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Codice digitale domani in Cdm. Ma piovono critiche sul testo

Anorc e Assintel puntano il dito contro l’introduzione della firma elettronica “avanzata” e l’obbligo di autenticazione degli archivi digitali da parte di un pubblico ufficiale. Manca (DigitPA): “Norme in linea con la Ue”

18 Feb 2010

E' atteso per domani in Consiglio dei ministri l'esame del
testo legislativo del nuovo Codice dell'amministrazione
digitale voluto dal ministro Brunetta per aggiornare la normativa
che regola la digitalizzazione della Pubblica amministrazione.

Nello specifico la riforma punterà su quattro direttici: premiare
le migliori pratiche; assicurare un miglior servizio e relazioni
semplificate con i cittadini e le imprese; implementare e
controllare la digitalizzazione dell’Amministrazione e alimentare
tale processo con i risparmi derivanti dalla riorganizzazione delle
strutture e dei servizi; incrementare la sicurezza dei dati, dei
sistemi e delle infrastrutture.

Il Cad "rinnovato" non ha però incontrato il favore di
Assintel (associazione delle imprese Ict di Confcommercio) e di
Anorc (Associazione Nazionale Operatori Responsabili Conservazione
Digitale) secondo cui le nuove regole non farebbero altro che
complicare il già difficile percorso verso la digitalizzazione,
piuttosto che semplificarlo.

Tra le modifiche “incriminate” la proposta del governo di
modificare l’assetto normativo in materia firme elettroniche e
conservazione digitale.  "Con la nuova tipologia di firma
oorrerà chiedersi ogni volta con quale firma stiamo operando e che
valore legale ha – fanno sapere Giorgio Rapari, presidente
Assintel e Andrea Lisi, presidente di Anorc -. Di conseguenza,
anche i documenti informatici con diversi tipi di firme avranno
diversi valori formali e probatori”.

A non piacere nemmeno gli articoli 22 e 23, che prevedono
l’autenticazione di un pubblico ufficiale, senza la quale la
conformità di un archivio informatico sostitutivo sarà
disconosciuta e sarà dunque senza valore probatorio. 

A ribattere punto su punto Giovanni Manca, responsabile
dell’Ufficio Sicurezza di DigitPA (ex Cnipa), l’ente che ha
collaborato con il ministero a redigere le nuove regole.  “Si
tratta di rilievi che non tengono conto del contesto normativo in
cui la riforma è stata fatta – precisa Manca -. La firma
elettronica avanzata non è stata inserita per complicare i
procedimenti amministrativi, semmai per semplificarli. Tale
strumento è chiesto dall’Unione europea: nella direttiva dei
servizi per il mercato interno (n.123/2006) si richiede la totale
interoperabilità delle firme digitali. E siccome il 50% dei Paesi
europei usa la firma digitale avanzata, a fronte di quattro che
usano quella elettronica ‘tout court’, è stato necessario
optare per l’avanzata".

Per quanto riguarda, invece, la certificazione del pubblico
ufficiale, Manca precisa che non bloccherà alcun processo di
innovazione. “Era previsto nella normativa del 1982, poi
l’obbligo è scomparso con il Cad prima versione – sottolinea
-. Parlare di blocco è eccessivo, semmai si tornerà alle origini.
Ma francamnete non vedo nessun ostacolo per i processi di
innovazione delle amministrazioni. In ogni caso c’è piena
disponibilità da parte ministero ad ascoltare i diversi pareri.