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A rischio i certificati via web. Il 35% dei medici non ha l’Adsl

Fimmg: ancora troppi i camici bianchi privi di connessioni a banda larga. Brunetta pensa a soluzioni alternative, come il centralino telefonico, per sostenere i professionisti delle aree svantaggiate

21 Mag 2010

Il treno dei certificati di malattia telematici è partito, ma
molti medici non sembrano ancora pronti a salire in carrozza. Non
perché manchi loro lo strumento principale, vale a dire il
computer, presente ormai sulle scrivanie di circa il 95% dei camici
bianchi, ma perché, ad oggi, il 30-35% dei medici di famiglia sono
privi dell’Adsl, strumento indispensabile per poter accedere al
nuovo sistema di invio online dei certificati medici per malattia.
È quanto emerge da un’indagine condotta dalla Fimmg(Federazione
italiana medici medicina generale).

"Stiamo affrontando tutti gli ostacoli e i problemi, compreso
quello della mancata connessione, d'accordo e in sintonia con i
ministri Fazio e Brunetta- spiega il segretario nazionale della
Fimmg, Giacomo Milillo -. Entrambi ci hanno assicurato massima
attenzione e disponibilità".

Il ministro Brunetta, dal canto suo, sta studiando soluzioni
dedicate alle aree con coperte da Adsl come l’utilizzo del
telefono come strumento di comunicazione.

Intanto, sabato 15 maggio è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale
la circolare del ministro per la Pubblica amministrazione e
innovazione Renato Brunetta, che di fatto dà il via alla nuova
procedura. Anche se – è bene ricordarlo – per i tre 3 mesi
successivi alla pubblicazione del decreto è riconosciuta comunque
la possibilità per il medico di procedere al rilascio cartaceo dei
certificati. Al termine di questo periodo transitorio ci sarà un
mese di collaudo, dopodiché la trasmissione dei certificati dovrà
essere effettuata esclusivamente online, pena pesanti sanzioni.
L'inosservanza degli obblighi di trasmissione telematica
costituisce infatti illecito disciplinare.

Insomma, è vero che il nuovo sistema è solo agli inizi, e che
c'è tutto il tempo per superare i problemi, ma al momento,
secondo le stime elaborate dalla Fimmg, solo i medici della
Lombardia e dell'Emilia Romagna sembrano pronti a raccogliere
la sfida digitale: nelle altre regioni la percentuale dei camici
bianchi connessi in rete non supera infatti il 65-70%.

Per il numero uno della Fimmg, la percentuale dei medici
“scollegati” è abbastanza compatibile con la distribuzione in
Italia della banda larga. "Anche su questo punto – spiega
Milillo – stiamo lavorando per cercare di trovare altre soluzioni,
ad esempio il centralino telefonico. Comunque il vero banco di
prova del sistema sarà il collaudo, a cui parteciperà sia la
Fnomceo (Federazione nazionale ordini dei medici) che i sindacati
di categoria".

Sindacati che, pur condividendo in linea di massima
l'ammodernamento del sistema, hanno, chi più chi meno,
mostrato qualche perplessità. Per la Fp Cgil medici, ad esempio,
"la nuova circolare del ministro Brunetta da sola è
insufficiente a far partire realmente tutto il sistema".

"E’ necessario un coinvolgimento dei sindacati
rappresentativi di tutti medici interessati, insieme alle Regioni,
per poter risolvere tutte le gravi criticità presenti, dalla
imperante disinformazione alla mancanza delle adeguate risorse, dai
problemi tecnici di software alla mancanza di linea Adsl",
spiega il coordinatore della Fp Cgil medici di medicina generale,
Nicola Preiti.

Secondo lo Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), il
nuovo sistema di certificazione medica online, "così come
viene proposto", è addirittura "sgradito al 90% dei
medici". Lo Snami, pur sottolineando di non avere
"preclusioni per le nuove tecnologie", si dice contrario
a "innovazioni tecnologiche improvvisate che non funzionano e
che rallentano addirittura il lavoro dei camici bianchi". Ad
auspicare un coinvolgimento delle organizzazioni sindacali è anche
il segretario generale dello Smi, Salvo Calì, che nelle scorse
settimane ha invitato il ministro Brunetta "ad aprire un
confronto senza compiacenze, affinché si possa concorrere
costruttivamente al processo di innovazione tecnologica della
sanità pubblica italiana".

Ad auspicare il confronto anche il Sumai (Sindacato unico medicina
ambulatoriale italiana e professionalità dell'area sanitaria)
che, per bocca del suo segretario, Roberto Lala, ricorda che
"sono le Istituzioni, attraverso le Regioni, che devono
fornirci per tempo gli strumenti per lavorare su questa nuova
procedura. Ma la certificazione online è sicuramente uno strumento
su cui crediamo".

"La questione è che se in alcune regioni come la Lombardia,
già tutte le organizzazioni sindacali sono state chiamate per
martedì prossimo per discutere sulle linee guida del nuovo
sistema, in altre, e ci riferiamo a quelle in deficit per esempio,
si è ancora lontani dall'obiettivo – conclude Lala -. In
questo modo un gran numero di medici sia in rapporto convenzionale
che di dipendenza rischiano di trovarsi impreparati e in ritardo,
con il rischio di vedersi applicate sanzioni per inadempienza,
peraltro anche esagerate, senza nei fatti esserne
responsabili".