Agid, il governo prende tempo sullo statuto - CorCom

AGENZIA DIGITALE

Agid, il governo prende tempo sullo statuto

La piena operatività dell’Agenzia doveva essere garantita entro fine mese, ma la deadline slitterà. Il testo è ancora a Palazzo Chigi. Letta e Saccomanni puntano ad inviarlo alla Corte dei Conti solo dopo aver letto il piano di spending review del commissario Carlo Cottarelli. Obiettivo: garantire che la sostenibilità finanziaria dell’ente sia in linea con la riorganizzazione della spesa pubblica

07 Gen 2014

Federica Meta

Il governo ha promesso di rendere operativa l’Agenzia per l’Italia digitale entro gennaio, ma il proposito rischia di rimanere tale. A quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni lo statuto che renderebbe operativa l’Agid non è ancora stato inviato alla Corte dei Conti, chiamata a valutarne la sostenibilità finanziaria. Fonti interne alla stessa Agenzia fanno sapere che il testo è ancora “blindato” dentro le mura di Palazzi Chigi. L’esecutivo preferisce non commentare ufficialmente anche se – ancora a quanto risulta al nostro giornale – il premier Enrico Letta punterebbe ad inviare lo statuto alla Corte dei Conti solo dopo aver letto il piano di spendig review a cui sta lavorando il commissario Carlo Cottarelli.

Il governo, in particolar modo, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, vuole evitare che per Agid accada quello che è già successo con il Formez, preso di mira dallo stesso Cottarelli. Solo tra il fra il dicembre 2012 e il dicembre 2013, Palazzo Chigi ha affidato al Formez vari contratti per “monitoraggio e controllo in materia di contrattazione collettiva”. Valore degli accordi: 250 mila euro. Troppo – secondo il commissario alla spending review – dato che i i contratti integrativi del pubblico impiego sono fermi da anni, sempre gli stessi. In altre parole prima di rischiare di incassare un altro no dalla Corte dei Conti Palazzo Chigi vuole essere sicuro che l’Agenzia non costi troppo e che sia in linea anche con il progetto di riorganizzazione della spesa pubblica.

L’Agenzia attende lo statuto da un anno. Lo scorso dicembre quando il decreto “Crescita 2.0” istituì l’Agid, il governo Monti promise di varare lo statuto entro 45 giorni. Ma tutto si è bloccato a maggio del 2013, quando la Corte dei Conti ha espresso le sue perplessità sul documento che gli era stato presentato e ha chiesto al governo – Letta intanto si era insediato a Palazzo Chigi – di ritirarlo.

La magistratura contabile chiedeva che fosse ripensata la dotazione organica dell’Agenzia che lo statuto stabiliva a 150 unità a valle dell’accorpamento di DigitPA, Agenzia per l’Innovazione e Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione della Presidenza de Consiglio. Ma il decreto istitutivo dell’Agenzia – decreto legge 83/2012, convertito dalla legge 134 – parla di una “cifra massima” di 150 unità che, in tempi di spending review, non necessariamente doveva essere raggiunta, secondo la Corte dei Conti. Così Letta decideva di riprendere in mano tutto quanto e farne uno nuovo. Trasformando, nel frattempo, il direttore generale Agostino Ragosa da direttore generale a Commissario.

Altro punto debole riguardava l’ultimo articolo che prevede, in via transitoria, l’assegnazione di cariche dirigenziali a garanzia dell’operatività dell’Agenzia. L’articolo dava al dg la facoltà di stipulare contratti a tempo determinato, per un massimo di due anni non rinnovabili, a persone di comprovata professionalità, da assumere come dirigenti. In tempi di spending review alla Corte dei Conti questa possibilità era sembrata eccessiva.

Certo è che senza un’Agenzia pienamente operativa la corsa di Caio verso l’Italia digitale diventa sempre più difficile. E oltre al nodo governance a frenare l’Agenda digitale c’è anche quello delle risorse. Caio e il dg di Agid, Agostino Ragosa, puntano ai fondi europei della programmazione 2014-2020, che però sono in bilico. Il ministero per la Coesione territoriale non sarebbe infatti orientato ad assegnare al digitale i donfi Ue per lo sviluppo, almeno stando a quanto scritto bella bozza a cui sta lavorando il ministro Carlo Trigilia.