ha la responsabilità di sviluppare e raccomandare le politiche commerciali al Presidente degli Stati Uniti oltre a portare avanti negoziati e accordi internazionali in questo settore, terrà un’audizione il prossimo 19 agosto per l’indagine sulla web tax approvata in Francia che va a colpire le grandi aziende tecnologiche. L’ufficio ha già definito la proposta francese “irragionevole”.

È stato lo stesso presidente Donald Trump ad ordinare lo scorso mercoledì un’indagine sulla web tax, che potrebbe portare gli Stati Uniti a imporre nuove tariffe o altre restrizioni commerciali questa volta ad uno o più Paesi europei.  L’agenzia federale ha dichiarato con un avviso pubblico che il prelievo è una “politica fiscale irragionevole”. Il piano di tassazione francese, secondo l’Ustr, si discosta dalle norme fiscali tradizionali a causa della extraterritorialità: secondo l’Ustr “tassa le entrate e non gli utili; e ha lo scopo esplicito di penalizzare in modo particolare le aziende tecnologiche americane a causa del loro successo commerciale”. Per l’Ustr le dichiarazioni dei funzionari francesi suggeriscono che la tassa «costituirà una discriminazione di fatto contro le aziende degli Stati Uniti, mentre esonera le società più piccole, in particolare quelle che operano solo in Francia».

L’imposta verrà applicata retroattivamente dall’inizio del 2019. L’Ustr intende mettere in discussione l’equità della tassa e cominciare ad esercitare una pressione verso i governi europei perché non ne vengano approvate altre, oltre a far rimettere in discussione il piano francese per la web tax. Giovedì scorso il Senato francese ha approvato il prelievo del 3% che si applicherà alle entrate ottenute in Francia derivanti dai servizi digitali guadagnati da imprese con oltre 25 milioni di euro di entrate francesi e 750 milioni di euro (845 milioni di dollari) in tutto il mondo.

La Francia, come detto, non percorre questa strada da sola. Altri paesi dell’Ue, tra cui l’Italia, ma anche Austria, la Gran Bretagna e la Spagna, hanno anche annunciato piani analoghi che mirano a una tassazione dei fatturati digitali realizzati da multinazionali soprattutto americane.  Dal punto di vista europeo la tassazione è necessaria perché le grandi aziende multinazionali del settore tech, come Facebook e Amazon, sono attualmente in grado di registrare i profitti in Paesi a bassissima tassazione come l’Irlanda, indipendentemente da dove provengano le entrate. La pressione politica in Europa per ottenere una maggiore equità e bilanciamento nel commercio digitale e non è aumentata sempre di più nel tempo. I rivenditori locali europei, sia fisici che online, sono svantaggiati e negli anni molti sono falliti o hanno dovuto chiudere la loro attività perché non avevano la possibilità di competere con i big della tecnologia statunitense.

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