GOVERNANCE

Aglieri: “Un new deal digitale per la PA italiana, cruciali i territori”

Valorizzare il ruolo di Agid e trasformare le Regioni in hub dai quali far partire l’innovazione verso i Comuni. Smart city banco di banco di prova. L’analisi del Coordinatore Laboratorio Smart City, Forum Innovazione – Roma Capitale

Pubblicato il 11 Lug 2018

Leandro Aglieri

Coordinatore Laboratorio Smart City, Forum Innovazione – Roma Capitale

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Già nel 2014 ho iniziato a scrivere articoli su cosa non andava nella strategia dell’Innovazione Digitale in Italia, denunciando la proliferazione di “enti”, “tavoli” e “cabine di regia” con i relativi autorevoli Presidenti ognuno dei quali era di fatto un “primus inter pares” creando una sovrapposizione di compiti e responsabilità che rallentava oltremodo il processo di innovazione del nostro paese.

L’attuale Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2017-2019 (Realizzato da AGID con un coinvolgimento di numerosissimi stakeholders) è di fatto al 50% della sua durata, ma probabilmente al 10% dell’effetto reale prodotto (anche se andrebbe immediatamente fatta una analisi as-is).

Nel 2015 ho avuto l’onore di partecipare all’Osservatorio Agenda Digitale presso il Politecnico di Milano, dove ancora ricordo che ad un certo punto ci fu la seguente osservazione: “intorno a questo tavolo ci sono tutti quelli che incidono sul Digitale in Italia, ma chi è che poi prende la decisione ultima, e chi è responsabile della delivery complessiva ?”.

La domanda, ancora oggi attuale è la seguente: “Quale è il luogo verso cui si fanno convergere tutte le azioni sull’Agenda Digitale ?” E’ forse l’Agid ? E’ forse il nuovo Team per la Trasformazione Digitale ?

Io rispondo che dovrebbe essere l’Agid e che ad oggi andrebbe fatta una verifica sia del lavoro svolto che dei risultati ottenuti dal Team per la Trasformazione Digitale per capire se ancora serve una volta riformato l’Agid. In quell’anno mi resi conto che emergeva una situazione molto eterogenea con differenti livelli di “maturità” dei Piani Strategici di Digitalizzazione delle singole Regioni.

Conobbi – nel 2015 –  anche tutti gli attori della filiera del cambiamento “digitale” tra i quali – oltre a quelli più noti come l’Agid e l’Agenzia della Coesione Territoriale – anche il Cisis, Centro Interregionale per i Sistemi Informatici, geografici e Statistici.Quello che emergeva è che non esisteva un unico centro di coordinamento nazionale che abbia la competenza di tutto lo spettro della digitalizzazione (Dalle infrastrutture di base – banda ultra larga – ai servizi al cittadino – Software As A Service, passando per le Smart Cities).

Ma soprattutto non c’era una Governance che garantiva la coerenza della azioni strategiche di digitalizzazione dal centro alla periferia, non c’era nessuna garanzia che una strategia dichiarata a livello Ministeriale e dell’Agid venisse poi perseguita con lo stesso impegno ai livelli regionali e comunali.

Mi sono reso conto che senza una “cinghia di trasmissione della tecnologia” tutti gli sforzi dell’Agid saranno vani, indipendentemente dal suo Direttore Generale. Pertanto sono ancora convinto – come tre anni fa – che la strategia nazionale per poter essere realmente realizzata deve necessariamente passare per la sua contestualizzazione nelle regioni di cui è composta l’Italia. E che le Regioni devono fungere da “Hub” verso i livelli delle Città Metropolitane e dei Comuni.

Ritengo che in tale ambito la Conferenza Stato Regioni possa rappresentare un livello di granularità sufficiente ma non eccessivo per il coinvolgimento indispensabile degli enti territoriali che di fatto saranno poi gli attuatori del Piano Strategico di Digitalizzazione dell’Italia.

Ma aggiungo che per dare autorevolezza a tale decisione il Direttore Generale dell’Agid deve sedere come membro permanente (e non occasionale su chiamata) della Conferenza Stato Regioni per confrontarsi con i Presidenti delle Regioni ed assicurarsi di evitare errori e duplicazioni nella interpretazione del Piano.

L’altro aspetto fondamentale per una migliore governance dell’attuazione del Piano di Trasformazione Digitale dell’Italia (non è più sufficiente a mio avviso parlare di: “Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione”) è la necessità di avere la leva dell’execution completa attraverso il controllo diretto del Procurement di Tecnologia.

Il Procurement attualmente viene svolto dalla Consip che secondo me, nei tempi e nei modi consentiti dalla legge, dovrebbe essere fusa per incorporazione nell’Agid. In una prima fase mi piacerebbe aumentare il coordinamento attraverso un distacco di dipendenti Consip presso Agid per lavorare più a stretto contatto nel delicato snodo tra la definizione di un capitolato tecnico e la messa a bando.

Un altro tema attualmente largamente sottovalutato (al momento neanche citato nel Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) è quello delle cosiddette “Smart Cities” che invece come dice Bas  Boorsma nel suo libro “Un new deal digitale” potrebbero rappresentare uno scatto in avanti nella nostra società.

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