E-gov a due velocità, la "diagonale digitale" spacca l'Europa - CorCom

IL BENCHMARK

E-gov a due velocità, la “diagonale digitale” spacca l’Europa

I piani di innovazione delle PA procedono ma le performance si polarizzano creando un gap tra gli stati più performanti e gli altri. Servizi finanziari e registrazioni elettroniche le prestazioni più utilizzate. Ecco il report Capgemini-Idc-Polimi elaborato per la Commissione Ue

03 Ott 2016

Federica Meta

Accelerano i piani di e-gov dei Paesi europei ma aumenta il gap tra chi innova di più e più velocemente e chi prosegue più lentamente sulla strada della digitalizzazione dell’aministrazione. La fotografia è scattata dalla 13a edizione dello studio Benchmark Measurement of European eGovernment Services condotto da Capgemini, assieme a Idc e alla School of Management del Politecnico di Milano per conto della Direzione Generale Reti di comunicazione, contenuti e tecnologie della Commissione Europea. Il report rivela infatti una fortissima variazione tra le performance dell’eGovernment nei diversi Stati europei.

Il Benchmark valuta le aree prioritarie dell’eGovernment Action Plan 2011-2015 e misura i progressi compiuti su ogni area di priorità attraverso uno o più indicatori come la disponibilità e usabilità dei servizi pubblici digitali, la trasparenza delle operazioni delle autorità pubbliche, le procedure di erogazione dei servizi, il livello di controllo degli utenti sui propri dati personali e la disponibilità e usabilità dei servizi transnazionali per cittadini e aziende. Tutti i benchmark sono migliorati nel tempo, e a ogni misurazione biennale tutti i parametri hanno fatto segnare ulteriori progressi.

Tuttavia sembra che le performance si stiano polarizzando, creando un gap sempre più ampio tra gli Stati più performanti collocati nella cosiddetta “Diagonale Digitale”, che corre dal Sudovest al Nordest d’Europa, e gli altri Paesi europei che non sembrano recuperare terreno.

La Diagonale Digitale comprende Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Germania, Austria, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Francia.

“Il lato positivo è che esiste una ‘Diagonale Digitale’ di Stati che sta sospingendo in avanti l’Europa – spiega Domenico Leone, Public Sector Leader di Capgemini Italia – Questi Paesi potrebbero essere d’ispirazione affinché anche altri Stati europei aumentino la velocità e la qualità dei propri servizi pubblici online. Dobbiamo comunque evitare che questi Paesi passino dallo spingere in avanti l’Europa al trascinarla; il divario con i Paesi meno avanzati sta aumentando più di quanto sia accettabile in un Mercato Unico Digitale”.

Tra il 2012 e il 2015 il Benchmark ha monitorato anche sette eventi relativi alla vita delle persone per misurare i progressi compiuti nella digitalizzazione dei servizi pubblici per imprese e cittadini. Tali eventi riguardano l’apertura di un procedimento per reclami di piccola entità, le normali operazioni di business, lo studio, il trasloco, l’avviamento di un’attività, l’acquisto e la guida di un’auto, e la perdita e il reperimento di un lavoro. La ricerca ha rilevato come, all’interno di questi eventi, la crescita più forte abbia riguardato i servizi finanziari digitali (dal 50% del 2012/13 al 59% del 2014/15) e le registrazioni elettroniche (dal 42% del 2012/13 al 54% del 2014/15). Questi servizi possono comprendere voci come ‘imposte sulle società’, ‘rimborsi IVA’ e ‘multe automobilistiche’, ciascuna delle quali si caratterizza come un servizio ad alta frequenza e a elevato volume di utenti. Da questo punto di vista, ha senso che tali servizi siano affrontati prioritariamente – forse anche perché producono gettito per lo Stato. Questo potrebbe spiegare perché, nonostante questi servizi possano sembrare maggiormente complessi in termini di sviluppo, il loro progresso non sia stato rallentato.

“Riguardando a questi ultimi anni possiamo dire che i servizi di eGovernment europei hanno continuato a svilupparsi, ma non abbiamo assistito a progressi rivoluzionari – conclude Leone – Le priorità delle politiche pubbliche non sono cambiate molto dal 2006, mentre nello stesso intervallo di tempo la tecnologia si è sviluppata rapidamente. Se l’Unione Europea ha veramente l’ambizione di trasformarsi in un Mercato Unico Digitale, è chiaro che i governi devono intraprendere azioni trasformative. Dobbiamo chiederci se la tecnologia impiegata oggi dal settore pubblico in Europa sia sufficientemente avanzata da poter affrontare in modo appropriato i cambiamenti della società e se ci siano a disposizione le competenze giuste per guidare questa trasformazione digitale”.

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