Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Casalino: “Troppi equivoci sulla gara Spc”

L’Ad di Consip risponde punto per punto alle critiche mosse dagli operatori: “Le PA trovano nel nuovo contratto quadro gli strumenti per soddisfare i loro bisogni di banda, senza alcuna diminuzione di velocità”. E sul prezzo stressato al ribasso spiega: “Lo prevede il Cad”

09 Lug 2014

Federica Meta

“La gara Spc consentirà a tutte le PA, anche quelle più piccole, di poter accedere a servizi di connettività al miglior prezzo con una banda proporzionata alle proprie esigenze e comunque sufficiente a poter garantire l’erogazione dei servizi online”. L’Ad di Consip, Domenico Casalino, spiega come funziona la gara e “smentisce” le critiche arrivate nei giorni scorsi dagli operatori.

I fornitori lamentano che la gara ha requisiti poco selettivi, e obblighi poco stringenti per i fornitori di garantire collegamenti in fibra ottica. Come stanno le cose?

Non desidero commentare o polemizzare con nessuno, soprattutto ora che sono aperte le offerte economiche e che dunque la gara bandita nel 2013 è nel vivo della procedura. Non colgo poi lamentele o proteste dalle recenti dichiarazioni, ma forse aspettative eccessive sulla gara Spc Connettività. A mio avviso vi sono due “equivoci”. Il primo è sulla natura di questa gara. Consip ha bandito la gara Spc connettività, un servizio in proroga da oltre un anno, all’interno del vigente quadro regolatorio e secondo le specifiche del Governo e questa gara non ha lo scopo di “cablare” l’Italia, ma di completare l’offerta del servizio di connettività per tutte le PA e consentire loro di sviluppare e fornire servizi digitali ai cittadini ed alle imprese. L’obiettivo dell’iniziativa è dunque quello di consentire a tutte le amministrazioni, anche ai comuni più piccoli, di poter accedere a servizi di connettività al miglior prezzo con una banda proporzionata alle proprie esigenze e comunque sufficiente a poter garantire l’erogazione dei servizi on line, in primis quello dell’Anagrafe unica che costituisce uno dei tre pilastri della strategia per l’Agenda digitale italiana. Occorre ricordare che lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto – a cui sono preposte società come Infratel ed altre – è cosa ben diversa dalla fornitura del servizio di connettività, che è l’oggetto esclusivo della gara Consip.

Il secondo equivoco?

Il secondo equivoco sta nel contenuto della gara, il cui capitolato ha un’impostazione parzialmente diversa dal precedente. Nel 2005 il capitolato prevedeva collegamenti a 8 Mbps in tutte le province, senza specificare se questo collegamento dovesse essere in rame o in fibra ottica. Sono stati gli operatori a scegliere di realizzare anche i collegamenti minimi in fibra, nella previsione che questa soluzione avrebbe indotto le amministrazioni a scegliere collegamenti ancora più veloci (30 Mbps), come poi è avvenuto in molti casi.

Cosa prevede la gara 2013 invece?

Si prevede la suddivisione dei servizi di connettività articolata anche per tipologia di collegamento (rame, fibra ottica, satellite), con differenti ambiti territoriali minimi in cui il fornitore è tenuto a garantire la tecnologia richiesta. Ciascuna amministrazione potrà dunque scegliere una tecnologia di collegamento e una velocità di banda, nell’ambito di quelle disponibili nel listino prezzi del fornitore aggiudicatario. A prescindere dalla tecnologia di collegamento, sia le amministrazioni che hanno già attivi collegamenti di tipo veloce sia quelle che intendano aumentare la loro velocità di banda, trovano nel nuovo contratto quadro Spc gli strumenti per soddisfare i loro fabbisogni, senza alcuna diminuzione, anzi, con la concreta prospettiva – grazie alla riduzione dei prezzi – di poter recuperare risorse per investire su un miglioramento delle loro velocità di connessione.

Dunque?

Dunque non è vero che nella gara 2013 non si preveda l’utilizzo di nessun servizio di accesso a 30 Mbps al di fuori dei capoluoghi di regione. Come nel 2005, nella gara attuale non è stato possibile imporre come requisito i collegamenti in fibra in ogni provincia, e questo ha garantito la più ampia partecipazione alla gara e dunque una maggiore apertura verso il mercato. Ancora una volta saranno gli operatori a scegliere se investire sulla fibra, ampliando la propria offerta, anche nella prospettiva di investimento garantita da un contratto di sette anni o semplicemente, e direi anche legittimamente, “appiattirsi” sulle richieste minime del capitolato di gara. Va infine ricordato che si tratta di una gara al prezzo più basso, come prevede la legge vigente, per cui non si sarebbero potute valutare tecnicamente eventuali offerte tecniche migliorative e nessun ente ha mai sostenuto necessità applicative tali da richiedere la fibra ottica in ogni provincia.

Le altre critiche riguardano il prezzo “stressato” al più basso. Ci spiega le motivazioni di questa scelta?

Quella della gara al prezzo più basso non può essere considerata una scelta, ma un meccanismo indotto dalle norme vigenti, in particolare dall’articolo 83 del Codice dell’amministrazione digitale. Esso impone una gara multifornitore, che garantisca a tutte le amministrazioni acquirenti le stesse condizioni contrattuali, e che descrive esattamente la natura del servizio richiesto in termini di tipologia di collegamento e velocità di banda: non ci sono margini per valutare eventuali offerte migliorative dal punto di vista qualitativo, per cui la competizione non può che essere fatta sul prezzo, come fu fatto nella precedente gara del 2005. Abbiamo però elevato di molto gli standard qualitativi minimi, imponendo anche la rapida connessione di qualsiasi ente richiedente, anche in località remote, mediante connessione satellitare. Ma c’è anche un altro punto da sottolineare.

Quale?

L’obbligo, da parte delle amministrazioni, di utilizzare il contratto quadro aggiudicato con questa gara vale solo per le PA centrali, per le quali sarà Agid a definire il fornitore tra quelli “assegnatari”. Per tutte le altre PA non esiste l’obbligo di servirsi del contratto quadro – quindi potranno comunque acquistare il servizio con le tecnologie disponibili nel loro territorio anche al di fuori del contratto Spc – e qualora intendano servirsene potranno scegliere uno dei fornitori assegnatari, cioè quelli che avranno accettato l’adeguamento ai prezzi del primo classificato detto “aggiudicatario”. Questo meccanismo rappresenta un potente motore di efficienza e razionalizzazione dei prezzi, garantendo al contempo la massima flessibilità per una larga parte delle amministrazioni. Massima libertà per le amministrazioni, dunque, nella consapevolezza però che il contratto quadro Spc offre un’importante opportunità di razionalizzazione dei costi e di standard elevati di qualità del servizio. Mi lasci dire un’ultima cosa.

Prego.

La cronaca ci ricorda che l’assenza di fiducia nella qualità e professionalità del lavoro delle stazioni appaltanti è spesso alla base delle peggiori distorsioni del sistema pubblico: corruzione, indebite pressioni politiche. Vorrei ricordare che la Consip da oltre 17 anni gestisce con professionalità e passione la fiducia delle istituzioni e delle imprese. Dobbiamo continuare ad avere fiducia nella qualità della sua azione e nella professionalità dei funzionari dello Stato. E questa gara, così importante per la trasformazione digitale del Paese deve restare al riparo da qualsiasi turbativa.

Argomenti trattati

Approfondimenti

C
consip
D
domenico casalino
G
gara spc

Articolo 1 di 5