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Caio: “L’Agenda digitale ha bisogno di un presidio politico”

“E’ una riforma dello Stato e come tale necessita di un supporto forte, a partire dal presidente del Consiglio”, dice Mr Agenda digitale. Basta luoghi comuni: “La PA ha le carte in regola per farcela”

07 Apr 2014

Federica Meta

«L’Agenda digitale è una riforma dello Stato che necessita di un forte presidio politico». Francesco Caio, spiega al Corriere delle Comunicazioni come si può mettere a frutto l’eredità consegnata al governo Renzi, dopo che mister Agenda Digitale e la sua squadra hanno individuato ed impostato la realizzazione delle tre “priorità” (fattura elettronica, identità digitale, anagrafe dei residenti) che dovranno rappresentare le basi di una ben più vasta rivoluzione dei processi organizzativi e funzionali della PA italiana.

Caio, chiede un ministro o un sottosegretario all’Agenda?

Dico che la politica deve riprendere in mano le redini: l’Agenda non è una sommatoria di progetti ma una riforma strutturale dello Stato. I tecnici possono contribuire a impostare e attuare specifiche iniziative, ma devono essere i politici a guidare l’Agenda digitale. Gli obiettivi sono sì di ridurre i costi della macchina amministrativa ma soprattutto di aumentare la competitività del Paese. È importante che ci sia un forte supporto politico a partire dal Presidente del Consiglio. E il premier si è già pronunciato in questo senso.

Digitalizzare significa, di fatto, reinventare la realtà. C’è chi obietta che difficilmente si uscirà dal feudalesimo burocratico.

Non sono d’accordo con la vulgata comune secondo cui i burocrati non vogliono l’Agenda digitale e che nella PA non ci sono competenze adeguate. Certo, ci possono anche essere questi aspetti, ma c’è molta più voglia di fare e competenza di quanto a volte non si pensi. Forse ciò che più è mancato è la determinazione della politica a superare il “feudalesimo”. Ricordo che ogni volta che c’è stata una forte visione politica su iniziative considerate, appunto, strategiche – penso ad esempio al fisco telematico – la PA si è trovata pronta ad affrontare la sfida. E l’ha vinta.

È ottimista?

Sì. Certo non si possono negare i ritardi che affliggono la PA ma i risultati ottenuti in questi mesi dimostrano anche capacità di attuazione e di accelerazione. Sottolineare pessimisticamente solo il gap con gli altri Paesi mi pare riduttivo e semplicistico.

Non c’è il rischio che il “presidio politico” produca solo ridondanti e paralizzanti tavoli di lavoro?

Tutt’altro. Questo presidio può svolgere un ruolo di raccordo tra istituzioni proprio per far lavorare meglio e più velocemente i soggetti già in campo. Faccio un esempio: il progetto anagrafe unica ha avuto in questi mesi una forte accelerazione perché sono stati messi intorno allo stesso tavolo tutte le parti interessate: ministero dell’Interno, Istat, Agenzia Digitale, Anci, Sogei. È stato faticoso ma essenziale per creare spirito di squadra, risolvere i problemi tempestivamente e accelerare l’attuazione. L’Agenda digitale è prima di tutto change management e come tale va guidato e presidiato.

Ovvero?

La digitalizzazione è una grande sfida di gestione del cambiamento. L’aspetto tecnologico è importante, ma bisogna partire dalla ridefinizione dei processi e prevedere tanta comunicazione e formazione per cambiare il modo di lavorare. Serve un orizzonte di lungo periodo.

Nel lungo periodo. Ma il digitale non ha già aspettato troppo? Il decreto sulla fatturazione elettronica del 2008 partirà a giugno.

Ci sono due aspetti. Il primo riguarda la coerenza tra i tempi che si fissano per l’attuazione e la profondità del cambiamento da realizzare. Lo abbiamo appena detto: gli impatti non sono solo tecnologici ma soprattutto amministrativi, di processo. Quando si progettano nuovi processi non si può ragionare nel breve periodo. L’altro aspetto è la velocizzazione dell’iter legislativo. Troppo spesso si scrivono leggi prima di qualsiasi studio di fattibilità. Poi, nelle stesura delle regole tecniche ci si accorge che quel progetto non si può fare nel modo indicato dalla norma e che la scadenza definita per legge è irrealistica.

Che fare dunque?

Da una parte continuare nell’attuazione delle priorità avviate; dall’altra completare la struttura di governance definita in questi mesi. È necessario che l’ Agid faccia una valutazione preventiva dei decreti legati all’Agenda e una verifica di coerenza tra progetti e singoli progetti con gli obiettivi prioritari.

Internet può essere la killer app della PA?

Certamente, a patto che lo Stato definisca lo standard dei dati e dei protocolli di interoperabilità e ne controlli l’adozione. Peraltro è la stessa Costituzione all’articolo 117 che attribuisce allo Stato il compito del coordinamento dei dati informatici delle Amministrazioni. E oggi l’uso degli standard ha anche un valore etico.

Etico?

Sì, etico. Gli standard digitali riducono i costi dell’amministrazione e aumentano la qualità del servizio: non usarli significa non usare al meglio le risorse pubbliche. E questo, tanto più in una fase di crisi economica, non è più accettabile. Non è etico.

La rete di Tlc riuscirà a sostenere la svolta?

Per veicolare la gran parte dei servizi della PA digitale non è necessaria la banda ultralarga ma una banda larga universale e, in Italia, ci siamo quasi. Mancano ancora 1,5 milioni di linee da adeguare ma Telecom Italia si è impegnata a farlo in pochi mesi. Più difficile la situazione sul versante banda larghissima, ragionando sugli obiettivi Ue 2020. Ad oggi non ci sono piani degli operatori sufficienti a raggiungere i target. Per invertire la rotta serve un uso intelligente dei fondi europei: un grande piano operativo nazionale con pochi obiettivi misurabili. Non possiamo più presentarci a Bruxelles in ordine sparso e con una miriade di progetti senza una strategia Paese per questa infrastruttura strategica.

Le sue tre priorità marciano al ritmo previsto?

Sì . Sulla fatturazione elettronica il Presidente Renzi ha già in più occasioni ricordato l’importanza di questo strumento, anche ai fini della spending review, e l’Agid sta supportando i ministeri in vista della scadenza del 6 giugno. Sul fronte anagrafe sono già 5mila i Comuni che hanno adeguato il sistema di sicurezza in vista della migrazione nel database nazionale prevista da fine 2014 a ottobre 2015, mentre per l’identità digitale il decreto attuativo è al vaglio della Funzione Pubblica.

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