INNOVAZIONE

Competenze digitali e semplificazioni, il piano Zangrillo per la PA

Il ministro delinea i punti chiave del suo mandato: “Il capitale umano al centro della svolta, dobbiamo puntare su formazione e riorganizzazione del lavoro”. E sulla burocrazia: “Serve un’ammistrazione friendly nella quale i processi siano digitalizzati”. Pnrr chance imperdibile

15 Nov 2022

Federica Meta

Giornalista

Il ministro Zangrillo

Un ecosistema territoriale per accelerare la trasformazione digitale della PA, mettendo al centro il capitale umano. È questo il piano del ministro della PA, Paolo Zangrillo, “svelato” in occasione dell’assemblea di Cida (Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità) a Roma.

“La trasformazione digitale rende necessario ripensare processi e modelli di funzionamento. Non si tratta soltanto di realizzare investimenti in nuove dotazioni informatiche, piuttosto e soprattutto di accompagnare la forza lavoro ad un cambiamento epocale in termini di competenza e capacità – ha spiegato Zangrillo – Occorre garantire un dialogo strutturato tra tutti gli attori coinvolti nel processo di formazione dei dipendenti pubblici. Mi riferisco alla necessità di costruire ed alimentare degli ‘ecosistemi territoriali’ in cui Scuole, Università, Aziende e Centri di innovazione possano dialogare, condividendo reciproci bisogni, promuovendo una didattica orientata alle reali esigenze del nostro sistema economico territoriale”.

Tre assi per modernizzare la PA

“Oggi disponiamo di un’opportunità unica e irrinunciabile, il Pnrr, le cui risorse ci consentono (direi ci sfidano) a progettare e realizzare in tempi rigorosamente stretti la modernizzazione della PA”, ha puntualizzato il ministro, indicando 3 assi principali di intervento, 3 grandi riforme per l’attuazione del programma. “A come accesso, B come buona amministrazione e C come capitale umano – ha detto – Quindi una profonda rivisitazione del sistema di reclutamento, attraverso la semplificazione e digitalizzazione delle procedure, per attrarre le migliori competenze e favorire un rapido ricambio generazionale che porti la burocrazia italiana in linea con le esperienze più avanzate di altri Paese europei”.

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Poi buona amministrazione, “per ridurre i tempi dei procedimenti amministrativi e semplificare gli oneri sopportati da cittadini e imprese nell’accesso ai servizi, con interventi di carattere normativo e investimenti su tecnologie e digitalizzazione delle procedure”. E capitale umano, “che si traduce, come in formazione, valorizzazione, organizzazione del lavoro e responsabilità diffuse”, ha proseguito.

PA digitale, è tempo di execution

“Modernizzare e semplificare la pubblica amministrazione, – ha aggiunto Zangrillo – dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia ci rende disponibili per favorire un approccio ‘friendly’ tra Pa, sistema burocratico e cittadini e imprese. C’è un lavoro enorme da fare, sono state fatte tante cose in termini di progettazione soprattutto grazie alle risorse messe a disposizione dal Pnrr adesso dobbiamo fare in modo che quello che abbiamo progettato si trasformi in realtà”.

“E’ stato fatto uno straordinario e complesso lavoro di progettazione – ha rimarcato – Ma vi voglio rassicurare che ho piena coscienza del fatto che tutto questo avrà valore solo e soltanto se lo sapremo scaricare a terra, se saremo capaci di far accadere le cose” ha concluso il ministro.

Cida in campo per la svolta digitale

Ripartire dal lavoro ad alto valore aggiunto, da politiche economiche e sociali inclusive, da un forte investimento in istruzione, ricerca e sviluppo. È la via indicata dal presidente di Cida Stefano Cuzzilla, di fronte a oltre mille tra manager, dirigenti d’impresa e rappresentanti delle istituzioni, vriuniti per l’assemblea annuale. “Imprese e amministrazioni hanno bisogno di competenze elevate per sostenere lo sviluppo e guidare l’innovazione. L’attuazione del Pnrr deve essere affidata a figure e a metodi manageriali”, ha dichiarato Cuzzilla, nel suo intervento di apertura. “Non solo per spendere bene le risorse che abbiamo, ma anche per generare un effetto moltiplicatore sulla crescita, a beneficio delle generazioni piu’ giovani”, ha proseguito Cuzzilla che lancia poi un appello ai decisori politici: “Chiediamo più dialogo e disponibilità all’ascolto. Il modello di interlocuzione deve cambiare, non solo in considerazione del milione di manager che rappresentiamo, ma per ciò che esprimiamo”.

“I manager – ha aggiunto Cuzzilla – sono stati tra le poche categorie in grado di rispondere efficacemente alla contrazione dell’occupazione nel periodo pandemico, con un tasso di crescita di oltre il 5% nel 2022 rispetto all’anno precedente. A fronte del calo demografico e dell’invecchiamento della popolazione, la Cida ritiene necessario investire in welfare, in maggiori tutele per le donne lavoratrici, in una fiscalità che difenda il patto intergenerazionale tra attivi e pensionati.

Quanto alla crisi climatica “non ci possiamo permettere – ha osservato – di non avere una strategia sul clima come non l’abbiamo avuta sull’energia. Il nostro sistema impresa sta accelerando in tema di sostenibilità e aumenta del 5% ogni anno la richiesta di manager dotati di competenze ‘green’. Deve quindi vincere l’innovazione tecnologica applicata all’economia circolare. Credere nel primato della competenza significa anche occuparsi seriamente di lavoro. Siamo il secondo Paese in Europa con la più bassa percentuale di giovani occupati (solo il 31,1%), siamo al penultimo posto per occupazione femminile e siamo primi in classifica con oltre 3 milioni di giovani non inseriti in percorsi di formazione e istruzione (i cosiddetti Neet). Anche in questo, il Pnrr è una leva importante”.

Secondo i dati elaborati da Cida, le due Missioni che maggiormente promettono di trainare l’occupazione giovanile si concentreranno sulla digitalizzazione con un +0,9% (Missione 1) e la transizione ecologica, con una percentuale del +0,8% (Missione 2). In questo scenario, per la Confederazione diventa necessario innovare alcuni modelli attuali o passati. Investire innanzitutto in ricerca e sviluppo è una priorità. Nel 2020 la nostra spesa complessiva era all’1,53% del Pil contro la media europea del 2,32%.

Le richieste di Cida al governo

Al governo attuale Cida chiede di considerare la ricerca come un sistema unico, integrato tra pubblico e privato, per consentire trasferimento tecnologico alle imprese e sbloccare l’indice di produttività che non cresce da un quarto di secolo. Cida sostiene poi la necessità di superare la legge Fornero, ma ritiene che serva un intervento riformatore complessivo che metta ordine al sistema pensionistico senza penalizzare il lavoro. Innanzitutto, separando la spesa pensionistica da quella per l’assistenza. In secondo luogo, agendo in modo severo su evasione ed elusione fiscale. Terzo, abbattendo il cuneo fiscale sul lavoro, con un provvedimento che non sia di facciata, ma stimoli l’ingresso nel mondo produttivo soprattutto di giovani e donne.

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