Cad, Perego: "Spunti innovativi ma troppa timidezza contro i ritardi storici" - CorCom

Cad, Perego: “Spunti innovativi ma troppa timidezza contro i ritardi storici”

Secondo il responsabile degli Osservatori Digital Innovation del Polimi le novità introdotte si inseriscono in un testo che risulta a tratti superato dall’impianto. Il ruolo di Agid sarà fondamentale per analizzare la situazione attuale e apportare i giusti indirizzi e stimoli con i rimandi alle regole tecniche

14 Ott 2016

Alessandro Longo

Tanti spunti innovativi, minati però da un approccio timido del legislatore e dalle storiche debolezze della strategia italiana sul digitale. Così appare il nuovo Codice dell’amministrazione digitale e in generale tutto il progetto di riforma della PA, all’analisi di Alessandro Perego, a capo degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.

Un giudizio complessivo sul testo, per cominciare. Quale il suo ruolo nell’ambito della trasformazione digitale?

Seppur non vi veda l’innesco di un’innovazione radicale, il nuovo testo presenta alcuni importanti elementi di innovazione e traccia una roadmap – oggi teorica, in attesa di un piano concreto – volta alla progressiva digitalizzazione, anche in linea con i dettami che arrivano dall’Europa, della Pubblica Amministrazione e del Sistema Paese. Sono presenti elementi evidentemente migliorativi, ma soprattutto emerge in modo chiaro la volontà di proseguire nella direzione di un “ammodernamento” – attraverso la leva dell’innovazione digitale, ma non solo – della Pubblica Amministrazione: perché smetta di essere analogica e inizi realmente a porre al centro dei propri servizi (e processi) i cittadini e le imprese.

Quali sono i principali punti forti della riforma che si legge nel nuovo CAD?

All’interno del nuovo CAD emerge chiaramente l’intento del Legislatore di favorire un’interazione sempre più digitale – e soprattutto più semplice (finalmente) – tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni: dal domicilio elettronico (facoltativo) anche per i cittadini, all’evoluzione del neonato Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), che diviene utilizzabile non solo come strumento di identificazione, ma anche per la formazione e la trasmissione di atti giuridici alla Pubblica Amministrazione. I principi ispiratori della riforma, in accordo con il Regolamento Europeo eIDAS, sono la semplificazione e la neutralità tecnologica.

E i punti deboli?

I punti deboli di questo nuovo CAD stanno nella scelta di introdurre novità potenzialmente radicali con un approccio forse un po’ troppo timido: una linea che potrebbe essere letta come debole ma anche più semplicemente – forse eccessivamente – prudente. Per esempio, è stato mutato il valore giuridico del documento informatico con firma elettronica semplice. Secondo il nuovo CAD, il documento informatico su cui è apposta una firma elettronica semplice soddisfa il requisito della forma scritta quanto a valore giuridico, ma – esattamente come già avveniva prima – il giudice può valutarne liberamente il profilo probatorio. Un altro esempio è la modifica degli obblighi di conservazione dei documenti informatici: secondo quanto stabilito dal nuovo testo, infatti, viene meno l’obbligo di conservazione di documenti informatici da parte di cittadini e imprese, se gli stessi sono già conservati per legge da una Pubblica Amministrazione. Una disposizione che, pur sembrando alleggerire gli oneri a carico dei primi (senza entrare nel merito della reale capacità odierna delle PA di farvi fronte), non trova applicazione – è importante sottolinearlo – per quanto concerne la documentazione a rilevanza fiscale.

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Esempi a parte, c’è qualche debolezza di fondo?

Sì, perché ai punti deboli “locali” si aggiunge anche un problema di carattere “strutturale” che – come confermato da molti esperti e giuristi – affligge il nuovo CAD: le novità introdotte, infatti, si inseriscono (o subentrano) in un testo che risulta a tratti superato nell’impianto complessivo. E anche la mancanza di un’innovazione dell’impianto non ha probabilmente consentito di introdurre con la necessaria forza cambiamenti e novità radicali, a vantaggio di un approccio più prudente. Il ruolo di AgID sarà fondamentale per analizzare la situazione attuale e apportare i giusti indirizzi e stimoli: ruolo, oltretutto, ampiamente ribadito dai numerosi rimandi a Regole Tecniche che la stessa AgID è chiamata a redigere e pubblicare.

Che cosa è urgente fare adesso, a partire dalle regole attuative?

Serve essere rapidi. Le Regole Tecniche devono essere redatte in modo celere, senza rischiare di perdere il valore di un processo partecipativo – che deve essere assolutamente ricercato e tutelato. Contestualmente alla “co-creazione” delle regole attuative è importante mettere in campo iniziative di divulgazione e formazione: così che le Pubbliche Amministrazioni e i cittadini possano abituarsi al Digitale. Per semplificare il proprio agire quotidiano, ma anche per trovarsi preparati agli appuntamenti fissati dall’Europa (in materia di fatturazione elettronica, secondo la Direttiva 2015/55/UE, e eProcurement pubblico, secondo la Direttiva 2014/24/UE, in entrambi i casi con una nuova prospettiva: quella del Mercato Unico Europeo).

Allargando l’ambito: secondo alcuni esperti (tra cui Carlo Mochi Sismondi, di FPA) l’attuazione delle riforme digitali della PA si scontra con debolezze strutturali che la strategia digitale italiana ha su tre fronti: accompagnamento della PA, risorse e governance. Che ne pensa?

Non si può attuare una riforma di questa portata senza i tre punti che ha citato. È necessario un percorso di trasformazione digitale, impossibile senza investimenti: in tecnologie, ma anche – anzi, forse, soprattutto – in formazione (per consentire lo sviluppo di servizi digitali e la crescita di competenze digitali, all’interno delle Pubbliche Amministrazioni ma anche tra i cittadini). Accompagnamento e risorse immediatamente spostano l’attenzione alle questioni di governance: l’ufficializzazione del commissario straordinario all’Agenda Digitale potrebbe dare la giusta – e necessaria – accelerazione. Perché è con una governance forte che si può giocare la partita con l’approccio più adatto a massimizzare le probabilità di segnare punti decisivi.