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L'ANNUNCIO

Digitalizzazione della PA, ecco il piano di Giulia Bongiorno

Ragionevolezza, inclusione, credibilità: queste le tre parole d’ordine che accompagneranno la trasformazione della macchina pubblica secondo la vision del ministro. No a poche eccellenze e tanta arretratezza: “Serve un approccio differente sulla base delle peculiarità”. E sulla formazione: “Una rivoluzione fatta solo dai giovani? Non ci sto. Bisogna includere tutti e rendere i linguaggi comprensibili”. La roadmap? “La sfida non si farà in pochi mesi. Aiuterò Agid e Team Digitale per mandare avanti i progetti”

26 Giu 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

Ragionevolezza, inclusione, credibilità. Sono queste le tre parole chiave del “piano” di digitalizzazione della PA svelato oggi dal ministro della PA Giulia Bongiorno in occasione dell’Internet Day 2018 alla Camera dei deputati. “Non intendo passare alla storia per una riforma della PA che porti il mio nome. Sarebbe velleitaria e sarei automaticamente scavalcata da un’altra riforma, quella della digitalizzazione”, ha detto il ministro sottolineando che “è compito del ministro della PA accompagnare il processo di trasformazione e dare le linee guida”. E sono tre, appunto, le linee guida che secondo Bongiorno sono determinanti per guidare la PA in un cammino che “non si esaurirà in pochi mesi”, ha puntualizzato.

Punto primo: “La digitalizzazione deve essere ragionevole. E quando dico ragionevole intendo dire che bisogna fare i conti con l’enorme diversità che esiste fra la PA centrale e il più piccolo comune arroccato su una montagna. Immaginare una trasformazione digitale omogena significa non tenere conto delle peculiarità. E invece bisogna tenerne conto eccome perché le cose non stanno sempre come ce le immaginiamo o vorremmo immaginarle”. Realtà diverse necessitano di trattamenti diversi altrimenti si rischia “un mostro della digitalizzazione”, con poche best practice virtuose e molta arretratezza. Insomma serve un approccio realista secondo il ministro che ha approfittato dell’evento a Montecitorio per dare un assist a Diego Piacentini. “Mi hanno parlato benissimo del suo team e avrà presto un incontro per approfondire”, ha detto facendo intendere che Piacentini resterà al suo posto.

Il ministro ha anche evidenziato la necessità di “non arrendersi di fronte alle difficoltà”. “Serve la forza di arrivare a realtà più arretrate con metodi che ci dobbiamo inventare”. “Cosa fare?” A questa domanda il ministro si è auto-risposto che “la risposta classica è quella della formazione” ma ha puntualizzato che “bisogna però rivedere i termini della formazione”. “L’Italia non è fatta di ingegneri e non possiamo pensare che servano solo ingegneri per digitalizzare la PA. Io sono un avvocato e peraltro ce ne sono parecchi in Italia di laureati in giurisprudenza”, ha detto con un filo di ironia Bongiorno. Ed è qui la seconda linea guida: “La digitalizzazione deve essere inclusiva”. “Non ci sto a pensare che la partita riguardi solo le giovani generazioni. Tutti dobbiamo partecipare e dobbiamo essere digitalizzati, anche coloro che non hanno attitudini. E bisogna farlo cominciando da un linguaggio meno tecnico ma più comprensibile e semplice. Dico sì all’ingresso dei giovani ma no a scapito dei “vecchi”. Si all’ampliamento dei team, sì alla formazione dei cinquantenni”.

Terzo punto: “La digitalizzazione deve essere credibile”. La questione qui riguarda roadmap e soprattutto tempistiche dei progetti. “Dico no a ipotesi che non sono verosimili. La credibilità è importante. La cosa che possiamo promettere è che la rivoluzione è in atto. Cercherò di aiutare l’Agid e il Team Digitale per andare avanti sui progetti. Ma la sfida non si compirà in pochi mesi. È bene che si sappia”.

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