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AGENDA DIGITALE

Anagrafe unica, effetto domino sulla PA

È la priorità numero uno identificata da Mr Agenda digitale Francesco Caio: il “catasto” nazionale digitale farà da volàno a tutta una serie di servizi pubblici di nuova generazione

17 Dic 2013

Alessandro Longo

Sarà difficile rispettare il termine dato dalla legge istitutiva dell’Agenda digitale (decreto Sviluppo bis di dicembre 2012), secondo cui bisognava completare l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) entro il primo gennaio 2015. In realtà servirà, probabilmente, tutto il 2015 per riuscirci e il 2014 sarà un anno di grandi lavori in corso per sistemare i tanti tasselli che mancano a questo obiettivo. Una volta risolti i grossi nodi della partenza, però, il resto seguirà. Quanto fatto per avviare la prima anagrafe tornerà utile per lanciarne altre e ulteriori servizi.

È quanto risulta analizzando lo stato dei lavori che ora sono in corso presso l’Unità di Missione guidata da Francesco Caio, alla Presidenza del Consiglio. La norma primaria, Sviluppo bis, è stata insomma un po’ ottimista sulla fattibilità dell’Anpr. È un’impresa infatti trasferire in un’infrastruttura centrale le 8.100 anagrafi ora esistenti, tante quanti sono i Comuni italiani. È una sfida tecnologica ma anche un terremoto per i ruoli e le competenze che hanno regnato finora all’interno delle PA locali.
Tuttavia Caio ha scelto l’Anpr tra le priorità dell’Agenda. Ha considerato che valesse la pena affrontare il toro per le corna con tutto l’impegno possibile.

Il motivo- come ha spiegato in numerose interviste e convegni- è che l’Anpr è come un indice a cui agganciare i servizi digitali. Come un libro senza indice, la PA digitale senza Anpr sarebbe un caos. Da un altro punto di vista, l’Anpr è importante anche perché sarebbe la prima forma di grande cloud pubblico (come ribadito da Agostino Ragosa, direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale). È l’alba di un modello che vedremo applicarsi anche ad altri servizi della PA.

Ma le cose da cambiare sono tante, appunto. Gli aspetti tecnici principali sono definiti, ora si tratta di tradurli in norma e di farla digerire alle PA. Un doppio impegno, quindi, laddove invece per la fatturazione elettronica il primo punto è già smarcato.
Almeno c’è già, presso il ministero dell’Interno, un’infrastruttura tecnologica centrale in grado potenzialmente di parlare con i sistemi dei Comuni. L’ha realizzata il Ministero, con Sogei e Agenzia per l’Italia Digitale, ed è stata già verificata con le strutture di coordinamento informatico di Regioni, Comuni e Istat. L’Agenzia sta ora lavorando a un piano, con le amministrazioni coinvolte, per adeguare i pacchetti software comunali. I prossimi decreti attuativi del ministero dell’Interno formalizzeranno il tutto: l’Unità di Missione, che ci lavora, prevede entro maggio 2014. Il decreto principale dettaglierà le caratteristiche dell’Anpr e i servizi alle amministrazioni comunali. Queste continueranno a essere titolari dei dati anagrafici, che però saranno presenti sull’infrastruttura centrale.

L’Unità di Missione prevede che ci vorranno 12-16 mesi, dalla data del decreto, per ultimare la transizione delle tante anagrafi comunali verso l’Anpr. Ma dovrebbe avvenire entro giugno 2015 per gran parte dei Comuni.
IL modello tecnico e operativo sarà riutilizzato per altri progetti simili di centralizzazione, primo su tutti l’anagrafe degli assistiti, a cui dà il via la nuova Legge di Stabilità. L’anagrafe è premessa per il decollo del Fascicolo Sanitario Elettronico. È lo stesso principio che sta dietro l’Anpr: serve un indice centrale, affidabile e standard, per sostenere la transizione digitale della PA.

L’Anpr è la madre di questi indici, ma ci saranno sotto-indici specializzati per i diversi servizi. Al tempo stesso, l’Agenzia lavora con le Regioni per un tassello fondamentale: i nuovi datacenter nazionali che dovranno ospitare, con parametri di sicurezza e affidabilità, i dati dei cittadini. Dell’anagrafe e non solo. Insomma, trasformare la PA (e quindi l’Italia) nel segno del digitale è un impianto complesso, che richiede la messa a punto di tanti tasselli. Non basta cambiarne uno, perché tutti sono richiesti per sostenere la nuova impalcatura.

Dopo anni in cui l’IT pubblico si è sviluppato senza regia centrale, il lavoro da fare è tanto, ecco perché Caio ha pensato di ultimare tre pilastri da cui dipendono le altre novità. “La buona volontà da parte dell’Unità di Missione è indubbia, così come la sua capacità di lavorare ai regolamenti attuativi. Ma soprattutto per l’anagrafe la transizione si preannuncia complessa”, dice Ernesto Belisario, avvocato esperto di PA digitale. “Fra i passaggi più critici l’adeguamento dei software comunali. Se non saranno previsti investimenti specifici sarà difficile rispettare la tabella di marcia”.

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