L'INTERVENTO

Accessibilità dei siti Internet, serve più sensibilizzazione politica

Dopo 20 anni dalla Legge Stanca la partita non è chiusa. Nel nostro Paese bisogna aumentare l’attenzione anche da parte di chi realizza software, app e portali web nonché di imprenditori e manager. L’accessibilità sia un requisito di sistema di ogni prodotto o servizio digitale. L’analisi di Antonio Palmieri

Pubblicato il 09 Gen 2024

Antonio Palmieri

Fondatore e presidente Fondazione Pensiero Solido

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Il 9 gennaio 2004 ero in aula alla Camera per il voto definitivo all’unanimità alla legge sulla accessibilità digitale dei siti internet della pubblica amministrazione, nota come “legge Stanca”, dal nome del ministro dell’innovazione dell’allora governo Berlusconi. In quegli anni approvare una legge all’unanimità era un evento estremamente raro.

In questi vent’anni ho sempre continuato a seguire il tema e per questo quando a novembre dello scorso anno Roberto Scano – esperto internazionale del tema e ispiratore della proposta di legge Campa-Palmieri che diede l’avvio al percorso della legge – mi ha ricordato la ricorrenza e mi ha detto la sua idea di organizzare oggi un momento di riflessione sul tema, senza esitazione ho schierato la Fondazione Pensiero Solido per realizzare questo evento digitale, “La legge Stanca vent’anni dopo. Non solo per ricordare ma per fare”.

L’ho fatto perché mi è chiaro che la ricorrenza e il nostro incontro digitale di oggi, che sarà visibile sul canale Youtube della Fondazione Pensiero Solido, sono uno strumento non un fine. L’obiettivo è quello di riportare l’attenzione sul fatto che nell’era digitale l’accessibilità è fondamentale per garantire a tutte le persone con disabilità libertà e dignità anche online. A vent’anni dalla approvazione della legge, dopo gli inevitabili e necessari aggiornamenti, dopo la sua estensione anche alle aziende private, abbiamo ancora molto lavoro per rendere l’accessibilità un requisito di partenza di ogni prodotto e servizio digitale.

Il tema è in primis culturale

Non è solamente una questione tecnica, ma è prima di tutto un fatto culturale. Troppo spesso l’accessibilità manca semplicemente perché non ci si pensa, perché si ignora la sua esistenza e quindi la sua necessità. Per questo motivo i tre panel di discussione rappresentano le tre categorie di persone destinatari di una attività di sensibilizzazione culturale senza la quale non basteranno né le leggi né le sanzioni. Questi tre pubblici di riferimento sono i programmatori e gli sviluppatori, le imprese, gli esponenti politici. Il mio e nostro auspicio è che la presenza odierna di chi ha responsabilità di governo –  i ministri delle disabilità Alessandra Locatelli e della pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e il sottosegretario all’innovazione Alessio Butti – della senatrice Giusy Versace, coordinatrice dell’intergruppo parlamentare per la disabilità, e le testimonianze di Roberto Scano e di Lucio Stanca siano utili per riportare l’accessibilità al centro della attenzione della politica, a ogni livello.

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L’attenzione della politica

L’attenzione e la sensibilizzazione della politica va di pari passo con quella che dobbiamo ottenere anche da parte di chi realizza software, app e siti web e si unisce all’attenzione che i loro committenti, gli  imprenditori e i manager, devono avere, chiedendo che l’accessibilità sia un requisito di sistema di ogni prodotto o servizio digitale. Raggiungere questo obiettivo culturale si trasforma di conseguenza in un risultato concreto e operativo, perché è il passo fondamentale verso la piena inclusione delle persone con disabilità nella vita della nostra società digitale. L’accessibilità digitale è un loro diritto fondamentale. Rientra tra quanto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che afferma che le persone con disabilità hanno il diritto di godere di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali. Rendere questo diritto esigibile non è solo cosa buona e giusta. Infatti in questo caso non si tratta “solamente” di un diritto da garantire a chi ha difficoltà visive, uditive, cognitive, ma anche di un vantaggio per tutti. Infatti i prodotti e i servizi digitali accessibili sono più intuitivi e più facili da usare per chiunque. Anche per questo è  importante che sviluppatori, imprese e politica facciano proprio il principio dell’accessibilità “by design”, fin dalla progettazione del prodotto o servizio digitale, senza ricorrere a soluzioni “tampone” a posteriori che non sono risolutive.

In conclusione, il ventesimo anniversario della legge sull’accessibilità digitale è un’occasione per riflettere sui progressi compiuti e sulle sfide da affrontare. Se avremo aiutato a far comprendere che l’accessibilità digitale è un diritto, un vantaggio, un dovere per tutti questo anniversario non sarà passato invano.

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